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venerdì 14 dicembre 2012

Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso

Copertina e retro
Inagurazione del Monumento ai Caduti di Leonforte - pag. 109

 

Il 3 gennaio 2012 alle ore 18,00 presso l'Auditorium del Plesso Verga della Scuola Media "Dante Alghieri" di Leonforte sarà presentata l'ultima pubblicazione di Enzo Barbera. Purtroppo postuma.


giovedì 8 marzo 2012

Giri di bozze

Esiste un posto dove è possibile avere corretta una bozza con grande e tanta professionalità ed è sicuramente il sito web di Antonella Salamone. L'autrice, in modo chiaro, spiega e mette a disposizione degli eventuali utenti, la propria profes- sionalità.
 Antonella Salamone dopo la laurea presso l'università di Catania ha intrapreso questa attività con serietà, ma soprattutto con grande professionalità. Le pagine web si presentano semplici sia da un punto di vista grafico e sia nella navigazione. Il servizio offerto è trattato a 360 gradi, infatti nel sito web è possibile trovare tutte le informazioni necessarie. 
 Giri di bozze, si chiama così il nuovo sito della Dott.ssa Antonella Salamone, ed è il risultato formidabile di un mix di preparazione e di esperienza acquisita.


 
Scrive l'autrice nella sua home page:

"Giri di bozze è un progetto editoriale nato dalla passione e dall'amore per i libri e per chi li scrive.

Con attenzione e devozione prendiamo per mano gli autori e li guidiamo verso il sentiero 
della libertà di esprimere ciò che hanno dentro.

Qualità e professionalità al servizio dell'ispirazione.

Giri di bozze non si rivolge solo agli autori, ma anche alle case editrici e alle riviste, ad  
associazioni e aziende, e a tutti coloro che lavorano con le parole, offrendo la propria 
preparazione maturata col tempo e l'esperienza."


mercoledì 11 maggio 2011

Gli otto principi di Leonforte

On line il libro della Prof.ssa Giovanna Maria
E' possibile leggere il libro cliccando nell'immagine accanto a questo post. Si aprirà una schermata e con i cursori che si trovano in basso alla schermata stessa è possibile sfogliare e leggerlo. Buona lettura

giovedì 17 febbraio 2011

100 immagini

La fotografia ha sempre esercitato un grande fascino in me per la straordinaria caratteristica di fermare il tempo, di imprimere nella memoria di chi la osserva qualcosa che altrimenti si sarebbe trasformato, sarebbe mutato con lo scorrere del tempo e sarebbe andato irrimediabilmente perduto.
La convinzione che non si può avere futuro senza la conoscenza ed il recupero del passato, mi ha portato a raccogliere nel tempo una enorme mole di vecchie  fotografie.
Visite illustri di grandi viaggiatori e fotografi (Jean Houel, Vivant Denon e J. C. Richard de Saint-Non, G. Rohlfs, R. Capa, …), e non solo, ci hanno lasciato immagini, scorci, ritratti o particolari del castello medievale di Sperlinga e dei suoi dintorni che documentano in maniera significativa la storia sociale, religiosa ed etnoantropologica della comunità e l’evoluzione del paese negli ultimi cento anni.
Ho sempre pensato che questo materiale raccolto con meticolosa scrupolosità potesse destare interesse e curiosità anche in altri, ma mi è mancato lo stimolo giusto per darlo alle stampe; adesso sono stato incoraggiato a pubblicarlo dall’attuale Amministrazione Comunale ed in particolar modo dal  Sindaco, Pino Cuccì e da tutti quei cittadini sperlinghesi che, rinunziando, in qualche caso, ad un pezzo della propria “privacy”, mi hanno permesso di visionare fotografie che custodivano con una certa gelosia.
Rivolgo un caldo e sentito ringraziamento a coloro i quali mi hanno aiutato e sostenuto nel valorizzare l’importanza storico-documentaria ed affettiva di tutte quelle immagini che rappresentano con tanta obiettività i molteplici  aspetti della vita e come tessere di un mosaico vanno a ricomporre il nostro recente passato.

