Benvenuti sul mio blog spero siate ogni giorno più numerosi...per leggere le notizie di un povero navigatore solitario alla ricerca di tante notizie curiosità che popolano la rete. Vi aspetto! branci
ADNKRONOS
mercoledì 5 dicembre 2012
martedì 3 aprile 2012
lunedì 19 settembre 2011
venerdì 15 aprile 2011


Con la domenica delle Palme, giorno 17 aprile iniziano i riti della Settimana Santa ad Enna.Allle 9 del mattino la confraternita dello Spirito Santo si muove da San Bartolomeo verso la chiesa di San Leonardo. Alle 10 dal Santuario Papardura la rievocazione vivente dell’entrata di Gesù a Gerusalemme, a cura dei confrati della Passione, e subito dopo, benedizione delle palme e messa solenne a San Leonardo. Alle 16 dall’eremo di Montesalvo partiti alla volta del Duomo invece i rettori delle 15 confraternite per il primo turno di adorazione al Santissimo Sacramento. Alle 17 toccherà ai confrati di Maria santissima del Rosario che partiranno dalla chiesa di San Giovanni. Alle 18 i confrati della Passione e a quelli del Crocifisso di Pergusa daranno il via alla processione dell’Ecce Homo che partirà da San Leonardo verso la chiesa madre, accompagnata dalla banda cittadina, mentre alle 19 sarà il turno d’adorazione della confraternita del Salvatore. Quando in serata il fercolo di Gesù sofferente farà ritorno nella sua chiesa, i confrati della Passione faranno tappa davanti alla chiesa dell’Addolorata, per un momento di preghiera in memoria dell’incontro tra Cristo e Maria sulla via del Calvario.venerdì 22 ottobre 2010
Feste di Novembre
In Sicilia, le anime dei morti, il 2 novembre, recano i doni ai bimbi, doni che vengono appunto chiamati "cose dei morti".
"Armi santi, armi santi (= anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( = io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittiminni assai"
cose dei morti, cioè regali, mettetemene assai; s'intende nella scarpetta o nel cestello che i bimbi lasciano la sera appesa alla finestra o a capo del letto.
E i morti scendono a schiere bianche e spettrali, entrano in chiesa, assistono alla prima messa, poi si dirigono alle loro case a ritrovare i loro cari. L'ingenua fantasia del popolo li vede.
Nel viaggio seguono questo ordine: vanno prima coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i disgraziati, cioè i morti per disgrazia loro incolta, i morti "di subito", cioè repentinamente, e via di questo passo.
giovedì 12 agosto 2010
5° Edizione del Festival Internazionale del Folklore
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| Gruppo Folkloristico "Granfonte" di Leonforte |
Ore 16:30
•Tavola rotonda con le autorità locali, i responsabili dei gruppi;
Ore 20:00
• Raduno Gruppi presso “Piazza Grillo”;
Ore 20:30
• Sfilata dei Gruppi partecipanti lungo il “Corso Umberto”;
Ore 21:30
• Arrivo in “Piazza Branciforti”; Cerimonia d’apertura Ufficiale e lancio del Tema della V edizione del Folk International Festival “Paisi Miu”.
Esibizione dei Gruppi sul palco.
Gruppi Folklorici partecipanti: Gruppi regionali e gruppi Internazionali.
