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sabato 5 gennaio 2013

Presentazione del libro "Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso"

 E' stato presentato venerdi 3 gennaio 2013 presso l'Auditorium della Scuola Media "D. Alighieri" d Leonforte la pubblicazione postuma del libro "Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso" di Enzo Barbera. La manifestazione è stata condotta da Sandro Rossino che di volta in volta si è alternato con la Prof.ssa Giovanna Maria che è stata la curatrice della stampa.
Nel descrivere i capitoli del libro la Prof.ssa Giovanna Maria ha voluto precisare: "Ho voluto lasciare quell'incompiutezza e qualche ripetizione perché mi sono sembrati come l'impronta digitale di quell'uomo che con tante idee in testa si è allontanato "provvisariamente" dal computer poiché Maria lo chiamava per pranzare e non immaginava minimamaente che non vi avrebbe più potuto fare ritorno perché la sua vita si sarebbe spenta in un attimo subito dopo il pranzo".
Sono stati sicuramente momenti emozionanti. In modo particolare quando la figlia di Enzo Luana ha preso la parola per ricordare suo padre.
Sono intervenuti il Prof. Michele Lentini e Dott. Pino Bonanno.





Foto di Sergio Rossino

venerdì 14 dicembre 2012

Leonforte in camicia nera e fazzoletto rosso

Copertina e retro
Inagurazione del Monumento ai Caduti di Leonforte - pag. 109

 

Il 3 gennaio 2012 alle ore 18,00 presso l'Auditorium del Plesso Verga della Scuola Media "Dante Alghieri" di Leonforte sarà presentata l'ultima pubblicazione di Enzo Barbera. Purtroppo postuma.


domenica 27 dicembre 2009

Presentazione libro


Domani 28 dicembre 2009 alle ore 18,00 presso i locali del Circolo di Compagnia di Leonforte sarà presentato da

Francesco Mazzucchelli il libro di Enzo Barbera "Appunti di Storia Leonfortese.


giovedì 27 agosto 2009

Ultima pubblicazione di Enzo Barbera



Appunti di storia Leonfortese



Questo libro di Enzo Barbera, frutto di ricerche accurate, si può definire un vero e proprio compendio della storia di Leonforte. Il volume tratta infatti argomenti i più vari, uniti tra loro da una visione globale e coordinata che muove dal Principe fondatore della nostra città (come era giusto con l'approssimarsi dell'anno 2010 che scandisce quattrocento anni dalla nascita di Leonforte), per snodarsi in capitoli che da soli, ognuno d'essi, potevano dare luogo ad autonome pubblicazioni: dall'economia all'emigrazione, dall'associazionismo alle vicende sociali e politiche, dalla giustizia al secondo dopoguerra, ai movimenti per l'Indipendenza della Sicilia e per l'occupazione delle terre incolte, alle feste dell'Unità, a quelle religiose, alle figure di spicco che hanno tessuto le trame della nostra storia.
Il tutto rigorosamente documentato e arricchito da un notevole apparato iconografico che richiama alla nostra memoria fatti, volti e momenti di vita quotidiana che costituiscono un vero e proprio archivio racchiuso in questo prezioso libro che l'Autore, con la modestia che lo distingue, ha intitolato "Appunti di storia Leonfortese".
Ed è emblematico che, in quarta di copertina, Enzo Barbera abbia voluto riprodurre i volti del Principe Nicolò Placido Branciforti, del pittore Filippo Liardo, dello storico Giovanni Mazzola e del Beato Cardinale Newman quasi a voler significare un ideale "filo rosso" che scandisce e propone un tessuto, un "cruciverba" ppassionante che si incarna nella cultura e nella vita di questo nostro paese che, con le sue luci ed ombre, conduce con coraggio e determinazione la diuturna lotta per la sua emancipazione.




Pasqualino Pappalardo




lunedì 6 ottobre 2008

La poesia


NOTA CRITICA SUL LIBRO DI POESIE PROFUMI ADOLESCENTI



Poesie apparentemente semplici, ingenue e fanciullesche quelle che questa volta ci propone Enzo Barbera. Versi che il poeta leonfortese ha composto tra i 15 e i 18 anni, ritrovati per caso in una sbiadita carpetta e pubblicati più che altro per un capriccio del suo editore.
Leggendo le poesie che compongono il libro Profumi adolescenti ritroviamo parte di noi stessi che ragazzi lo fummo tanti anni fa, recuperiamo i nostri sogni, le nostre paure e altre sensazioni che avevamo riposto nel dimenticatoio.
Chi conosce il percorso poetico di Enzo Barbera, nelle sue composizioni giovanili intravede alcuni temi ispiratori della sua poesia futura come la natura, i luoghi, l’amore, gli affetti familiari. Si riconosce già il suo modo di comporre poesie, ovviamente lo stile è un po’ acerbo, ci sono sonorità antiche e accenti enfatici con qualche rimasuglio leopardiano
Ogni poesia del libro porta a piè pagina il giorno, il mese e l’anno in cui è stata composta, la prima è datata 28 gennaio 1962 e la cinquantesima 30 dicembre 1965, tre anni molto importanti per la storia dell’ umanità e per la storia privata del poeta.
Quindi siamo di fronte al diario di un’anima, scritto da un adolescente sensibile e problematico che con i suoi versi innocenti e spontanei si preparava al suo cammino di uomo con timore e speranza.


Nota di Redazione





MERCOLEDÌ 15 ottobre 2008
alle ore 18,00
presso i locali del Circolo degli Operai

l’Università Popolare apre le proprie attività per l’anno sociale 2008-2009 con un incontro pubblico sul tema :
“L’ADOLESCENZA “
Nell’occasione sarà presentato il libro di poesie del prof. Enzo Barbera:
“ PROFUMI ADOLESCENTI”


INTERVERRANNO

o IL Presidente del Circolo Angelo Castrogiovanni
o la presidente dell’U.P. prof. Giovanna Maria
o la psicologa dott. Liliana Barbera che tratterà il tema :
“L’adolescenza e i suoi rischi “
o Enzo Barbera che presenterà il suo libro
“ Profumi adolescenti”
o Il Presidente del Comitato Scientifico “Progetto Liardo” Gaetano Algozino

o gli studenti liceali Donata Li Calzi e Cristiano Maria che leggeranno e commenteranno alcune poesie del libro

La presidente dell’U.P.
prof. Giovanna Maria

martedì 22 luglio 2008

Associazione ex-tavachini

Il calcio come favola

I pioneri, la Furia e la Tavaca

di Enzo Barbera


Nni cridiemmu patruna

di lu munnu

mangiammu pani e palluni

tutti i jiorna,

a lu campu sportivu

dda a la Turretta, fori paisi,

nni sientimmu ranni

e nunn'aviemmu varba

nni siemtimmu ricchi

e nunn'aviemmu sordi

nni sientiemmu angili

e nunn'aviemmu ali.