Totò Scalisi


giovedì 20 gennaio 2011

Pubblicazione

Croce astile brifonte, Assoro, Basilica San Leone

Tesori d'Arte nelle Terra di Cerere
Museo Diffuso Ennese
Itinerari artistico - didattici


Leonforte pp. 145 152                                               






















Progetto Scuola Museo
Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Enna

martedì 14 dicembre 2010

Pubblicazione



ATLANTE ENNESE

Le Città del Mondo

Pubblicato da:
Regione Siciliana - Assessorato BB.CC.AA. e P.I.
Dipartimento Regionale per i BB.CC.AA. ed E.P.
Soprintendenza per i BB.CC.AA. di Enna

Questo volume è stato  pubblicato nell'ambito del Progetto P.O.R. Sicilia 2000 - 2006 - Misura 2.02 - Sistemazione e divulgazione delle conoscenze - Azione C - inerente ai piani paesaggisitici d'Ambito ricadenti nel territorio provinciale di Enna, a cura della Soprintendenza BB.CC.AA. di Enna



venerdì 24 settembre 2010

Persistenze e ritualità arcaiche nell'entroterra

L'IMPRONTA DEL PASSATO CHE RESISTE IN SICILIA

 C'è un aspetto nella c u l t u r a s i c i l i a n a sempre presente: il passato. Ma è insospettabile quanto questo passato possa essere lontano e, soprattutto, scoprire che più una tradizione, un folclore è antico maggiori sono le possibilità che esso riveli un'origine con qualità avveniristiche: la laicità e la concretezza, per esempio. Può spiazzare un viaggio fatto consultando una mappa che costruisce ponti tra luoghi del passato e del presente, dove l'irregolare letto di un fiume, con lo spostarsi del tempo, diventa una tortuosa strada provinciale. Ma per chi è disposto a questo tipo di spaesamento, molto interessante risulta lo studio fatto da Claudio Paterna e raccolto nel libro Persistenze e ritualità arcaiche nell'entroterra-Resistenze culturali in Sicilia tra forme di mimetismo simbolico e residui di memoria collettiva (Edizioni NovaGraf). Dove la persistenza è intesa in senso strettamente etimologico, come qualunque cosa che sia capace di trovare una collocazione nel tempo e con esso viaggiare. Si tratta dei risultati di un percorso di ricerca complesso su buona parte del territorio siciliano per mettere insieme tutte quelle tracce, materiali e immateriali, che possono in qualche modo aiutare a comprendere meglio le peculiarità della cultura siciliana. L'oggetto di studio, usato come comune denominatore, è la festa religiosa in quanto fatto sociale partecipato da tutta la comunità e in quanto occasione di compartecipazione simultanea di dinamiche culturali, sociali ed economiche. Leggendo le pagine di Paterna si potrà scoprire a cosa si deve la rivalità, a Comiso, fra le due parrocchie, quella che fa capo alla Madonna Annunziata e quella della Madonna Addolorata, e che trova sfogo nella processione di Pasqua. Qual è il fil rouge che lega le Ninfe delle fonti al culto della castità? Quali sono le ragioni profonde del rituale del consùlo, ovvero portare cibo alla famiglia del defunto durante la veglia, diffuso in tutta la Sicilia? Nella pagine di Paterna non solo se ne rintracceranno le origini pagane, ma soprattutto si scoprirà che la cultura siceliota non è di esclusiva derivazione ellenica, ma si aggancia saldamente a una cultura poliedrica con riferimenti a tutto il bacino del Mediterraneo. Ancora più sorprendenti sono i risultati dello studio sulla festa di San Giuseppe che si tiene a Leonforte, in provincia di Enna. Ogni simbolo della festa, dal pane tradizionale agli archi intrecciati, dalle mense al periodo dell'anno in cui essa ricade, è analizzato sotto il profilo di un'antichissima religiosità cosmologica e agraria prima che cristiana, e sotto il profilo storico- leggendario oltre che sociologico. Grazie all'analisi comparata con la ritualità di feste analoghe svolte nello stesso periodo dell'anno in tutta l'aerea mediterranea, ne verrà fuori l'adattamento nel tempo di quello che in origine era un rito strettamente legato all'equinozio di primavera, in cui si brucia il "vecchio" in attesa del nuovo. Paterna, che parla di corredi sepolture e di culto dei morti, di segreti dei "madunnara", del concetto di magia e del mito della gigantomachia, spiega come dal suo lavoro emerge «una storia segreta e non cristiana dell'umanità, che ha lasciato profonde radici e inquietudini». Molto piacevole è l'introduzione al lavoro scritta da Antonino Buttitta, poche pagine per trasmettere le peculiarità dell'etnoantropologia, la disciplina che guida gli studi di questo genere. L'etnoantropologia è capace di fare una sorta di risonanza magnetica alla storia dell'uomo e di risalire alla causa dei sintomi manifesti: i gesti, le parole, i cibi vengono studiati lungo tutto l'apparato digerente della storia. Si tratta di una disciplina discreta che lavora gomito a gomito con l'archeologia, la storia, la sociologia, l'architettura, ma che deve fare i conti anche con i dati immateriali dell'oralità per una ricostruzione esaustiva. Resta veramente affascinante l'approccio dinamico allo studio della tradizione e del folclore per liberare l'aggettivo "pagano" dalla sua accezione negativa e nel tentativo di smantellare tutte le forme di superbia ontologica. È in quest'ottica, forse, che si può comprendere quello slittamento che dal matriarcato, dalla Madre Terra, ha portato alla costituzione di un patriarcato saldo e sacralizzato in Sicilia e non solo. In senso etnoantropologico, si tratta semplicemente di riadattare il mito originario per "ragioni di stato", ignorando la dura ammonizione dello Zarathustra di Nietzsche.