lunedì 26 aprile 2010
400 Anniversario della fondazione di Leonforte
mercoledì 10 marzo 2010
San Giuseppe

Già dal pomeriggio del 18, e per tutta la notte fino alle prime luci dell'alba, una moltitudine di gruppi festosi si riversa per le antiche strade di Leonforte impegnata a girari l'artara, un lungo peregrinare alla ricerca degli altari, individuati da inequivocabile segnaletica: un tempo una semplice scatola di scarpe foderata di carta velina rossa illuminata dall'interno così da potersi leggere, ritagliato sul coperchio, l'acronimo: W S.G. (Viva San Giuseppe), oggi magari sostituita da una più pretenziosa stella punteggiata di numerose luci. Gli altari o tavolate sono realizzate da chi ha "fatto voto" e consistono in una grande tavola imbandita oltre che di pane lavorato in particolarissime fogge (le "cuddure" a rappresentare il numero dei santi) anche dei più disparati alimenti, primizie, bevande, dolciumi. Il pane è sicuramente l'elemento fondamentale dell'altare, ed agli inizi doveva di certo rappresentare la ragion d'essere dell'altare stesso per il significato atavico che vi si attribuiva di "Grazia di Dio". Questi enormi pani che troneggiano sulle tavolate, vengono confezionati con squisita arte dalle massaie del vicinato e rappresentano vere e proprie sculture riproducenti santi o istoriati con fregi e motivi vegetali. La preparazione dell'altare, appunto, richiede l'apporto e lo sforzo dell'intero vicinato (S. Giuseppi voli traficu: S. Giuseppe esige un estenuante lavoro) oltre che per la lavorazione del pane, anche per l'approntamento delle varie frittate di cardi e finocchi, di sfingi, fave, ceci bolliti, ecc., non tutta roba che andrà a finire sull'altare, bensì distribuita alle centinaia di visitatori durante la lunga veglia del 18.L'altare viene concluso dal "cielo", ovvero da un drappeggio di veli da sposa disposti ad arte come un baldacchino, e da una immagine del Santo posta, tra i veli, proprio di fronte.La lunga notte della girata dill'artari: quando Leonforte è letteralmente invasa da una moltitudine di visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia. Per ogni parte si avverte il tramestio di persone e di gruppi che si incontrano, si aggregano, si separano. Si assiste ad una coloratissima, variegata umanità che, magari accalcandosi per guadagnare l'accesso ad anguste casette del centro storico, raggiunge faticosamente la stanzetta dove è allestito l'altare. Lì ci si vedrà coinvolti nella particolarissima coreografia che accoglie i visitatori. I padroni di casa ed i vicini che hanno lavorato saranno in parte sobriamente seduti lungo il muro a fare da cornice all'altare, assiepati nel breve spazio che resta nella stanza; altri si noteranno affaccendati a distribuire le frittelle di cardi, di finocchi, sfingi, vino, fave, ceci, pupiddi (panini che richiamano, in piccolo le cuddure)...... questo per tutta la notte e la successiva mattinata. Si potrà anche assistere alla recita delle raziuneddi: preghiere dialettali che narrano la vita di Gesù, di solito dette da intraprendenti ragazzini che così si guadagneranno i pupiddi da portare al collo tenuti insieme da uno spago fatto passare attraverso il foro centrale del pane, fregiandosi di questa insolita collana col medesimo orgoglio con cui un Generale sfoggia le sue mostrine.
A mezzogiorno del 19, si giunge alla cerimonia conclusiva con la partecipazione dei santi ai quali verrà distribuito quanto imbandito sull'altare. Questi, all'inizio della tradizione, erano reclutati tra le famiglie più indigenti, quando la povertà endemica molto diffusa dava luogo a situazioni desolate di vera fame. Ciò consentiva, ai poveri di ricevere quanto permettesse loro di che sostentarsi per qualche settimana; e all'artefice dell'altare di assolvere al voto fatto. Ad ogni santo, con precisi rituali, viene distribuito un corredo di vivande consistente in un porzione o piatto di ogni cosa, non prima però che il padrone di casa, con un rito che vagamente ricorda quello dell'ultima cena, abbia provveduto loro alla lavanda ed al bacio dei piedi.
mercoledì 30 settembre 2009
martedì 31 marzo 2009
lunedì 30 marzo 2009
Settimana Santa ad Enna
Con la Domenica delle Palme si aprono i grandi riti della Settimana Santa ad Enna, che vanno dalla Domenica delle Palme, a Domenica in Albis.
La Domenica delle Palme viene aperta dalla Confraternita dello Spirito Santo, che alle ore 9:00, va dalla chiesa di San Bartolomeo sino alla chiesa di San Leonardo per rendere omaggio all’Ecce Homo. Ma il vero fulcro dell’inizio della Domenica delle Palme è la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme rievocata dalla Confraternita della SS. Passione, alle ore 10:00.
