Benvenuti sul mio blog spero siate ogni giorno più numerosi...per leggere le notizie di un povero navigatore solitario alla ricerca di tante notizie curiosità che popolano la rete. Vi aspetto! branci
ADNKRONOS
venerdì 14 dicembre 2012
venerdì 30 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
Giri di bozze
Esiste un posto dove è possibile avere corretta una bozza con grande e tanta professionalità ed è sicuramente il sito web di Antonella Salamone.
L'autrice, in modo chiaro, spiega e mette a disposizione degli eventuali utenti, la propria profes- sionalità.Antonella Salamone dopo la laurea presso l'università di Catania ha intrapreso questa attività con serietà, ma soprattutto con grande professionalità. Le pagine web si presentano semplici sia da un punto di vista grafico e sia nella navigazione. Il servizio offerto è trattato a 360 gradi, infatti nel sito web è possibile trovare tutte le informazioni necessarie.
mercoledì 11 maggio 2011
Gli otto principi di Leonforte
giovedì 17 febbraio 2011
100 immagini
mercoledì 16 febbraio 2011
giovedì 20 gennaio 2011
martedì 14 dicembre 2010
Pubblicazione
venerdì 24 settembre 2010
Persistenze e ritualità arcaiche nell'entroterra
L'IMPRONTA DEL PASSATO CHE RESISTE IN SICILIA
C'è un aspetto nella c u l t u r a s i c i l i a n a sempre presente: il passato. Ma è insospettabile quanto questo passato possa essere lontano e, soprattutto, scoprire che più una tradizione, un folclore è antico maggiori sono le possibilità che esso riveli un'origine con qualità avveniristiche: la laicità e la concretezza, per esempio. Può spiazzare un viaggio fatto consultando una mappa che costruisce ponti tra luoghi del passato e del presente, dove l'irregolare letto di un fiume, con lo spostarsi del tempo, diventa una tortuosa strada provinciale. Ma per chi è disposto a questo tipo di spaesamento, molto interessante risulta lo studio fatto da Claudio Paterna e raccolto nel libro Persistenze e ritualità arcaiche nell'entroterra-Resistenze culturali in Sicilia tra forme di mimetismo simbolico e residui di memoria collettiva (Edizioni NovaGraf). Dove la persistenza è intesa in senso strettamente etimologico, come qualunque cosa che sia capace di trovare una collocazione nel tempo e con esso viaggiare. Si tratta dei risultati di un percorso di ricerca complesso su buona parte del territorio siciliano per mettere insieme tutte quelle tracce, materiali e immateriali, che possono in qualche modo aiutare a comprendere meglio le peculiarità della cultura siciliana. L'oggetto di studio, usato come comune denominatore, è la festa religiosa in quanto fatto sociale partecipato da tutta la comunità e in quanto occasione di compartecipazione simultanea di dinamiche culturali, sociali ed economiche. Leggendo le pagine di Paterna si potrà scoprire a cosa si deve la rivalità, a Comiso, fra le due parrocchie, quella che fa capo alla Madonna Annunziata e quella della Madonna Addolorata, e che trova sfogo nella processione di Pasqua. Qual è il fil rouge che lega le Ninfe delle fonti al culto della castità? Quali sono le ragioni profonde del rituale del consùlo, ovvero portare cibo alla famiglia del defunto durante la veglia, diffuso in tutta la Sicilia? Nella pagine di Paterna non solo se ne rintracceranno le origini pagane, ma soprattutto si scoprirà che la cultura siceliota non è di esclusiva derivazione ellenica, ma si aggancia saldamente a una cultura poliedrica con riferimenti a tutto il bacino del Mediterraneo. Ancora più sorprendenti sono i risultati dello studio sulla festa di San Giuseppe che si tiene a Leonforte, in provincia di Enna. Ogni simbolo della festa, dal pane tradizionale agli archi intrecciati, dalle