 di ELEONORA LOMBARDO

venerdì 10 settembre 2010

I Principi di Leonforte

Domenica il 12 settembre alle ore 17 Salvatore Benindente presenterà il libro di Giovanna Maria " Gli otto principi di Leonforte. La manifestazione culturale si svolgerà presso la Villa Gussio.


giovedì 27 novembre 2008

Un viaggio nella Valle del Salso


Nicosia e la Valle del Salso
Percorso tra contrade, documenti, monasteri, miniere, cave e memorie partendo da "Soccorso"

Un meraviglioso viaggio all'interno della Sicilia e precisamente nelle campagne che circondano Nicosia. La pubblicazione, che è stata curata da Santo Casalotto e da Salvatore Lo Pinzino, praticamente è un viaggio nella Valle del Salso. Ricco di tante immagini arricchisce la nostra curiosità verso il passato. Grazie alla conoscenza diretta degli autori del territorio in questione è possibile vedere, anche attraverso le foto, un patrimonio artisitico ed archeologico. Scrive Salvatore Lo Pinzino nella sua prefazione: Perdere la memoria delle "nostre cose" significa deprivarci dell'identità, ed equivale ad essere assimilati da una cultura che non ci appartiene fondata su l'utilitarismo e il relativismo.

lunedì 6 ottobre 2008

La poesia


NOTA CRITICA SUL LIBRO DI POESIE PROFUMI ADOLESCENTI



Poesie apparentemente semplici, ingenue e fanciullesche quelle che questa volta ci propone Enzo Barbera. Versi che il poeta leonfortese ha composto tra i 15 e i 18 anni, ritrovati per caso in una sbiadita carpetta e pubblicati più che altro per un capriccio del suo editore.
Leggendo le poesie che compongono il libro Profumi adolescenti ritroviamo parte di noi stessi che ragazzi lo fummo tanti anni fa, recuperiamo i nostri sogni, le nostre paure e altre sensazioni che avevamo riposto nel dimenticatoio.
Chi conosce il percorso poetico di Enzo Barbera, nelle sue composizioni giovanili intravede alcuni temi ispiratori della sua poesia futura come la natura, i luoghi, l’amore, gli affetti familiari. Si riconosce già il suo modo di comporre poesie, ovviamente lo stile è un po’ acerbo, ci sono sonorità antiche e accenti enfatici con qualche rimasuglio leopardiano
Ogni poesia del libro porta a piè pagina il giorno, il mese e l’anno in cui è stata composta, la prima è datata 28 gennaio 1962 e la cinquantesima 30 dicembre 1965, tre anni molto importanti per la storia dell’ umanità e per la storia privata del poeta.
Quindi siamo di fronte al diario di un’anima, scritto da un adolescente sensibile e problematico che con i suoi versi innocenti e spontanei si preparava al suo cammino di uomo con timore e speranza.