Alla processione partecipano i frati minori conventuali di Montesalvo e le rappresentanze delle 15 confraternite ennesi. 
La processione parte dal Santuario di Papardura, con cavalli, con sopra romani con costumi artistici, apostoli, centurioni, soldati e infine Gesù sull’asinello. Arrivati alla chiesa di San Sebastiano Martire avviene la benedizione delle Palme, e la solenne processione dei fedeli, dei frati, delle rappresentanze delle confraternite, e della confraternita della SS. Passione seguita da Gesù con gli apostoli, arrivando nella chiesa di San Leonardo Abate.
Le Prime “URA”
Alle ore 16:00, dal convento e chiesa di Montesalvo, il Collegio dei Rettori delle Confraternite di Enna, apre l’adorazione al SS. Sacramento, recandosi in Duomo. Ogni rettore tiene in mano il fregio della confraternita, e gli altri due confrati o un altro simbolo o una croce.
Fondato nel 1714, venne anticamente chiamato “Consiglio Economico delle Corporazioni Religiose” ma in seguito venne sospeso dal viceré Domenico Caracciolo. Tuttora il collegio si occupa dell’organizzazione dei riti della Settimana Santa, e controlla il normale svolgersi dei compiti delle varie confraternite, ed è composto dai rettori di ogni singola confraternita. Anticamente il Collegio si recava a fare l’ora di adorazione in Duomo la Domenica delle Palme mattina; preceduto dai mazzieri, Il rettore della confraternita dei “Cordiglieri” teneva in mano un crocifisso in legno
a grandezza naturale, dove erano attaccati dei nastri.
Alle ore 17:00 è la volta della confraternita di Maria SS. del Rosario, che partendo dalla Chiesa di San Giovanni Battista si reca in Duomo per l’ora di adorazione. La mantellina è color latte, con una grossa bordura nera. Al petto un medaglione in argento o in metallo, con la figura della Madonna del Rosario di Pompei tra San Domenico e Santa Caterina;cingolo bianco e coroncina nera, nessun scapolare.
Nata nel 1542 come “Compagnia dei Bianchi”, si unisce nel 1732 a quella del SS. Sacramento della quale assume l’abito culturale. Solamente i Confrati appartenenti ad un ceto nobiliare potevano assistere i condannati a morte durante il trapasso e curarne la sepoltura. Le due Compagnie si divisero nel 1754 e si riunificarono nello stesso anno. La Compagnia dei Bianchi fu sciolta nel 1782, anno in cui fu abolito il Santo Uffizio Spagnolo”. Ricomparve tre anni dopo con l’attuale denominazione presso la chiesa di San Domenico, attuale parrocchia di San Giovanni Battista. In seguito si risciolse e si riunì nel 1932. È la prima confraternita delle 15 a svolgere l’ora di adorazione
Alle 18:00 un’altra antica congregazione religiosa compie l’ora di adorazione. La Compagnia della SS. Passione. Partendo dalla chiesa d'appartenenza, quella di San Leonardo, alla volta del Duomo. La Mantellina è di colore rosso scarlatto, con il volto dell’Ecce Homo a sinistra e lo scapolare rosso. Cordoncino rosso e bianco con coroncina rossa.
Il 7 febbraio 1660 fu fondata la “Compagnia della Acerba e Sacrosanta Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”. Poteva far parte della compagnia colui che, essendo cattolico e di buona morale, era capace di aiutare i poveri da vivi e seppellirli da morti. I primi confrati erano solo trentatrè, tanti quanti gli anni di Gesù al tempo della Passione. Dai primi decenni del XVIII sec. crollata la chiesa della Passione, la confraternita opera nella chiesa di San Leonardo Abate sorta nel XVI sec. La confraternita gode del privilegio di portare il Venerdì Santo i ventiquattro misteri, di scortare l’Urna del Cristo Morto e di portare il baldacchino con la Spina Santa.