mense al periodo dell'anno in cui essa ricade, è analizzato sotto il profilo di un'antichissima religiosità cosmologica e agraria prima che cristiana, e sotto il profilo storico- leggendario oltre che sociologico. Grazie all'analisi comparata con la ritualità di feste analoghe svolte nello stesso periodo dell'anno in tutta l'aerea mediterranea, ne verrà fuori l'adattamento nel tempo di quello che in origine era un rito strettamente legato all'equinozio di primavera, in cui si brucia il "vecchio" in attesa del nuovo. Paterna, che parla di corredi sepolture e di culto dei morti, di segreti dei "madunnara", del concetto di magia e del mito della gigantomachia, spiega come dal suo lavoro emerge «una storia segreta e non cristiana dell'umanità, che ha lasciato profonde radici e inquietudini». Molto piacevole è l'introduzione al lavoro scritta da Antonino Buttitta, poche pagine per trasmettere le peculiarità dell'etnoantropologia, la disciplina che guida gli studi di questo genere. L'etnoantropologia è capace di fare una sorta di risonanza magnetica alla storia dell'uomo e di risalire alla causa dei sintomi manifesti: i gesti, le parole, i cibi vengono studiati lungo tutto l'apparato digerente della storia. Si tratta di una disciplina discreta che lavora gomito a gomito con l'archeologia, la storia, la sociologia, l'architettura, ma che deve fare i conti anche con i dati immateriali dell'oralità per una ricostruzione esaustiva. Resta veramente affascinante l'approccio dinamico allo studio della tradizione e del folclore per liberare l'aggettivo "pagano" dalla sua accezione negativa e nel tentativo di smantellare tutte le forme di superbia ontologica. È in quest'ottica, forse, che si può comprendere quello slittamento che dal matriarcato, dalla Madre Terra, ha portato alla costituzione di un patriarcato saldo e sacralizzato in Sicilia e non solo. In senso etnoantropologico, si tratta semplicemente di riadattare il mito originario per "ragioni di stato", ignorando la dura ammonizione dello Zarathustra di Nietzsche.
di ELEONORA LOMBARDO
venerdì 10 settembre 2010
I Principi di Leonforte
giovedì 27 novembre 2008
Un viaggio nella Valle del Salso

Percorso tra contrade, documenti, monasteri, miniere, cave e memorie partendo da "Soccorso"
lunedì 6 ottobre 2008
La poesia
NOTA CRITICA SUL LIBRO DI POESIE PROFUMI ADOLESCENTI
Poesie apparentemente semplici, ingenue e fanciullesche quelle che questa volta ci propone Enzo Barbera. Versi che il poeta leonfortese ha composto tra i 15 e i 18 anni, ritrovati per caso in una sbiadita carpetta e pubblicati più che altro per un capriccio del suo editore.
Leggendo le poesie che compongono il libro Profumi adolescenti ritroviamo parte di noi stessi che ragazzi lo fummo tanti anni fa, recuperiamo i nostri sogni, le nostre paure e altre sensazioni che avevamo riposto nel dimenticatoio.
Chi conosce il percorso poetico di Enzo Barbera, nelle sue composizioni giovanili intravede alcuni temi ispiratori della sua poesia futura come la natura, i luoghi, l’amore, gli affetti familiari. Si riconosce già il suo modo di comporre poesie, ovviamente lo stile è un po’ acerbo, ci sono sonorità antiche e accenti enfatici con qualche rimasuglio leopardiano
Ogni poesia del libro porta a piè pagina il giorno, il mese e l’anno in cui è stata composta, la prima è datata 28 gennaio 1962 e la cinquantesima 30 dicembre 1965, tre anni molto importanti per la storia dell’ umanità e per la storia privata del poeta.
Quindi siamo di fronte al diario di un’anima, scritto da un adolescente sensibile e problematico che con i suoi versi innocenti e spontanei si preparava al suo cammino di uomo con timore e speranza.