Nota di Redazione





MERCOLEDÌ 15 ottobre 2008
alle ore 18,00
presso i locali del Circolo degli Operai

l’Università Popolare apre le proprie attività per l’anno sociale 2008-2009 con un incontro pubblico sul tema :
“L’ADOLESCENZA “
Nell’occasione sarà presentato il libro di poesie del prof. Enzo Barbera:
“ PROFUMI ADOLESCENTI”


INTERVERRANNO

o IL Presidente del Circolo Angelo Castrogiovanni
o la presidente dell’U.P. prof. Giovanna Maria
o la psicologa dott. Liliana Barbera che tratterà il tema :
“L’adolescenza e i suoi rischi “
o Enzo Barbera che presenterà il suo libro
“ Profumi adolescenti”
o Il Presidente del Comitato Scientifico “Progetto Liardo” Gaetano Algozino

o gli studenti liceali Donata Li Calzi e Cristiano Maria che leggeranno e commenteranno alcune poesie del libro

La presidente dell’U.P.
prof. Giovanna Maria

giovedì 25 settembre 2008

La memoria

FIABE E BEFFE NELLA SICILIA LOMBARDA
DI
MARCELLA CROCE

Viaggi nell’aldilà, racconti di burle e sberleffi, favole magiche. Tutte le tipologie della fiaba, così come sono state individuate da Propp e da altri studiosi, ricorrono puntualmente nei racconti in lingua gallo-italica del paese di Nicosia racconti, tradotti ed elaborati da Sigismondo Castrogiovanni e recentemente pubblicati (accanto alla relativa trascrizione in italiano) nei due volumi “Eredità immateriale dei centri ennesi” a cura di Salvatore Lo Pinzino, sotto l’egida dell’associazione G.Forti Natoli di Sperlinga e della Regione Siciliana.
Nicosia condivide l’idioma gallo-italico (o gallo-romanzo) con Piazza Armerina e con una decina di altri centri delle province di Messina, Catania, Siracusa e Enna, tra cui Aidone, San Fratello, Sperlinga, Acquedolci e Novara di Sicilia: la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa peculiare lingua che in realtà non è lombarda, ma ligure piemontese, deriva da una forte mescolanza etnica tra la popolazione locale e i popoli settentrionali arrivati al seguito dei normanni nell’XI e XII secolo. Essa presenta delle caratteristiche un po’ diverse in ciascuno di questi centri ed è stata spesso oggetto di discriminazione perché considerata espressione di inferiore ceto sociale.
Il gallo-italico è documentato anche in alcuni paesi calabresi e lucani; in quest’ultima regione ha ottenuto status di lingua minoritaria, così come è avvenuto per l’albanese di Sicilia. A Piazza Armerina, dove il gallo-italico viene chiamato “ciaccès ‘ncaucà”, esistono tuttora peti in vernacolari, tra i quali il più noto è Nino Testa. Istintivo e satirico, i cui versi, non ancora pubblicati vengono frequentemente declamati pubblicamente.
In Sicilia questa lingua di origine padane costituì un cuscinetto divisorio, una specie di barriera linguistica, fra il “palermitano” e l’idioma “siculo-orientale”. Queste zone sono certamente una enclave di grande interesse per gli studiosi di linguistica; a Remigio Roccella , che nel 1872 pubblicò il suo primo libro di poesia piazzese, si deve il capostipite dei vocabolari gallo-italici con elementi grammatica e fonetica, che da quel momento in poi divenne un punto di riferimento per ogni studioso. Salvatore Trovato, originario di Nicosia, ha curato la trascrizione ortografica del nicosiano, e dal 1987 ha attivato il progetto gallo-italico presso l’Università di Catania, dove è ordinario di Filologia moderna.
Quattro convegni sul gallo-italico, con relativa pubblicazione di Sigismondo Castrogiovanni, 74 anni, che fu maestro elementare a Nicosia per quattro decenni, si era accorto che questa lingua stava scomparendo e adoperò a salvarne i fondamenti, basandosi principalmente su materiale trascritto dalla testimonianza orale della propria madre.
Le favole sono esemplificazione di rituali iniziatici, e hanno sempre un valore didattico, come osserva nella sua introduzione Claudio Paterna, dirigente del servizio Beni storici-artistici e antropologici della Regione. Il protagonista è spesso vittima di una ingiustizia, deve nascondersi sotto mentite spoglie e superare e superare, con l’aiuto di oggetti magici, durissime prove prima che sia rivelata la sua vera identità. Ci sono racconti di fede ingenua dove, su un fiabesco sfondo religioso, monaci di grande creduloneria si lasciano facilmente abbindolare, e ci sono racconti di animali che con il loro perfetto antropomorfismo si inseriscono nella più pura tradizione favolistica esoplana. Dietro ogni vicenda si intuisce un mondo contadino di estrema miseria in cui non si è perso però il gusto dell’ironia, come nella storia di “Maestro Imbroglia Popolo”, disposto a stendersi sul cataletto e a intimare ai suoi otto figli di piangerlo per morto pur di sfuggire ai suoi creditori. È un mondo dominato dal fatalismo e dalla sempiterna dea che tutto sembra governa, la Sors fortuna, e nel quale il sovrannaturale è costantemente imbevuto di sincretismo: così è accaduto che la “Bella dei sette veli”, protagonista di una delle favole raccolte da Castrogiovanni, sia anche una delle denominazioni della Madonna di Trapani, il cui culto a sua volta era stato assimilato a quello della Venere ericina.
Correda l’opera un’interessante documentazione fotografica. Il primo volume contiene le etnofotografie che il dialettologo tedesco Gherard Rholfs, durante i rilevamenti da egli eseguiti per l’Atlante linguistico Italo-Svizzero, scattò nel 1924 per documentare la vita della gente che abitava nelle grotte a Sperlinga (definiti gli ultimi trogloditi nella stampa del tempo). Le favole del secondo volume sono illustrate da numerose cartoline d’epoca di Nicosia. Concludono il secondo volume le foto scattate dall’amministrazione locale fra il ’22 e il ’26 per far vedere al governo di Roma le condizioni di miseria nelle quali viveva a quel tempo la gente di Sicilia. È prevista la pubblicazione di altri volumi di racconti, che raccoglieranno non solo favole ma anche la descrizione.