Questa Confraternita porta, la Domenica delle Palme, in processione il simulacro ed il fercolo dell’Ecce Homo dal 1984.
Assieme alla confraternita della Passione, va per l’ora di adorazione in Duomo, anche la Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa. Il suo abito è simile a quello delle confraternite spagnole: non possiede mantellina, camice bianco con vistoso colletto le cui maniche sono svasate e con orli gialli, e su di esso uno scapolare rosso, lungo quanto il camice; fascia blu con risvolti a frange, pendenti dal lato sinistro con al collo un artistico crocifisso in bronzo.
La confraternita fu fondata presso la parrocchia del SS. Crocifisso di Pergusa nel 1973 dai “lacari”, coloro che organizzavano la festa del “Signuruzzu du Lacu”.
Alle ore 19:00 parte l’ultima confraternita della Domenica delle Palme, che farà l’ora d’adorazione al Santissimo, la confraternita del SS. Salvatore, la più antica delle confraternite. Caratterizzata da una mantellina gialla con la Croce di Malta a sinistra e cingolo bianco. La sua fondazione risale al 1261, e a costituirla furono i frati Basiliani, che adunarono prima gli agricoli ed i contadini e successivamente ebbero tra gli affiliati dazieri e doganieri allora in servizio a Portosalvo, vecchio ingresso del paese. La Confraternita traeva a quel tempo il proprio sostentamento dalle offerte spontanee dei confrati più facoltosi e lo destinava in beneficenza a favore dei confrati poveri ed ammalati. Nel 1672 fu concesso ai confrati di portare a spalla l’Urna del Cristo Morto nella processione del Venerdì Santo
lunedì 16 marzo 2009
La Festa di San Giuseppe a Leonforte
Già dal pomeriggio del 18, e per tutta la notte fino alle prime luci dell'alba, una moltitudine di gruppi festosi si riversa per le antiche strade di Leonforte impegnata a "girari l'artara", un lungo peregrinare alla ricerca degli altari, individuati da inequivocabile segnaletica: un tempo una semplice scatola di scarpe foderata di carta velina rossa illuminata dall'interno così da potersi leggere, ritagliato sul coperchio, l'acronimo: W S.G. (Viva San Giuseppe), oggi magari sostituita da una più pretenziosa stella punteggiata di numerose luci.
Gli altari o tavolate sono realizzate da chi ha "fatto voto" e consistono in una grande tavola imbandita oltre che di pane lavorato in particolarissime forme (le "cuddure") anche dei più disparati alimenti, primizie, bevande, dolciumi. Il pane è sicuramente l'elemento principe dell'altare, ed agli inizi doveva di certo rappresentare la ragion d'essere dell'altare stesso per il significato atavico che vi si attribuiva di "Grazia di Dio". Questi enormi pani che troneggiano sulle tavolate, vengono confezionati con squisita arte dalle massaie (oramai rimaste in poche) del vicinato e rappresentano vere e proprie sculture, vere e proprie opere d'arte, riproducenti santi o istoriati con fregi e motivi vegetali. La preparazione dell'altare, appunto, richiede l'apporto e lo sforzo dell'intero vicinato (S. Giuseppi voli traficu: S. Giuseppe esige un estenuante lavoro) oltre che per la lavorazione del pane, anche per l'approntamento delle varie frittate di cardi e finocchi, di sfingi, fave, ceci bolliti, ecc., non tutta roba che andrà a finire sull'altare, bensì distribuita alle centinaia di visitatori durante la lunga veglia del 18 marzo.
L'altare viene concluso dal "cielo", ovvero da un drappeggio di veli da sposa disposti ad arte come un baldacchino, e da una immagine del Santo posta, tra i veli, proprio di fronte.