Nota di Redazione
presso i locali del Circolo degli Operai
l’Università Popolare apre le proprie attività per l’anno sociale 2008-2009 con un incontro pubblico sul tema :
“L’ADOLESCENZA “
Nell’occasione sarà presentato il libro di poesie del prof. Enzo Barbera:
“ PROFUMI ADOLESCENTI”
INTERVERRANNO
o IL Presidente del Circolo Angelo Castrogiovanni
o la presidente dell’U.P. prof. Giovanna Maria
o la psicologa dott. Liliana Barbera che tratterà il tema :
“L’adolescenza e i suoi rischi “
o Enzo Barbera che presenterà il suo libro
“ Profumi adolescenti”
o Il Presidente del Comitato Scientifico “Progetto Liardo” Gaetano Algozino
o gli studenti liceali Donata Li Calzi e Cristiano Maria che leggeranno e commenteranno alcune poesie del libro
La presidente dell’U.P.
prof. Giovanna Maria
giovedì 25 settembre 2008
La memoria
DI MARCELLA CROCE
Viaggi nell’aldilà, racconti di burle e sberleffi, favole magiche. Tutte le tipologie della fiaba, così come sono state individuate da Propp e da altri studiosi, ricorrono puntualmente nei racconti in lingua gallo-italica del paese di Nicosia racconti, tradotti ed elaborati da Sigismondo Castrogiovanni e recentemente pubblicati (accanto alla relativa trascrizione in italiano) nei due volumi “Eredità immateriale dei centri ennesi” a cura di Salvatore Lo Pinzino, sotto l’egida dell’associazione G.Forti Natoli di Sperlinga e della Regione Siciliana.
Nicosia condivide l’idioma gallo-italico (o gallo-romanzo) con Piazza Armerina e con una decina di altri centri delle province di Messina, Catania, Siracusa e Enna, tra cui Aidone, San Fratello, Sperlinga, Acquedolci e Novara di Sicilia: la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa peculiare lingua che in realtà non è lombarda, ma ligure piemontese, deriva da una forte mescolanza etnica tra la popolazione locale e i popoli settentrionali arrivati al seguito dei normanni nell’XI e XII secolo. Essa presenta delle caratteristiche un po’ diverse in ciascuno di questi centri ed è stata spesso oggetto di discriminazione perché considerata espressione di inferiore ceto sociale.
Il gallo-italico è documentato anche in alcuni paesi calabresi e lucani; in quest’ultima regione ha ottenuto status di lingua minoritaria, così come è avvenuto per l’albanese di Sicilia. A Piazza Armerina, dove il gallo-italico viene chiamato “ciaccès ‘ncaucà”, esistono tuttora peti in vernacolari, tra i quali il più noto è Nino Testa. Istintivo e satirico, i cui versi, non ancora pubblicati vengono frequentemente declamati pubblicamente.
In Sicilia questa lingua di origine padane costituì un cuscinetto divisorio, una specie di barriera linguistica, fra il “palermitano” e l’idioma “siculo-orientale”. Queste zone sono certamente una enclave di grande interesse per gli studiosi di linguistica; a Remigio Roccella , che nel 1872 pubblicò il suo primo libro di poesia piazzese, si deve il capostipite dei vocabolari gallo-italici con elementi grammatica e fonetica, che da quel momento in poi divenne un punto di riferimento per ogni studioso. Salvatore Trovato, originario di Nicosia, ha curato la trascrizione ortografica del nicosiano, e dal 1987 ha attivato il progetto gallo-italico presso l’Università di Catania, dove è ordinario di Filologia moderna.
Quattro convegni sul gallo-italico, con relativa pubblicazione di Sigismondo Castrogiovanni, 74 anni, che fu maestro elementare a Nicosia per quattro decenni, si era accorto che questa lingua stava scomparendo e adoperò a salvarne i fondamenti, basandosi principalmente su materiale trascritto dalla testimonianza orale della propria madre.