lunedì 15 settembre 2008

La memoria

SPERLINGA
CITTA' ANTICA DI SICILIA

Il 9 agosto 2008 è stato presentato, all'interno dell'affascinante Castello di Sperlinga, il libro "Sperlinga - Città antica di Sicilia". La pubblicazione va arrichire la gia folta bibliografia su Sperlinga. Gli autori Liborio Bellone, Carlo Bellone, Paolo Totò Bellone, Antonino Bonomo, Simone Guglielmo e Salvatore Scalisi hanno analizzato tutti i dati e i reperti raccolti in un ventennio facendo un attento studio del territorio di Sperlinga. Il Presidente dell'Archeoclub d'Italia sede di Sperlinga, Totò Scalisi, nella presentazione della pubblicazione precisa che questo è frutto di un'attenta ricerca di appassionati di archelogia. Ricco di immagini con puntuali didascalie, la pubblicazione si presta alla lettura sia per gli appassionati di archeologia, di storia e sia per gli amanti della cultura in genere.


mercoledì 20 agosto 2008

Eredità immateriali dei centri ennesi

Fiabe e beffe nella Sicilia Lombarda
di Marcella Croce
Viaggi nell’aldilà, racconti di burle e sberleffi, favole magiche. Tutte le tipologie della fiaba, così come sono state individuate da Propp e da altri studiosi, ricorrono puntualmente nei racconti in lingua gallo-italica del paese di Nicosia racconti, tradotti ed elaborati da Sigismondo Castrogiovanni e recentemente pubblicati (accanto alla relativa trascrizione in italiano) nei due volumi “Eredità immateriale dei centri ennesi” a cura di Salvatore Lo Pinzino, sotto l’egida dell’associazione G.Forti Natoli di Sperlinga e della Regione Siciliana.
Nicosia condivide l’idioma gallo-italico (o gallo-romanzo) con Piazza Armerina e con una decina di altri centri delle province di Messina, Catania, Siracusa e Enna, tra cui Aidone, San Fratello, Sperlinga, Acquedolci e Novara di Sicilia: la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa peculiare lingua che in realtà non è lombarda, ma ligure piemontese, deriva da una forte mescolanza etnica tra la popolazione locale e i popoli settentrionali arrivati al seguito dei normanni nell’XI e XII secolo. Essa presenta delle caratteristiche un po’ diverse in ciascuno di questi centri ed è stata spesso oggetto di discriminazione perché considerata espressione di inferiore ceto sociale.
Il gallo-italico è documentato anche in alcuni paesi calabresi e lucani; in quest’ultima regione ha ottenuto status di lingua minoritaria, così come è avvenuto per l’albanese di Sicilia. A Piazza Armerina, dove il gallo-italico viene chiamato “ciaccès ‘ncaucà”, esistono tuttora peti in vernacolari, tra i quali il più noto è Nino Testa. Istintivo e satirico, i cui versi, non ancora pubblicati vengono frequentemente declamati pubblicamente.
In Sicilia questa lingua di origine padane costituì un cuscinetto divisorio, una specie di barriera linguistica, fra il “palermitano” e l’idioma “siculo-orientale”. Queste zone sono certamente una enclave di grande interesse per gli studiosi di linguistica; a Remigio Roccella , che nel 1872 pubblicò il suo primo libro di poesia piazzese, si deve il capostipite dei vocabolari gallo-italici con elementi grammatica e fonetica, che da quel momento in poi divenne un punto di riferimento per ogni studioso. Salvatore Trovato, originario di Nicosia, ha curato la trascrizione ortografica del nicosiano, e dal 1987 ha attivato il progetto gallo-italico presso l’Università di Catania, dove è ordinario di Filologia moderna.