Ppi la partita

nni caliammu 'a scola,

si vinciemmu

arridiemmu

arridiemmu senza attigghiu

si pirdiemmu

nun di durmiemmu ' a notti.

Duoppu cirsciemmu, la vita

ci fu a ccu detti a a ccu livà,

ma quannu parramu di palluni

simu tutti i stissi

e nni scurdamu

cca passà a cchiù bedda età.




Il 13 agosto 2008 presso la sala conferenze del Circolo di Compagnia di Leonforte verrà presentato il libro di Enzo Barbera “Il calcio come favola – I pioneri, la Furia e la Tavaca”.

Scrive l'autore nella sua presentazione: “Il lettore, in questo libro non leggerà la storia del calcio leonfortese, trattarla non è stato nelle mie intenzioni, anche se è doveroso riconoscere che la Leonfortese, quest'anno ha celebrato il suo 40° anniversario, ha sempre tenuto alto di Leonforte calcistica e la Branciforti, della quale ho condiviso e ammirato la genuità dei primitempi, è stata un punto di riferimento educativo per tanti giovani leonfortesi.

Grazie a questo libro ho potuto pubblicare, altresì, il secondo e l'ultimo capitolo della storia dell' associazione Sportiva Tavaca, esaudendo con ciò un desiderio mio e di tanti tavachini: quello di fissare nel tempo nomi, figure e pensieri di una pagina di storia leonfortese che appartiene alla nostra vita di cui siamo molto orgogliosi.”

Attraverso le tante fotografie è possibile apprezzare uno spaccato dello sport leonfortese. Tanti rivedendosi in queste immagini ritorneranno indietro nel tempo e magari con un po di emozione, in particolar modo per coloro i quali non abitano più a Leonforte, sarà un buon motivo per ritornare indietro nel tempo.

La presentazione del libro avrà lo scopo anche di far riunire tanti tavachini per costituire una associazione di ex.

martedì 27 maggio 2008

Ninì Assennato

Si era fatto veramente alto e bello Ninì, era l’orgoglio dei suoi genitori. Sin dalla nascita prometteva bene e se ne ebbe conferma quando al nastro di partenza prese la testa della corsa e tagliò per primo tutti i traguardi che la vita gli propose.
Già nelle scuole delle monache era il primo della classe, così pure alle scuole superiori dove mostrò tanta generosità verso i suoi compagni di corso elargendo le soluzioni delle varie prove scritte, le più richieste erano le versioni di greco e di latino, materie nelle quali il liceale Antonino Assennato eccelleva.
A Leonforte è stato uno dei pochi a sostenere l’esame di maturità classica a soli sedici anni d’età, operazione che gli fu permessa in quanto aveva avuto almeno l’ otto in tutte le discipline del secondo Liceo. Quindi sostenne l’esame di Stato da privatista per il terzo liceo e nonostante le difficoltà si diplomò brillantemente.
L’anno dopo, nel mentre si era iscritto alla facoltà di Legge dell’Università di Catania e cominciava a sostenere i primi esami universitari, si presentò da privatista agli esami per l’abilitazione magistrale approfittando del fatto che dovette aiutare in questo cimento una sua cara amica. Preso il diploma tentò subito il concorso magistrale ( seppur molto giovane, aveva premura di mettere su famiglia) che vinse agevolmente risultando il maestro elementare di ruolo più giovane d’Italia. Il suo lavoro di insegnante elementare proseguì anche dopo la laurea in Giurisprudenza acquisita a 21 anni d’età. Quindi cominciò a frequentare lo studio dell’avvocato Salamone e inoltre intraprese la dura strada per inserirsi in magistratura.
Antonino Assennato (chiamato affettuosamente Ninì ) nacque a Leonforte il 4 novembre 1934 in una bella e grande casa di via Tamburella, da Carmelo ed Elena Fiorenza. Il papà , oltre che proprietario terriero faceva il mestiere di “ arbitriante ” - commerciante di cavalli -, la madre, bellissima donna, apparteneva ad una famiglia benestante di Agira.