Le favole sono esemplificazione di rituali iniziatici, e hanno sempre un valore didattico, come osserva nella sua introduzione Claudio Paterna, dirigente del servizio Beni storici-artistici e antropologici della Regione. Il protagonista è spesso vittima di una ingiustizia, deve nascondersi sotto mentite spoglie e superare e superare, con l’aiuto di oggetti magici, durissime prove prima che sia rivelata la sua vera identità. Ci sono racconti di fede ingenua dove, su un fiabesco sfondo religioso, monaci di grande creduloneria si lasciano facilmente abbindolare, e ci sono racconti di animali che con il loro perfetto antropomorfismo si inseriscono nella più pura tradizione favolistica esoplana. Dietro ogni vicenda si intuisce un mondo contadino di estrema miseria in cui non si è perso però il gusto dell’ironia, come nella storia di “Maestro Imbroglia Popolo”, disposto a stendersi sul cataletto e a intimare ai suoi otto figli di piangerlo per morto pur di sfuggire ai suoi creditori. È un mondo dominato dal fatalismo e dalla sempiterna dea che tutto sembra governa, la Sors fortuna, e nel quale il sovrannaturale è costantemente imbevuto di sincretismo: così è accaduto che la “Bella dei sette veli”, protagonista di una delle favole raccolte da Castrogiovanni, sia anche una delle denominazioni della Madonna di Trapani, il cui culto a sua volta era stato assimilato a quello della Venere ericina.
Correda l’opera un’interessante documentazione fotografica. Il primo volume contiene le etnofotografie che il dialettologo tedesco Gherard Rholfs, durante i rilevamenti da egli eseguiti per l’Atlante linguistico Italo-Svizzero, scattò nel 1924 per documentare la vita della gente che abitava nelle grotte a Sperlinga (definiti gli ultimi trogloditi nella stampa del tempo). Le favole del secondo volume sono illustrate da numerose cartoline d’epoca di Nicosia. Concludono il secondo volume le foto scattate dall’amministrazione locale fra il ’22 e il ’26 per far vedere al governo di Roma le condizioni di miseria nelle quali viveva a quel tempo la gente di Sicilia. È prevista la pubblicazione di altri volumi di racconti, che raccoglieranno non solo favole ma anche la descrizione.
lunedì 15 settembre 2008
La memoria
Il 9 agosto 2008 è stato presentato, all'interno dell'affascinante Castello di Sperlinga, il libro "Sperlinga - Città antica di Sicilia". La pubblicazione va arrichire la gia folta bibliografia su Sperlinga. Gli autori Liborio Bellone, Carlo Bellone, Paolo Totò Bellone, Antonino Bonomo, Simone Guglielmo e Salvatore Scalisi hanno analizzato tutti i dati e i reperti raccolti in un ventennio facendo un attento studio del territorio di Sperlinga. Il Presidente dell'Archeoclub d'Italia sede di Sperlinga, Totò Scalisi, nella presentazione della pubblicazione precisa che questo è frutto di un'attenta ricerca di appassionati di archelogia. Ricco di immagini con puntuali didascalie, la pubblicazione si presta alla lettura sia per gli appassionati di archeologia, di storia e sia per gli amanti della cultura in genere.
mercoledì 20 agosto 2008
Eredità immateriali dei centri ennesi
Nicosia condivide l’idioma gallo-italico (o gallo-romanzo) con Piazza Armerina e con una decina di altri centri delle province di Messina, Catania, Siracusa e Enna, tra cui Aidone, San Fratello, Sperlinga, Acquedolci e Novara di Sicilia: la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa peculiare lingua che in realtà non è lombarda, ma ligure piemontese, deriva da una forte mescolanza etnica tra la popolazione locale e i popoli settentrionali arrivati al seguito dei normanni nell’XI e XII secolo. Essa presenta delle caratteristiche un po’ diverse in ciascuno di questi centri ed è stata spesso oggetto di discriminazione perché considerata espressione di inferiore ceto sociale.