Quattro convegni sul gallo-italico, con relativa pubblicazione di Sigismondo Castrogiovanni, 74 anni, che fu maestro elementare a Nicosia per quattro decenni, si era accorto che questa lingua stava scomparendo e adoperò a salvarne i fondamenti, basandosi principalmente su materiale trascritto dalla testimonianza orale della propria madre.
Le favole sono esemplificazione di rituali iniziatici, e hanno sempre un valore didattico, come osserva nella sua introduzione Claudio Paterna, dirigente del servizio Beni storici-artistici e antropologici della Regione. Il protagonista è spesso vittima di una ingiustizia, deve nascondersi sotto mentite spoglie e superare e superare, con l’aiuto di oggetti magici, durissime prove prima che sia rivelata la sua vera identità. Ci sono racconti di fede ingenua dove, su un fiabesco sfondo religioso, monaci di grande creduloneria si lasciano facilmente abbindolare, e ci sono racconti di animali che con il loro perfetto antropomorfismo si inseriscono nella più pura tradizione favolistica esoplana. Dietro ogni vicenda si intuisce un mondo contadino di estrema miseria in cui non si è perso però il gusto dell’ironia, come nella storia di “Maestro Imbroglia Popolo”, disposto a stendersi sul cataletto e a intimare ai suoi otto figli di piangerlo per morto pur di sfuggire ai suoi creditori. È un mondo dominato dal fatalismo e dalla sempiterna dea che tutto sembra governa, la Sors fortuna, e nel quale il sovrannaturale è costantemente imbevuto di sincretismo: così è accaduto che la “Bella dei sette veli”, protagonista di una delle favole raccolte da Castrogiovanni, sia anche una delle denominazioni della Madonna di Trapani, il cui culto a sua volta era stato assimilato a quello della Venere ericina.Correda l’opera un’interessante documentazione fotografica. Il primo volume contiene le etnofotografie che il dialettologo tedesco Gherard Rholfs, durante i rilevamenti da egli eseguiti per l’Atlante linguistico Italo-Svizzero, scattò nel 1924 per documentare la vita della gente che abitava nelle grotte a Sperlinga (definiti gli ultimi trogloditi nella stampa del tempo). Le favole del secondo volume sono illustrate da numerose cartoline d’epoca di Nicosia. Concludono il secondo volume le foto scattate dall’amministrazione locale fra il ’22 e il ’26 per far vedere al governo di Roma le condizioni di miseria nelle quali viveva a quel tempo la gente di Sicilia. È prevista la pubblicazione di altri volumi di racconti, che raccoglieranno non solo favole ma anche la descrizione.

martedì 22 luglio 2008

Associazione ex-tavachini

Il calcio come favola

I pioneri, la Furia e la Tavaca

di Enzo Barbera


Nni cridiemmu patruna

di lu munnu

mangiammu pani e palluni

tutti i jiorna,

a lu campu sportivu

dda a la Turretta, fori paisi,

nni sientimmu ranni

e nunn'aviemmu varba

nni siemtimmu ricchi

e nunn'aviemmu sordi

nni sientiemmu angili

e nunn'aviemmu ali.

Ppi la partita

nni caliammu 'a scola,

si vinciemmu

arridiemmu

arridiemmu senza attigghiu

si pirdiemmu

nun di durmiemmu ' a notti.

Duoppu cirsciemmu, la vita

ci fu a ccu detti a a ccu livà,

ma quannu parramu di palluni

simu tutti i stissi

e nni scurdamu

cca passà a cchiù bedda età.