La lunga notte della girata dill'artari: quando Leonforte è letteralmente invasa da una moltitudine di visitatori provenienti da ogni parte della Sicilia. Per ogni parte si avverte il tramestio di persone e di gruppi che si incontrano, si aggregano, si separano. Si assiste ad una coloratissima, variegata umanità che, magari accalcandosi per guadagnare l'accesso ad anguste casette del centro storico, raggiunge faticosamente la stanzetta dove è allestito l'altare. Lì ci si vedrà coinvolti nella particolarissima coreografia che accoglie i visitatori. I padroni di casa ed i vicini che hanno lavorato saranno in parte sobriamente seduti lungo il muro a fare da cornice all'altare, assiepati nel breve spazio che resta nella stanza; altri si noteranno affaccendati a distribuire le frittelle di cardi, di finocchi, sfingi, vino, fave, ceci, pupiddi (panini che richiamano, in piccolo le cuddure)...... questo per tutta la notte e la successiva mattinata. Si potrà anche assistere alla recita delle raziuneddi: preghiere dialettali che narrano la vita di Gesù, di solito dette da intraprendenti ragazzini che così si guadagneranno i pupiddi da portare al collo tenuti insieme da uno spago fatto passare attraverso il foro centrale del pane, fregiandosi di questa insolita collana col medesimo orgoglio con cui un generale sfoggia le sue mostrine.
A mezzogiorno del 19, si giunge alla cerimonia conclusiva con la partecipazione dei santi ai quali verrà distribuito quanto imbandito sull'altare. Questi, all'inizio della tradizione, erano reclutati tra le famiglie più indigenti, quando la povertà endemica molto diffusa dava luogo a situazioni desolate di vera fame. Ciò consentiva, ai poveri di ricevere quanto permettesse loro di che sostentarsi per qualche settimana; e all'artefice dell'altare di assolvere al voto fatto. Ad ogni santo, con precisi rituali, viene distribuito un corredo di vivande consistente in un porzione o piatto di ogni cosa, non prima però che il padrone di casa, con un rito che vagamente ricorda quello dell'ultima cena, abbia provveduto loro alla lavanda ed al bacio dei piedi.
martedì 19 agosto 2008
IL BATTIMENTO DI AIDONE COME BENE IMMATERIALE
di Claudio Paterna
Anche Aidone si propone per l’inserimento nel “Registro delle eredità immateriali”, lista d’eccellenza istituita nel 2005 dall’assessorato regionale Beni Culturali per avviare alla tutela e valorizzazione le tradizioni culturali locali di cui rimangono soprattutto le espressioni orali e rituali. La proposta, riguardante la millenaria festa di San Lorenzo e la cerimonia di vigilia chiamata “il battimento”, è stata avanzata alla Soprintendenza di Enna che ha già provveduto a inviare la proposta all’assessorato nell’ambito dello specifico “Libro delle celebrazioni”.
Se c’è infatti chi crede che la vigilia di San Lorenzo sia presagio di grandi eventi nel calendario magico-rituale, per gli aidonesi è lo scenario metastorico diun combattimento in abiti medievali tra cristiani e saraceni: le due “fazioni” si danno appuntamento sotto il castello di Adelasia di Monferrato e iniziano un singolare torneo d’arme, il “Battment”, nell’idioma gallo-italico parlato ad Aidone. L’evento vuole rievocare lo scontro tra normanni e arabi durante la turbolenta fase di riconquista cristiana dell’Isola nell’XI secolo. La singolarità della cerimonia, oltre la coincidenza del Santo, ha il significato di “pacificazione”, significato esplicito che volle dargli qualche anno dopo il fatto d’arme, Guglielmo il Normanno, anziché rievocare il trionfo del nonno Ruggero I sui “pagani”, nella località detta Passo dei Giudei.
A differenza delle celebrazioni guerresche di Scicli, Casteltermini, Chiaramente Gulfi e Noto, la rievocazione promossa dal normanno (cui la storiografia ufficiale appioppò il soprannome di “Malo” per le sue non dissimulate simpatie per la minoranza musulmana), volle celebrare con torneo, tra nobili cavalieri, la pacificazione tra i cristiani di provenienza “lombardo-padana” e i musulmani già abitatori di quei luoghi, oggetto di persecuzioni da parte dei nuovi arrivati. Oggi la rievocazione termina con la stipula di un trattato di pace dopo un simbolico combattimento con bastoni intagliati e spade simulate, espressione di una tradizione dell’intaglio cui andavano fieri i pastori del luogo.