Passò una fanciullezza serena e gioiosa insieme al padre , all’amata madre e alla sorella Lilia. In seguito, quando il padre dovette trasferirsi in Australia e il resto della famiglia ad Agira, il giovanissimo Antonino rimase a Leonforte con i nonni paterni per proseguire gli studi.
Quando era libero da impegni scolastici, per rilassarsi frequentava l’oratorio della Matrice e ciò gli permise di coltivare i suoi principi cristiani che lo hanno supportato nel corso della sua esistenza, forse tale frequentazione fu la causa della crisi mistica ( voleva farsi monaco ) di cui venne sfiorato in una fase delicata della sua giovinezza, crisi che superò grazie alla sua infatuazione per una signorina più grande di lui, la quale in seguito divenne la compagna della sua vita. Dal matrimonio con Angela Pidone, celebrato il 7 settembre 1957, dopo qualche anno nacque il figlio Carmelo, oggi affermato avvocato amministrativista, che diede ai suoi genitori la gioia di due nipotini: Antonino e Alberto.
Subito dopo la laurea intraprese il praticantato di avvocato presso lo studio legale di Giuseppe Salamone, suo maestro di vita e grande estimatore.
Vinto il concorso in magistratura, nel 1965 iniziò la sua carriera presso il Tribunale di Nicosia con l’incarico di Procuratore reggente, in seguito venne nominato Sostituto procuratore nello stesso Tribunale.
Nel 1968 venne nominato Pretore di Giarre, incarico che mantenne per 21 anni , godendo in questo lungo periodo di tempo di larga e incondizionata stima sia dei colleghi che della classe forense con cui operò, lasciando in tutti la convinzione di avere avuto a che fare con un magistrato integerrimo, saggio e umano.
Nell’ immaginario collettivo giarrese Antonino Assennato rappresenta qualcosa di più di un signore che ha amministrato la giustizia in quella città, egli è “ Il Signor Pretore ” e tale rimarrà anche se le Preture sono scomparse e lui, purtroppo, è ormai nel mondo dei più.
Agli sgoccioli del 1980 si trovò alle prese con un duplice omicidio di cui si interessò anche la stampa nazionale. Il fatto fu clamoroso perché le vittime erano due giovani omosessuali ( gli ziti di Giarre). Il pretore Assennato condannò un ragazzo che si era auto-accusato del duplice omicidio, ma la sentenza lasciò tante perplessità nel mondo gay e recentemente la pubblicazione di un libro dal titolo Per non dimenticare mai di Riccardo Di Salvo le ha confermate, ma ovviamente la verità la sa solo il cielo.
Comunque in quell’occasione, Antonino Assennato fu un giudice che non si lasciò per niente influenzare dal clamore che si era creato intorno a quel particolare fatto di cronaca, mostrando in ogni fase del processo sincera compassione e pietà per le vittime.
Nel 1989 fu nominato Capo della Procura di Caltagirone , ruolo che resse per 4 anni fino a quando gli venne conferito l’incarico di Consigliere di Cassazione. Nel 1999 venne assegnato alla carica di Avvocato generale dello Stato presso la Corte d’Appello di Catania, mansione che tenne fino al 6 gennaio 2006, quando la morte lo colse improvvisamente nella sua casa di Giarre.
Il dottor Antonino Assennato ebbe una prestigiosa carriera di magistrato che sicuramente, vista la stima di cui godeva presso il Consiglio Superiore della Magistratura, avrebbe concluso con la carica di Procuratore generale.
Quando si parla di qualcuno che ha lasciato questo mondo, succede spesso che se dica bene, ma io di questa persona, che non conoscevo nemmeno di vista, ho sentito entusiastici giudizi anche quando era in vita. Chi lo conosceva metteva in risalto la sua profonda umanità e la sua enciclopedica cultura e ne parlava con orgoglio e senza invidia.
Amava tanto il suo paese e anche se aveva preso dimora definitiva a Giarre, finché è stata in vita la madre vi tornava di frequente. Per lui era anche l’occasione di rivedere i cari luoghi della giovinezza, ritemprarsi e riabbracciare gli amici del Circolo di Compagnia. Questo sodalizio era un po’ la sua casa e, quando ritornava al paese, non mancava mai di farvi una capatina per intessere amabili e profonde conversazioni.
Il dottor Antonino Assennato, seppur preso dal suo lavoro che considerava una missione e dalla famiglia per la quale mai avrebbe abdicato ai suoi doveri di marito e di padre, aveva altri interessi, infatti fu uno dei soci fondatori del Lions Club di Giarre- Riposto svolgendovi un’intensa attività culturale. Appassionato di cucina e della buona compagnia era assiduo frequentatore di un cenacolo gastronomico che univa personalità di spicco della cultura catanese.

Ninì Assennato era aduso agli incontri culturali, memorabile fu la sua conferenza sull’ Evoluzionismo di Darwin tenuta nell’Aula Magna del Liceo Classico di Leonforte che appassionò tanto gli studenti al punto di indurli a chiedere la ripetizione periodica di tali incontri.
Quando morì era al culmine della carriera di magistrato, unanime fu il cordoglio nel suo paese natio, a Giarre e a Catania. Tanti furono gli attestati di stima e sincero fu il rimpianto che li accompagnava, anche chi non lo conosceva a fondo prese coscienza che Leonforte aveva perso un figlio illustre.
L’ alto magistrato Antonino Assennato fu anche un maestro di umanità e di cultura che ovunque operò lo fece con competenza e signorilità onorando le sue origini e il suo paese natio. Leonforte ha un debito di gratitudine nei confronti di Ninì Assennato che andrebbe onorato anche per mantenerne vivo il ricordo.


Enzo Barbera

lunedì 14 aprile 2008

Bruno Commodari

Prima del 18 giugno 2001, giorno della sua prematura scomparsa, non sapevo nemmeno dell’esistenza di Bruno Commodari. Dopo, grazie agli articoli che sono stati pubblicati sul quotidiano “La Sicilia”, in cui si leggeva che era nato nel nostro paese,mi sono interessato a questa persona e ho cercato testimonianze da chi lo conosceva. Alla fine mi sono fatto l’idea che costui fu un uomo generoso, uno studioso di vaglia e un manager efficiente, tutte qualità che mise a disposizione dei malati di mente affinché essi raggiungessero degli standard di normalità.Bruno Commodari di Giovanni e di Elena Clara Ardizzone, nacque a Leonforte il 18 luglio 1943, in piena guerra e pochi giorni dopo la nascita, avvenuta in una casa di via Porta Palermo (con l’assistenza della zia, la mitica levatrice ‘nZina), visse inconsapevolmente i disagi dei bombardamenti, essendosi la madre rifugiata, insieme ai suoi parenti, in una grotta di contrada Faccialavata.Finita la guerra e ritornato il padre dal fronte, i Commodari rientrarono a Catania città di origine del capofamiglia. Il piccolo Bruno passò la sua infanzia nella città etnea e vi crebbe nella serenità familiare studiando e praticando lo sport che più amava, il calcio.Fu un bravissimo calciatore, come d'altronde lo era stato il padre che aveva militato in categorie superiori. A Catania frequentò le scuole con eccellente profitto fino a laurearsi, nel 1968, nella facoltà di Medicina col massimo dei voti e la lode. Un anno dopo si sposò con Angela Furnari e da questo matrimonio nacquero tre figli : Elena, Irene e Giovanni formando una famiglia splendida, amorevole, unitissima. Nel 1971 conseguì la specializzazione in malattie nervose e mentali presso l’Università di Modena e in seguito, nel 1976, quella di Neuropsichiatria infantile all’Università di Messina. Fu Aiuto presso l’Ospedale psichiatrico di Palermo dal 1973 al 1975, è poi passò all’Ospedale neuropsichiatrico di Siracusa dove svolse le funzioni di primario. A seguito dell’entrata in vigore della Legge 180, diresse il Servizio territoriale di tutela dalla salute mentale di Lentini, nel 1988 ricoprì il posto di primario coordinatore dello stesso servizio, nella Usl 34 di Catania.In seguito ricoprì la carica di caposervizio medicina di base e la funzione di responsabile del settore salute mentale e tossicodipendenze della provincia di Catania.Bruno Commodari, convinto che la psichiatria non fosse solo medicina, ma anche un sapere che per potersi esprimere necessita di modelli, di servizi, di organizzazione, di integrazione professionale ad altissimi livelli, si impegnò anche in attività associative a favore della Società Italiana di Psichiatria dove per tanti anni fu prezioso componente del consiglio direttivo fino ad esserne eletto segretario nazionale. Nel 1998, per dare più forza alle sue convinzioni, fondò la Società Italiana di Psichiatria Residenziale e fino alla sua morte ne fu il presidente. Notevole fu anche la sua attività di studioso e di ricercatore, effettuò numerosi studi sull’epidemiologia ed il decorso di patologie psichiatriche nell’età evolutiva, nell’adulto e nell’anziano. Tutto il suo impegno in campo clinico ed epidemiologico è riscontrabile nelle sue numerose (95) pubblicazioni. Il principio ispiratore di questo suo impegno incessante è sempre stato quello di cancellare il pregiudizio nei riguardi del malato mentale che sta alla base del tremendo marchio che rappresenta un oltraggio allo spirito di umanità e di solidarietà civile.Il suo grande impegno fu la residenzialità contrapposta al manicomio che è stata rilanciata dalla legge 180/78. Solo di recente, e solo ora che i manicomi sono stati chiusi veramente, la residenzialità ha conquistato uno spazio più significativo e la dignità di risorsa terapeutica, grazie anche al modo nuovo di porsi dello psichiatra che ha raccolto la sfida e, rifiutando la funzione di custode illuminato, ha assunto un ruolo di propulsione innovativa anche nei confronti della psichiatria territoriale. Forte di queste sue convinzioni il prof. Commodari fu uno dei promotori del case management , cioè di una figura responsabile del complesso delle attività mediche, sociali e amministrative richieste dal paziente. Ruolo assunto da figure assistenziali diverse a seconda della complessità del paziente, ed è accompagnato da un gruppo multidisciplinare di professionisti che intervengono al momento più opportuno, applicando il metodo di lavoro di team con compiti e responsabilità assegnate come nella gestione di un progetto.Al suo paese di nascita veniva raramente, anche se vi abitava la sua amata zia e aveva tanta nostalgia per quei “ferragosto” che vi passò da bambino. Ma quando vi veniva chiamato per qualche consulto medico, si ritagliava un po’ di tempo e giungeva a Leonforte un po’ per dovere professionale e un po’ rivedere quel luogo in cui vide la luce e del quale per la prima volta respirò l’aria della vita.Quando seppe dell’infausto male che l’aveva colpito, non si arrese e cercò di affrontarlo con fierezza e coraggio perché era convinto che le battaglie seppur impossibili vanno sempre combattute. Purtroppo ne uscì sconfitto è fu una grande perdita non solo per la sua famiglia e i suoi cari, ma anche per la psichiatria italiana.Lasciò di sé il ricordo di una persona energica, attiva, infaticabile, carismatica. Di un professionista con straordinarie competenze gestionali e con la non comune dote di rendere semplici le imprese più complesse, di rendere l’umanità pane quotidiano del suo lavoro e del suo impegno.
Enzo Barbera