Il 13 agosto 2008 presso la sala conferenze del Circolo di Compagnia di Leonforte verrà presentato il libro di Enzo Barbera “Il calcio come favola – I pioneri, la Furia e la Tavaca”.

Scrive l'autore nella sua presentazione: “Il lettore, in questo libro non leggerà la storia del calcio leonfortese, trattarla non è stato nelle mie intenzioni, anche se è doveroso riconoscere che la Leonfortese, quest'anno ha celebrato il suo 40° anniversario, ha sempre tenuto alto di Leonforte calcistica e la Branciforti, della quale ho condiviso e ammirato la genuità dei primitempi, è stata un punto di riferimento educativo per tanti giovani leonfortesi.

Grazie a questo libro ho potuto pubblicare, altresì, il secondo e l'ultimo capitolo della storia dell' associazione Sportiva Tavaca, esaudendo con ciò un desiderio mio e di tanti tavachini: quello di fissare nel tempo nomi, figure e pensieri di una pagina di storia leonfortese che appartiene alla nostra vita di cui siamo molto orgogliosi.”

Attraverso le tante fotografie è possibile apprezzare uno spaccato dello sport leonfortese. Tanti rivedendosi in queste immagini ritorneranno indietro nel tempo e magari con un po di emozione, in particolar modo per coloro i quali non abitano più a Leonforte, sarà un buon motivo per ritornare indietro nel tempo.

La presentazione del libro avrà lo scopo anche di far riunire tanti tavachini per costituire una associazione di ex.

giovedì 17 gennaio 2008

Libri

Raccolta fotografica degli insediamenti federiciani in Provincia di Enna. La pubblicazione è stata realizzata in collaborazione tra la Soprintendenza BB.CC.AA. e P.I. di Enna (Ass. Regionale BB.CC.AA. e P.I. di Palermo) e la Società Consortile a.r.l. Rocca di Cerere di Enna. Alcune immagini riguardano il Castello di Lombardia, Torre di Federico entrambe di Enna; resti del Castello di Tavi e del Castello Di Guzzetta di Leonforte.

lunedì 22 ottobre 2007

La memoria



Leonforte
Pagine della memoria
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di Pasqualino Pappalardo
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tratto dal volume pag. 39
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DON PAOLO, "IL GIUDICE"
Aveva una botteguccia di mercerie in corso Umberto. Qui esercitava la sua "Professione" di scrivano, avvocato, notaio e giudice. Redigeva infatti istanze, ricorsi, scritture private, dava consulenze e stipulava atti di compravendita. Le sue "scritture", che ancora si conservano in abbondanza, rigurgitano del linguaggio"legalese" e di terminologie particolari da lui coniate. Per esempio, uno stato di indigenza posto a fondamento di una domanda di sussidio diventava ai veri sensi difettivi, oppure ai verbi difettivi di legge; un piccolo fondo esposto alle insidie dei ladri era un vignalazzo a chi piglia piglia, e la Corte dei conti era il massimo organo al quale rivolgersi sia in sede civile che penale.
L'onorario per le sue prestazioni era di regola in natura, uova, frutta, verdure ed altro oppure fasci di legna, grano, acqua, eccetera.
Don Paolo Callerame era temuto e rispettato, soprattutto quando, dopo avere ascoltato le aprti in causa, si ritirava nel retrobottega per uscirne dopo qualche minuto al solenne annunzio dato da lui stesso, "La Corte!", e legeva la innappelabile sentenza.
Un personaggio degno di figurare in una galleria di tipi umani modesti e bizzarri.
Il compianto Segretario Comunale Salvatore Benintende, nel suo libro "Alcuni anni fa... a Leonforte" (Gennaio 1998), lo descrive "uomo pio e giusto". Dallo stesso volume riproponiamo due gustose istanze redatte da don Paolo nell'interresse dei suoi assistiti.
P
Eccellenza Sig. Prefetto - Enna
Il sottoscritto xxx da Leonforte Via xxx N.xxx prega. Il medesimo è colui il quale che sventurattamente verso mezzogiorno del di 8 marzo u.s. fu orrendamente colpito di un potentissimo sinistro un spaventovole disastro, che come una specie di terremoto gli fu travolta la casa completamente, la casuccia in affitto, e precisamente in via xxx N, xxx, menomalemiracolo di Gesù Maria e Giuseppe di non aversi avverato un flagello maggiore, quanto si pensa che il supplicante è padre di ben sette figli tutti minorenni, il più grande di età appena 18 anni non compiuti, però gli umili oggetti furono completamente sepolti sotto le macerie rimanendogli e ve lo giuro notorio del resto a tutto il paese di avergli a questa numerosa famiglia i soli e semplici abiti di addosso giornalieri.
Ora, in riguardo, allora l'ingegniere Mancuso pieno di compassione e pietà che Iddio glielo renda, inoltrò domanda alla V. Ecc. facendovi presente il sopradetto malaugurale sinistro allo scopo di volermi benignare di qualche provvidenziale ed umile provvedimento in merito, però da allora niente novità e fino al momento, il che consigliatosi eco rivolgersi l'aversi preso la baldanza per mezzo della presente venirvi ad annoiare che ve chiede perdoni e scusi e nello stesso tempo con le lacrime agli occhi prega alla V. Ecc. affinché accoglierete il grido di cuore di questo povero padre di numerosa famiglia, povero ai sensi di legge in modo di volervi compiacere mandargli qualche umile obolo che volete assai provvidenziale in questo triste momento e vie lo giura ripeto.
Leonforte 6 maggio 1942 (firma)
PP
PP
In copertina:
Filippo Liardo (Leonforte, 1834 . Asniéres, 1917)
Suonatore di violino (olio su cartoncino, cm 30x21)
Collezione Comune di Leonforte