Il gallo-italico è documentato anche in alcuni paesi calabresi e lucani; in quest’ultima regione ha ottenuto status di lingua minoritaria, così come è avvenuto per l’albanese di Sicilia. A Piazza Armerina, dove il gallo-italico viene chiamato “ciaccès ‘ncaucà”, esistono tuttora peti in vernacolari, tra i quali il più noto è Nino Testa. Istintivo e satirico, i cui versi, non ancora pubblicati vengono frequentemente declamati pubblicamente.
In Sicilia questa lingua di origine padane costituì un cuscinetto divisorio, una specie di barriera linguistica, fra il “palermitano” e l’idioma “siculo-orientale”. Queste zone sono certamente una enclave di grande interesse per gli studiosi di linguistica; a Remigio Roccella , che nel 1872 pubblicò il suo primo libro di poesia piazzese, si deve il capostipite dei vocabolari gallo-italici con elementi grammatica e fonetica, che da quel momento in poi divenne un punto di riferimento per ogni studioso. Salvatore Trovato, originario di Nicosia, ha curato la trascrizione ortografica del nicosiano, e dal 1987 ha attivato il progetto gallo-italico presso l’Università di Catania, dove è ordinario di Filologia moderna.
Quattro convegni sul gallo-italico, con relativa pubblicazione di Sigismondo Castrogiovanni, 74 anni, che fu maestro elementare a Nicosia per quattro decenni, si era accorto che questa lingua stava scomparendo e adoperò a salvarne i fondamenti, basandosi principalmente su materiale trascritto dalla testimonianza orale della propria madre.
Le favole sono esemplificazione di rituali iniziatici, e hanno sempre un valore didattico, come osserva nella sua introduzione Claudio Paterna, dirigente del servizio Beni storici-artistici e antropologici della Regione. Il protagonista è spesso vittima di una ingiustizia, deve nascondersi sotto mentite spoglie e superare e superare, con l’aiuto di oggetti magici, durissime prove prima che sia rivelata la sua vera identità. Ci sono racconti di fede ingenua dove, su un fiabesco sfondo religioso, monaci di grande creduloneria si lasciano facilmente abbindolare, e ci sono racconti di animali che con il loro perfetto antropomorfismo si inseriscono nella più pura tradizione favolistica esoplana. Dietro ogni vicenda si intuisce un mondo contadino di estrema miseria in cui non si è perso però il gusto dell’ironia, come nella storia di “Maestro Imbroglia Popolo”, disposto a stendersi sul cataletto e a intimare ai suoi otto figli di piangerlo per morto pur di sfuggire ai suoi creditori. È un mondo dominato dal fatalismo e dalla sempiterna dea che tutto sembra governa, la Sors fortuna, e nel quale il sovrannaturale è costantemente imbevuto di sincretismo: così è accaduto che la “Bella dei sette veli”, protagonista di una delle favole raccolte da Castrogiovanni, sia anche una delle denominazioni della Madonna di Trapani, il cui culto a sua volta era stato assimilato a quello della Venere ericina.Correda l’opera un’interessante documentazione fotografica. Il primo volume contiene le etnofotografie che il dialettologo tedesco Gherard Rholfs, durante i rilevamenti da egli eseguiti per l’Atlante linguistico Italo-Svizzero, scattò nel 1924 per documentare la vita della gente che abitava nelle grotte a Sperlinga (definiti gli ultimi trogloditi nella stampa del tempo). Le favole del secondo volume sono illustrate da numerose cartoline d’epoca di Nicosia. Concludono il secondo volume le foto scattate dall’amministrazione locale fra il ’22 e il ’26 per far vedere al governo di Roma le condizioni di miseria nelle quali viveva a quel tempo la gente di Sicilia. È prevista la pubblicazione di altri volumi di racconti, che raccoglieranno non solo favole ma anche la descrizione.
martedì 22 luglio 2008
Associazione ex-tavachini
I pioneri, la Furia e la Tavaca
di Enzo Barbera
Nni cridiemmu patruna
di lu munnu
mangiammu pani e palluni
tutti i jiorna,
a lu campu sportivu
dda a la Turretta, fori paisi,
nni sientimmu ranni
e nunn'aviemmu varba
nni siemtimmu ricchi
nni sientiemmu angili
e nunn'aviemmu ali.