domenica 23 marzo 2008

Emilio Speciale

Conosco Emilio Speciale da quando è nato, ho udito i suoi primi strilli alla vita quel caldo pomeriggio del 18 settembre del 1954 , abitavamo, infatti, nello stesso povero stabile di via Capra 107 proprio sopra la chiesetta del S.S. Salvatore, di fronte al
“ giardino dei mughetti” dove oggi sorge il liceo Classico di Leonforte.
Ho visto i suoi primi incerti passi, poi il suo gioioso scorazzare per le vigne del “cavaliere ”, eden verde della sua fanciullezza. Quindi, scolaro, l’ ho visto leggere i fumetti di Tex Willer ( li legge ancora e li colleziona con passione) , poi , per le vicende che la vita ci impone, l’ ho perso di vista, anche se di tanto in tanto mi giungevano gli echi dei suoi successi scolastici , discreta cassa di risonanza era suo padre Carlo, mancato a questa vita di recente lasciando grande rimpianto per la sua signorilità. Erano notizie che apprendevo con piacere perché quello spilungone dalla folta chioma con gli occhiali a goccia affumicati mi era simpatico e già per lui, nei miei frequenti voli di fantasia, prefiguravo un futuro di “rinisciutu”.
Al liceo Classico “Vaccalluzzo” , dai suoi insegnanti, era stimato quale allievo modello per il suo spiccato senso critico, per i suoi giudizi taglienti, per le sue considerazioni sempre illuminanti.
Tutt’oggi Emilio Speciale è considerato uno dei suoi allievi migliori , citato ad esempio tra coloro che danno lustro alla scuola nel mondo. Sull’Almanacco pubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario del Liceo, su di lui la professoressa Piera Lo Iacono, fra l’altro, scrive con ironia “…il selenico Emilio Speciale che mi dedicò struggenti, romanticissimi versi d’amore..” ricordandolo con simpatia dopo più di trent’ anni.
In questa scuola, vera fucina di intelligenze, maturò il suo amore per gli studi e per il teatro, notevole fu il suo impegno quale aiuto-regista nelle commedie che il prof. Giuseppe Nigrelli curava con problematico entusiasmo nei saggi scolastici di fine anno.
Conseguito il Diploma maturità classica (1973), per proseguire gli studi scelse di iscriversi al DAMS ( discipline delle arti, della musica e dello spettacolo) di Bologna, la scelta di questo tipo di studi nasce dall’esigenza di conoscere discipline poco tradizionali con codici espressivi nuovi liberati da quelle incrostazioni culturali che difficilmente fanno valicare i confini dell’ovvio e dello stantio.
I cinque anni di frequenza del DAMS per Emilio sono alquanto formativi, anche grazie agli insegnamenti del suo maestro Umberto Eco, direttore del Dipartimento di Scienze della Comunicazione.
A Bologna ha anche l’opportunità di frequentare ricchissime biblioteche e librerie, arricchisce ancor più le sue conoscenze e incrementa l’amore per i libri. A Bologna, sua città d’elezione, vive bene, intreccia molte amicizie importanti, crea l’humus vitale per la sua crescita di studioso.
Durante il periodo universitario lavora il qualità di Tutor e assistente all’insegnamento nel Dipartimento di Scienze della Comunicazione.
Si laureò col massimo dei voti nel 1979 discutendo la tesi ”La teoria della metafora in E. Tesauro” con Umberto Eco il quale da questa esperienza colse l’occasione di scrivere il celebrato saggio “Come si scrive una tesi di laurea”.
Dopo la laurea parte in quinta ( anche se non ha la patente di guida) alla ricerca di un lavoro confacente al suo percorso scolastico, anche se il suo desiderio più grande è quello di continuare i suoi studi negli Stati Uniti d’ America per intraprendere la carriera universitaria ai massimi livelli.
In attesa di qualche risposta positiva alle varie domande, insieme ad altri inoccupati laureati costituisce una cooperativa di ricerca nel campo delle telecomunicazioni, ma l’iniziativa non ebbe buon fine.
Nel 1981 gli viene assegnata una borsa di studio presso l’Yale University di New Haven nel dipartimento di Italiano diretto dal prof. Paolo Valesio. Qui intraprende studi impegnativi su Autori poco conosciuti come Stefano Guazzo, approfondisce i suoi studi con l’ausilio della biblioteca Sterling di Yale, una biblioteca a misura d’uomo con ottomila volumi.
A New Haven fa anche esperienza d’insegnante d’Italiano e fa le prime esperienze per l’uso del computer in letteratura, in seguito ne trarrà uno studio importantissimo in cui dimostra l’utilità e quasi la necessità di tale ausilio negli studi letterari, a tal proposito da qualche anno ha creato una rete telematica, dove si costituiscono dei gruppi di discussione elettronica in lingua , cultura e letteratura italiana.
Alla Yale University consegue il PhD con una tesi di apprendimento su Stefano Guazzo con il prof. Paolo Valesio (1988).
Nei cinque anni che studia presso il Dipartimento d’Italiano di Yale conosce e collabora con maestri come Paolo Valesio e Giuseppe Mazzotta che hanno avuto una grande influenza sulla sua metodologia di studio e di ricerca.
Nel 1985 ( pur continuando a lavorare sulla tesi per conseguire il PhD.) si trasferisce all’Università di Chicago in qualità di assistente professore di lettere italiane che gli dà la possibilità di tenere corsi e seminari su Giacomo Leopardi, su Giovanni Pascoli, su Ugo Foscolo, sull’Illuminismo, sulla letteratura Barocca, ecc.
All’Università di Chicago conosce il prof. Paolo Cherchi, la professoressa Rebecca West e la professoressa Elissa Weaver che lo incoraggiano con la loro grande cultura e dottrina ad approfondire i suoi studi su Leopardi e sul Barocco letterario.
Nel 1993 si trasferisce presso l’Eidegenossiche Techische Hochschule,Zurigo in qualità di Ricercatore di letteratura italiana , dove si immerge sull’estetica e poesia di Giacomo Leopardi, studi e ricerche che porta avanti a Roma e a Detroit.
Notevoli e molti sono gli studi che ha portato avanti Emilio Speciale, e tante sono le iniziative culturali che contraddistinguono il suo percorso culturale, è il titolare di una Casa editrice (la Insula), è il redattore di una Rivista di poesia ( Novilunio), è poeta egli stesso provando “ nel mettere insieme delle parole, nel comporre testi un vero piacere inebriante, come respirare aria di montagna, ed anche una severa responsabilità verso la realtà che ci circonda e ci tormenta.”
Ha pubblicato libri di poesie (Un grido e poi, Seledizioni, 1975; Improvvisi mutamenti – Leonforte 1977; I segni ritrovati Roma, Albatros 1980; Tre Poesie, in Antologia di poeti leonfortesi 1986; Paesaggi purpurei di un luogo senza confini Chicago Insulsa 1987 ), di critica letteraria ( Giacomo Leopardi : estetica e poesia; Giovan Battista Spada il giardino degli epiteti,traslati et aggiunti ), articoli vari, che fanno parte di enciclopedie, di riviste letterarie, in riviste specializzate, in dizionari, in C D alcuni di questi articoli sono scritti in collaborazione con sua moglie professoressa Tatiana Crivelli. Tra questi studi particolare mi piace citare uno suo saggio pubblicato sulla rivista Zeta diretta da Francesco Campione, un altro nostro compaesano illustre, si intitola “Dialogo di Giacomo Leopardi con un suo lettore”, perché la sua lettura riempie l’anima e colora la vita.
Molto accurate e numerose sono le recensioni di libri di poesia, di critica letteraria , di storia. Innumerevoli sono le sue conferenze tenute nelle più prestigiose università americane ( Columbia University, New York, University of Virginia, Loyola University, Chicago, Universty of North Carolina at Chapel Hill, University Arizona,) , in Italia ( Università di Bologna, ) in Svizzera ( Politecnico di Zurigo), in Sicilia ( Leonforte, Agira).
E’ membro di varie accademie e associazioni culturali come il Centro di Studi Rinascimentali di Ferrara ,il Centro Studi Leopardiani di Recanati , l’American Association of Italian Studies. Recentemente è stato eletto presidente della Società Dante Alighieri di Zurigo.
Emilio Speciale ha avuto il modo di parte della giuria del Premio letterario di Leonforte in varie edizioni, però ha deciso di non farne parte perché evidentemente non ne condivide più le modalità di svolgimento.
Nel 1991 ha dato vita ad una rivista della poesia italiana: “ Novilunio ”, rivista di cultura poetica, punto d’incontro fra gli accademici e i poeti, il saggio meditato e la poesia fresca.
Molto particolare è il rapporto di Emilio Speciale con Leonforte, lo ama ma lo fa arrabbiare pure, non sopporta il suo ambiente sociale e culturale alquanto restio alle novità. Lo considera piuttosto triste, banale e abulico. Però ha cercato di cambiare tale situazione, nel tempo si è reso promotore di iniziative culturali, ha dato il suo contributo d’idee per il premio letterario e ha cercando di valorizzare, tramite la sua casa editrice ,qualche autore leonfortese. Emilio Speciale è una risorsa per la nostra piccola realtà, le sue discrete critiche sono fatte a fin di bene e con amore, un amore non sempre ricambiato.