domenica 14 ottobre 2007

Poesia


RESPIRI MATTUTINI

di Enzo Barbera



Abbasso la guerra

Poi
quando scriverò su questa guerra
(infame, come tutte le guerre)
ci metterò
pietà per chi è morto
acredine per chi l'ha voluta
rabbia per non averla potuta evitare.
Poi
quando scriverò su questa guerra
(stupida, come tutte le guerre)
ci metterò
un po' di poesia
un pizzico di saggezza
uno spicchio di speranza.
Poi
quando scriverò su questa guerra
(inutile, come tutte le guerre)
ci metterò
un crisantemo per tutti i morti di guerra
una lampada per tutti i dispersi
una preghiera per i paladini della pace.







L'Autore Libri Firenze
Biblioteca '80 Poeti

In copertina : Immagine Collezione Corel



domenica 7 ottobre 2007

Fotografie

Sperlinga
100 immagini della nostra Storia
di Totò Scalisi
Scrive l'autore nella premessa:
La fotografia ha sempre esercitato un grande fascino in me per la straordinaria caratteristica di fermare il tempo, di imprimere nella memoria di chi la osserva qualcosa che altrimenti si sarebbe trasformato, sarebbe mutato con lo scorrere del tempo e sarebbe andato irrimediabilmente perduto
La convinzione che non si può avere futuro senza la conoscenza del passato, mi ha portato a raccogliere nel tempo una enorme mole di vecchie fotografie.
Visite illustri di grandi viaggiatori e fotografi (Jean Houel, Vivant denon e J. C. Richard de Saint.Non, G. Rohlfs, R Capa,...), e non solo, ci hanno lasciato immagini, scorci, ritratti o particolari del castello medievale di Sperlinga e dei suoi dintorni che documentano in maniera significativa la storia sociale, religiosa ed etnoantropologica della comunità e l'evoluzione del paese negli ultimi cento anni.

Ho sempre pensato che questo materiale raccolto con meticolosa scrupolosità potesse destare interesse e curiosità anche in altri, ma mi è mancato lo stimolo giusto pe darlo alle stampe; adesso sono stato incoraggiato a pubblicarlo dall'attuale Amministrazione Comunale ed in particolare modo dal Sindaco, Pino Cuccì, dall'Assessore alla Cultura Gino Guglielmo e da tutti quei cittadini sperlinghesi che, rinunziando, in qualche caso, ad un pezzo della propria "privacy", mi hanno permsso di visionare fotografie che custodivano con una certa gelosia.
Rivolgo un caldo e sentito ringraziamento a coloro i quali mi hanno aiutato e sostenuto nel valorizzare l'importanza storico -documentaria ed effettiva di tutte quelle imamgini che rappresentano con tanta obiettività i molteplici aspetti della vita e come tessere di un mosaico vanno a ricmporre il nostro recente passato.
Copyright Edizioni Tomaselli - 2004