Ppi la partita
nni caliammu 'a scola,
si vinciemmu
arridiemmu
arridiemmu senza attigghiu
si pirdiemmu
nun di durmiemmu ' a notti.
Duoppu cirsciemmu, la vita
ci fu a ccu detti a a ccu livà,
ma quannu parramu di palluni
simu tutti i stissi
e nni scurdamu
cca passà a cchiù bedda età.
Il 13 agosto 2008 presso la sala conferenze del Circolo di Compagnia di Leonforte verrà presentato il libro di Enzo Barbera “Il calcio come favola – I pioneri, la Furia e la Tavaca”.
Scrive l'autore nella sua presentazione: “Il lettore, in questo libro non leggerà la storia del calcio leonfortese, trattarla non è stato nelle mie intenzioni, anche se è doveroso riconoscere che la Leonfortese, quest'anno ha celebrato il suo 40° anniversario, ha sempre tenuto alto di Leonforte calcistica e la Branciforti, della quale ho condiviso e ammirato la genuità dei primitempi, è stata un punto di riferimento educativo per tanti giovani leonfortesi.
Grazie a questo libro ho potuto pubblicare, altresì, il secondo e l'ultimo capitolo della storia dell' associazione Sportiva Tavaca, esaudendo con ciò un desiderio mio e di tanti tavachini: quello di fissare nel tempo nomi, figure e pensieri di una pagina di storia leonfortese che appartiene alla nostra vita di cui siamo molto orgogliosi.”
Attraverso le tante fotografie è possibile apprezzare uno spaccato dello sport leonfortese. Tanti rivedendosi in queste immagini ritorneranno indietro nel tempo e magari con un po di emozione, in particolar modo per coloro i quali non abitano più a Leonforte, sarà un buon motivo per ritornare indietro nel tempo.
La presentazione del libro avrà lo scopo anche di far riunire tanti tavachini per costituire una associazione di ex.
giovedì 17 gennaio 2008
Libri
Raccolta fotografica degli insediamenti federiciani in Provincia di Enna. La pubblicazione è stata realizzata in collaborazione tra la Soprintendenza BB.CC.AA. e P.I. di Enna (Ass. Regionale BB.CC.AA. e P.I. di Palermo) e la Società Consortile a.r.l. Rocca di Cerere di Enna. Alcune immagini riguardano il Castello di Lombardia, Torre di Federico entrambe di Enna; resti del Castello di Tavi e del Castello Di Guzzetta di Leonforte.lunedì 22 ottobre 2007
La memoria

domenica 14 ottobre 2007
Poesia
RESPIRI MATTUTINI
di Enzo Barbera
Poi
quando scriverò su questa guerra
(infame, come tutte le guerre)
ci metterò
pietà per chi è morto
acredine per chi l'ha voluta
rabbia per non averla potuta evitare.
Poi
quando scriverò su questa guerra
(stupida, come tutte le guerre)
ci metterò
un po' di poesia
un pizzico di saggezza
uno spicchio di speranza.
Poi
quando scriverò su questa guerra
(inutile, come tutte le guerre)
ci metterò
un crisantemo per tutti i morti di guerra
una lampada per tutti i dispersi
una preghiera per i paladini della pace.
L'Autore Libri Firenze
Biblioteca '80 Poeti
In copertina : Immagine Collezione Corel
domenica 7 ottobre 2007
Fotografie