Enzo Barbera

lunedì 10 marzo 2008

Francesco Campione

Figlio di Giacomo, uno dei pochi coraggiosi fondatori del P.C.I. a Leonforte, Francesco Campione sin da bambino stupiva quanti avevano modo di meditare sui suoi ragionamenti, tanto che il nonno gli diceva spesso: ”quannu nascisti avievi vint’anni!” , ciò nonostante , egli sostiene che era un bambino molto vulnerabile e spaurito di fronte al mondo e che non vedeva perciò l’ora di crescere.
Quel bambino spaurito abita e gioca ancora nella sua anima. Francesco, di tanto in tanto, lo cerca per coccolarlo e donargli quel suo sorriso che disarma e rincuora al contempo.
Francesco Campione nacque il 3 di aprile 1949 in una Leonforte prostrata dalla guerra che lasciava presagire un futuro non proprio roseo per i suoi abitanti, in questo contesto molti decidono di emigrare e tra essi la famiglia Campione, che migrò in Argentina.
L’avventura “americana” di Francesco e la sua famiglia durò solo tre anni, poi tutto riprese come prima nella casa di corso Umberto 331. Ma intanto il padre, oltre che riparare scarpe, aprì un negozietto di calzature che permise alla sua famigliola, che si era incrementata , nel 1956, con la nascita di Paolo, un’esistenza più che dignitosa.
Il passatempo preferito da Francesco - Franco per i leonfortesi- era passeggiare con gli amici lungo il corso Umberto, che era il pulpito per le sue disquisizioni di filosofia, di storia o di politica, nelle lunghe sere d’estate ; le sue innumerevoli letture, il suo argomentare compiuto, il suo modo convinto di parlare lo vedeva vincitore nelle diatribe con i compagni di passeggio che così avevano il modo di impiegare fruttuosamente il loro tempo libero.
Anche egli imparava tanto dagli altri: a portare la croce della pazienza, ad avere senso di umanità glielo insegnò il nonno Francesco, l’onestà e l’amore per la giustizia li apprese dai discorsi di suo padre, aiutare e lo spendersi per gli altri glieli inculcò la madre Marietta.
Ognuno di noi ha il suo Eden, il luogo sacro della nostra fanciullezza che ogni qualvolta torna alla mente ci fa rivivere i colori e i profumi di quell’età: il luogo della fanciullezza di Franco è la vigna che si trova a “li funtaneddi” in territorio di Assoro e per essa giovanetto compose quest’inno che oltre a indicare la multiforme sua capacità letteraria testimonia un amore che ancora dura <<>>
I primi anni della scuola sono stati leggeri anche se un po’ noiosi, quelli del Liceo,invece, sono stati alquanto tormentati e non certo per il rendimento scolastico che è stato sempre ottimo, ma per “quella” sua compagna di classe che non lo ricambiava nelle sue passioni amorose.
Completati gli studi medi superiori presso il liceo classico Nunzio Vaccalluzzo (1967) fuggì , col cuore trafitto d’amore, da Leonforte alla volta di Bologna e si scrisse alla facoltà di Medicina, una scelta non casuale, ma motivata da una innata vocazione d’aiuto verso il prossimo e si laureò col massimo dei voti nel 1973.
Ma l’impatto con la medicina tutta tecnica e poco rispettosa verso la persona umana lo deluse alquanto e subito lo fece virare verso la più rassicurante delle psicologie - la psicologia sperimentale - .
La sua vocazione d’aiuto, per ragioni personali, ebbe il modo di essere messa a dura prova e in lui subentrò una crisi che lo indusse a porsi delle domande importanti alle quali rispose partendo dalla considerazione che il medico prima o poi deve arrendersi alla morte del paziente e quindi, ad un certo punto diventa inevitabilmente importante aiutarlo a morire piuttosto che a salvarsi.
Per lui fu una folgorazione: avrebbe dedicato la sua vita ad aiutare le persone a morire, recuperando in tal modo la sua vocazione d’aiuto, restando inevitabilmente psicologo.
Cominciò a studiare da Tanatologo (studioso complesso, a volte medico, a volte antropologo o psicologo o filosofo) , lesse tutto quello che c’era da studiare sulla disciplina: studiò P. Aries (“Storia delle mentalità della morte dal medioevo ad oggi”), L.V. Thomas ( “Antropologia della morte”). Heideggere (“Essere e Tempo” ) ,Freud (“La morte la guerra” e “Al di là del principio del piacere”) , F. Fornari (“ Ricerche psicologiche sull’evoluzione del concetto di morte nel bambino”), Ernesto de Martino ( “Morte e pianto rituale nel mondo antico”).
Ognuno dei suddetti Autori gli diede occasione di meditare sul percorso che avrebbe dovuto intraprendere per diventare Tanatologo, ma sostanzialmente Francesco Campione si può considerare un autodidatta anche se recentemente ha trovato un maestro nel filosofo di cultura ebraica Emmanuel Levinas.
Nel 1980, a seguito dei suoi studi, uscì il volume “Dialoghi sulla morte”, il primo libro di Tanatologia italiano nel senso proprio del termine.
Nell’84 partecipò al congresso di Versailles con la partecipazione di tutti i rappresentanti della tanatologia mondiale, e nel corso di questo congresso comprese la complessità del mondo tanatologico e dei rapporti culturali che vi si possono riconoscere, che la morte è tabù e il lavoro del tanatologo è quello di sconfiggerlo.