Nel corso del tempo il torneo si arricchì di particolari suggestivi quali il tributo alla contessa Adelasia, ultima moglie di Ruggero I (oggi si svolge un concorso tra le più belle ragazze aidonesi per il titolo), il corteo storico dei cavalieri, la devozione alla Madonna delle Grazie, patrona delle messi e dei buoni raccolto, la coreografia di archi posti ad ogni crocevia, i teatrini con le storie dei paladini allestiti nelle piazze, la fiera agricola, le processioni religiose, i giocolieri, i mangiafuoco…
Non sappiamo quali pause abbia subito la tradizione anche se la rievocazione storica pare, si svolgesse ogni dieci anni, fino al 1890, anno in cui è documentata l’ultima rappresentazione in coincidenza con la festività della Madonna delle Grazie. Tuttavia è lo stesso Pitré ad ammettere che per la ricorrenza del santo patrono del fuoco, San Lorenzo, il martire fustigato sulla graticola, si svolgessero cerimonie in onore della protettrice del raccolto (circostanza confermata nel Dizionario dei Comuni siciliani del 1905).
La coincidenza degli eventi vuole tuttavia che nella vicina ValguarneraCaropepe che si è proposto per analogo inserimento nel Rei, (insieme a Enna e Barrafranca), nel giorno più corto dell’anno, il 13 dicembre, la festa di Santa Lucia, si svolga un tributo al fuoco con torce e falò come durante il “battment” in onore di San Lorenzo, quest’ultimo raffigurazione religiosa posteriore di Plutone/Hades secondo gli studiosi del sincretismo religioso. Come del resto parrebbe la Madonna delle Grazie una riproposizione del mito di Demetra.
Parliamo della festa di Aidone anche per la coincidenza con il più noto Palio dei Normanni di Piazza Armerina che si svolge il 15 agosto in occasione della ricorrenza della Madonna delle Vittorie. La rievocazione di Piazza Armerina è inserita in tutti programmi turistici della Regione, e il Palio è stato pure inserito tra le celebrazioni più importanti della Sicilia nel Registro <<>>.
Di Grazia si batte da anni per il riconoscimento del Battimento tra le grandi rievocazioni storiche. A lui e ad altri appassionati, si deve il ripristino della cerimonia storica nel 2005. In occasione del millenario della battaglia di Hasting in Inghilterra (1066) è stata richiesta dagli organizzatori della rievocazione una rappresentanza in armature dei “Normanni di Sicilia”, presenza documentata storicamente da truppe di Ruggero poste agli ordini di Guglielmo il conquistatore. Anche Aidone, in questo caso, come Piazza Armerina, Nicosia, Troina, Cerami, Nissoria nella sola provincia di Enna, ha da raccontare la imprese dei guerrieri normanni nell’Isola.
Ma non solo di imprese guerresche si tratta: i Normanni e i Lombardi (Paladini delle province di Piacenza e Vercelli), al loro seguito, hanno saldato legami antichi tra genti diverse, come le comunità greco-bizantine, arabe, berbere ed ebraiche sparse nel territorio di questa Sicilia centrale, al limite dei monti Erei, tra l’Est e l’Ovest, l’unica parte dell’Isola – come spiega Denis Mack Smith – che restò fedele alle proprie tradizioni religiose malgrado le numerose invasioni.Aidone oggi è un centro turistico di richiamo per la presenza degli scavi di Morgantina, della vicina villa romana del Casale, ma anche per la sua posizione alto-collinare, “balcone della Sicilia”. Da anni si attende la realizzazione del Parco archeologico, risorsa indifferibile del territorio che fa un tutt’uno con le riserve naturali, e pare che sia la volta buona col ritorno annunciato della “Venere” trafugata, ora al Paul Getty Museum di Malibù.
Già pubblicato su “La Repubblica” il 14 agosto 2008






