Francesco Campione è autore di numerose pubblicazioni, alcune delle quali sono delle pietre miliari della Tanatologia: Il vissuto corporeo nella vita quotidiana- Bologna CLUEB, 1979 ;Per una storia della psicologia metodologicamente fondato -Bologna CLUEB 1979; Dialoghi sulla morte- Bologna CAPPELLI, 1982;Ama il prossimo tuo come se stesso. Guida all’assistenza psicologica del malato grave,del medico e della famiglia- Bologna PATRON EDITORE,1986;La mente e il gioco – Bologna CAPPELLI 1986; Aspetti psicologici del ritardo puberale nella thalassemia- Atti dell’Accademia delle Scienze di Ferrara,1986; L’assistenza psicologica del malato terminale-Milano CNR 1988; La falena nello studio-Bologna NUOVA ALFA EDITORIALE ,1989; Il deserto e la speranza-Roma ARMANDO EDITORE 1992;Nessuno,uno,centomila aids –Ozzano Emilia,TIPO ARTE,1993; Cari studenti,viva l’università- Bologna CLUEB , 1995; Morire ridendo-Bologna- Istitituto di Tanatologia 1995; Valutazione della nocività psichica del lavoro di assistenza ai sieropositivi e ai malati di aids- Ozzano Emilia TIPOARTE,1995; Dialoghi sulla morte- Bologna CLUEB,1996; Tanatologia ed etica.Quaderni di cure palliative 1997; La coppia in amore- Bologna CARMENTA 1999; Rivivere-Bologna CLUEB,2000; Contro la morte- Bologna CLUEB,2003; Manifesto della tanatologia – Bologna CLUEB, 2005; Perpartire – Roma ARMANDO EDITORE, 2006; L’amore tra bisogni e desideri- Bologna APOCRIFI, 2007.
Francesco Campione, oltre che studioso di psicologia, è anche fine narratore e non so come ha trovato il tempo per pubblicare : le favole Voglio sposare Cappuccetto rosso- Ravenna EDIZIONI DEL GIRASOLE, 2003 e sotto la copertura del fantomatico Ciccio Salina il romanzo L’infame – Bologna APOCRIFI, 2007 .
Attualmente Francesco Campione è docente al Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna , dove insegna Psicologia Medica e Psicodiagnostica, è direttore del Master Universitario in “Tanatologia e Psicologia delle situazioni di crisi”. Ha partecipato e partecipa a ricerche di Psicologia, Psicooncologia e Tanatologia finanziate dal CNR (Centro Nazionale Ricerche) e dall’AIRC (Associazione Italiana sul Cancro); ha fondato il Servizio di psicologia dell’equipe di assistenza domiciliare del malato di cancro in fase terminale che opera a Bologna e Provincia sotto gli auspici dell’Associazione Nazionale per lo studio dei tumori solidi.
È consulente degli istituti ortopedici Rizzoli per l’assistenza psicologica dei malati oncologici.
Oltre a collaborare a varie riviste mondiali sull’argomento,ha fondato e dirige la prestigiosa Rivista Italiana di Tanatologia (ZETA) .
Ma il professor Campione è anche un ricercatore ed è impegnato all’assistenza psicologica delle famiglie in lutto, coordina il servizio di aiuto psicologico nelle situazioni di crisi, separazione e lutto presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna .
Ha fondato e dirige la Scuola di Formazione alla Psicoterapia delle “situazioni di crisi,separazione e lutto” e l’istituto di Tanatologia e medicina psicologica, leader nella formazione tanatologica in campo sanitario.
È tra i fondatori della IATAS (Internazional Association of Thanatholy and Suicidology) di cui è presidente. E’ presidente dell’Associazione culturale RIVIVERE che si propone di aiutare chi ha subito un colpo mortale e deve rivivere, attraverso una rete di assistenza psicologica e di auto-aiuto in via organizzazione in tutta Italia.
Come si evince dal suo curriculum, piuttosto corposo, Francesco Campione non solo ha aperto la strada alla Tanatologia in Italia, scienza praticamente sconosciuta da noi, ma si impegna in prima persona per ciò che lui ritiene una missione. È impressionante il numero di presidenze, anche a livello mondiale, di cui si è fatto carico, la sensazione è che il pioniere ha pochi seguaci ed è rimasto tale perché il tabù della morte non è stato ancora vinto
Quando Francesco Campione riuscirà a far passare l’idea che qualcuno possa occuparsi professionalmente della morte e troverà tanti altri che saranno contenti di fregiarsi del titolo di tanatologo avrà vinto la sua battaglia.
Per la sua attività Franco Campione è molto conosciuto e stimato a Leonforte; e anche se ritorna di raro al paese (la prima volta tornò dopo dodici anni) quando torna viene accolto con calore; saluta tutti con molta disponibilità d’animo spendendo per ognuno una parola affettuosa.
Ogni volta che viene riscopre la decadenza irreparabile del suo paese : lo trova sempre più ingrigito,degradato,caotico,sporco,mal governato e volgare . Lui dice che per Leonforte e i leonfortesi ha un rapporto di profonda ambivalenza di amore-odio, la lontananza e la nostalgia tengono accesa la fiammella dell’amore, il ricordo di ciò che poteva essere e non stato è mai gli fanno riaffiorare quell’astio che motivò la fuga .
Invitato nel “suo” liceo per parlare sull’eutanasia, in merito a cui egli ammette il diritto del malato di chiedere che si arresti la sua sofferenza. Come medico dice : <<>>. Quello della “umanizzazione della medicina è uno degli impegni che il professor Campione porta avanti da tempo. Ha scritto infatti un Manifesto e ha fondato il Mum (Movimento per l’Umanizzazione della Medicina) il cui messaggio sostanzialmente è che per essere un buon medico non basta essere un bravo medico, bisogna essere una brava persona.
Francesco Campione ha scelto una strada difficile da percorrere ma lo fa con instancabile passione, facendo della sua vocazione d’aiuto una nobile professione, con cui lenire i più grandi dolori dell’anima ( la crisi del lutto, la paura della morte, la voglia di morire,ecc.) con un linguaggio (frutto di profondi studi, di ricerca, di umanità ) che riesce ad acquietare la sofferenza.


Enzo Barbera

giovedì 20 settembre 2007

UN PO’ DI CHIAREZZA SULL’ ARON DELL’ ANTICA EX- SINAGOGA DI AGIRA


UN PO’ DI CHIAREZZA SULL’ ARON DELL’ ANTICA EX- SINAGOGA DI AGIRA


Nell’aprile del 2002 l’Istituto Internazionale di Cultura Ebraica presieduto dal prof. Titta Lo Jacono realizzò ad Agira un ben riuscito Convegno Internazionale sull’Aron.

L’evento portò alla ribalta un reperto, forse unico al mondo, che prima d’allora era a conoscenza solo di pochi studiosi e sensibilizzò ( almeno così parve) gli Enti pubblici sulla necessità della ricostruzione dell’ex Sinagoga e del restauro del suo Aron.

Oggi è assodato che ad Agira esiste un manufatto in pietra( Echal ) che è riconducibile all’armadio (Aron) santo ( Ha qodesh) in cui si custodivano i Rotoli del Pentateuco (Torah) con le leggi di Mosè.

Di questo prezioso reperto tanto si è scritto e, a volte, senza volerlo si è fatta un po’ di confusione , quindi per rispetto della verità storica ci sembra opportuno ripercorrere cronologicamente le fasi di come si è giunti alla scoperta e alla individuazione della Sinagoga di Agira e del suo Aron.

Nel 1748 lo storico Giovanni Di Giovanni in L’ebraismo della Sicilia escludeva che ad Agira vi fosse mai stata una comunità di ebrei. Nel 1890, invece, i fratelli Bartolomeo e Giuseppe Lagumina , in un loro studio dal titolo Codice diplomatico dei giudei in Sicilia dimostrano che nel 1489 tra le quarantatre comunità ebraiche del regno di Sicilia c’era quella di Agira.

Ma fu solo nel 1910 che lo studioso agirino mons. Pietro Sinopoli Di Giunta individuò nella chiesetta di Santa Croce l’ex Sinagoga sicuramente esistente nel 1459 in quanto tale data, così gli era parso, era leggibile nella scritta del portale contenuto al suo interno.

Dopo anni di silenzio, nel 1947 il prof. Enzo Maganuco in qualità di relatore della tesi di laurea di Giuseppe Morina dà una sua interpretazione della dedicatoria sul portale, diversa da quella data dal Sinopoli confermandone però la datazione.

Nel 1974 Matteo Gaudioso in La comunità ebraica di Catania nei secoli XIV e XV pubblica una foto del manufatto di poco anteriore al suo prelievo e conseguente collocazione nella chiesa parrocchiale SS. Salvatore, dove venne incastonato nella navata di sinistra per chi entra.

Il primo che mise in discussione che il portale fosse qualcosa di diverso fu lo storico agirino Filippo Maria Provitina che nel 1980 in una monografia ( la sua prima Storia Patria è datata 1967), lo individua come altare della ex Sinagoga.

Lo stesso studioso, volendo poi indagare sul prezioso reperto, nel 1995 avvia e porta avanti un’operazione di archeologia storico- religiosa che concretizza conducendo ad Agira il semitista mons. Benedetto Rocco di Marineo.

Le visite di mons. Rocco ad Agira si sono svolte in tre tornate, dal novembre 1995 all’aprile 1996, il suo “aiutante in campo” è stato sempre Filippo Maria Provitina, il quale da me telefonicamente raggiunto a Palermo dove vive attualmente, mi ha riferito alcuni retroscena delle tre visite, e in particolare mi ha comunicato che il primo sopraluogo si svolse il 4 novembre 1995 e che vi parteciparono, oltre a lui e a mons. Rocco, il sicilianista Pippo Scianò, lo studioso di ebraismo Titta Lo Jacono, e autorità locali. Il Provitina specifica che Titta Lo Jacono si era aggregato su invito di Pippo Scianò, che non era egli mai stato ad Agira e che comunque non fu presente alle altre due visite in cui mons. Benedetto Rocco individuò con certezza nel manufatto di pietra l’ARON o Arca Santa interpretando inconfutabilmente l’iscrizione riportata sul suo cornicione : “ Nell’anno di : <<> Giacobbe, venite e camminiamo alla luce ( del Signore)>>. Cioè nell’anno 1454 “. Nell’occasione della 3° visita del 22 aprile del 1996, la 2° si era svolta il 23 gennaio 1996 , Filippo Maria Provitina si avvalse del forestale Michele Rocca, per la scrupolosa misurazione dei ruderi dell’ex Sinagoga. Quella volta fu presente il prof. Salvatore Mangione, pure coinvolto dal Provitina, e il Sindaco di Agira con l’Assessore al ramo.

Nello stesso 1996 mons. Benedetto Rocco pubblicava su Ho Theològos 1996, 129-138 le risultanze del metodo scientifico seguito per la traduzione del testo biblico.

Tali studi e scoperte sono stati resi pubbliche in una affollata conferenza voluta dal Sindaco pro tempore che il Provitina tenne nella sala consiliare del Comune di Agira l’ 8 aprile 1998, e ne scrive in Storia di Agira e del suo Santo pubblicata nel 1999 (vedi pagg. 79, 156, 224, 225, 232, 251, 252, 253)e ristampata con integrazioni nel 2006 dalla Casa Editrice Abbadessa.

In occasione del Seminario Internazionale sul Giudaismo in Sicilia agli osservatori più attenti non sfuggirono e non si spiegarono le assenze dei personaggi che avevano di fatto e di merito contribuito allo studio del prezioso manufatto ( mons. Benedetto Rocco e Filippo Maria Provitina).

L’Aron è stato riconosciuto “Il più antico d’Europa”dallo studioso Nicolò Bucaria (condotto ad Agira dal Provitina insieme a mons. Benedetto Rocco nella primavera del 1996) e nella due giorni si fecero tanti buoni propositi : la ricostruzione della sinagoga e il suo inserimento in un apposito circuito turistico denominato “ percorso della memoria ebraica in Sicilia ”, il restauro dell’Aron e l’attivazione di un centro studi sull’ebraismo medioevale in Agira valorizzandola come “luogo del dialogo e della storia”, essendo colà ancora ben individuabile l’antica casba araba (rione Rocche).

Da allora dell’Aron Ha Qodesh di Agira, tranne una visita di una folta delegazione di studiosi americani avvenuta nel novembre 2005, non se ne è sentito più parlare, e di tutte quelle belle intenzioni espresse al Convegno Internazionale non si è realizzato nulla.

Ad agitare le acque ci ha pensato il Lo Jacono con un suo articolo sul periodico del Lions Club questo scritto ci sono inspiegabili dimenticanze e inesattezze che oscurano il suo grande merito nell’avere organizzato il Simposio del 2002. di Leonforte pubblicato nel maggio 2007; in

Leggendo l’articolo si ha sensazione che egli abbia sentito parlare per la prima volta degli Ebrei d’Agira nel 1991 grazie ad una lettera speditagli dall’Argentina dal benemerito dott. Juan Canzonieri che ha condotto uno studio ( non completato) sugli ebrei d’Agira e ciò è quantomeno inspiegabile per uno studioso di ebraismo del suo calibro visto che studiosi come i Lagumina, Sinopoli, , Managuco, Gaudioso, Provitina già ne avevano scritto in note pubblicazioni.

Poi scrive che in occasione della sua prima visita ad Agira ( che egli dice essere avvenuta nel 1992, quando invece si svolse nel 1995) notò che il portale della Sinagoga era alto appena 80 cm. , quando è sotto gli occhi di tutti che è ad altezza d’uomo ( pubblichiamo il disegno dell’ Arca Santa con le relative misure).

Quindi accusa mons.Benedetto Rocco di essersi appropriato di una sua “indimostrabile illuminazione” e cioè di aver per la primo riconosciuto l’Aron .

E poi quasi a volerlo punire lo dà per morto, quando mons. Rocco è vivo e vegeto. Però gli riconosce il merito di aver interpretato la scritta in ebraico dedicatoria dell’Aron, sostenendo che l’ ha ricostruita attraverso vecchie foto. Peccato che queste ultime siano illeggibili. In effetti la scritta nella sua completezza venne decifrata grazie ad una lastra fotografica di vetro che per insistenza del Provitina venne messa a disposizione di mons. Rocco da don Roberto Zito, parroco del SS. Salvatore nel cui archivio era conservata, nella 3° e ultima visita.

Infine chiude l’articolo facendo un’ipotesi rispettabilissima anche se discutibile e cioè che la Sinagoga di Agira forse non sia mai esistita, ma che ci troviamo in presenza di un Bet ha midrashEchal per l’Aron così imponente si giustifica col fatto che apparteneva ad un ricco ebreo; in quel secolo ad Agira non c’è però alcuna traccia di tanto dovizioso cittadino. (oratorio privato) e che la presenza di un

A noi, semplici osservatori , le piccole beghe tra studiosi non ci interessano però ci importa la verità e per questo suggeriamo all’Amministrazione comunale di Agira di organizzare un convegno per rendere giustizia a chi realmente con impegno e studio si è dato da fare per scoprire e valorizzare la Sinagoga e il suo Aron e , soprattutto, per creare le premesse per conservare il Tempio e ricollocare l’Arca santa nel sua posizione originaria.

Enzo Barbera

Leonforte, 15 settembre 2007