Sono intervenuti il Prof. Michele Lentini e Dott. Pino Bonanno.
Foto di Sergio Rossino
Benvenuti sul mio blog spero siate ogni giorno più numerosi...per leggere le notizie di un povero navigatore solitario alla ricerca di tante notizie curiosità che popolano la rete. Vi aspetto! branci
Questo libro di Enzo Barbera, frutto di ricerche accurate, si può definire un vero e proprio compendio della storia di Leonforte. Il volume tratta infatti argomenti i più vari, uniti tra loro da una visione globale e coordinata che muove dal Principe fondatore della nostra città (come era giusto con l'approssimarsi dell'anno 2010 che scandisce quattrocento anni dalla nascita di Leonforte), per snodarsi in capitoli che da soli, ognuno d'essi, potevano dare luogo ad autonome pubblicazioni: dall'economia all'emigrazione, dall'associazionismo alle vicende sociali e politiche, dalla giustizia al secondo dopoguerra, ai movimenti per l'Indipendenza della Sicilia e per l'occupazione delle terre incolte, alle feste dell'Unità, a quelle religiose, alle figure di spicco che hanno tessuto le trame della nostra storia.
Il tutto rigorosamente documentato e arricchito da un notevole apparato iconografico che richiama alla nostra memoria fatti, volti e momenti di vita quotidiana che costituiscono un vero e proprio archivio racchiuso in questo prezioso libro che l'Autore, con la modestia che lo distingue, ha intitolato "Appunti di storia Leonfortese".
Ed è emblematico che, in quarta di copertina, Enzo Barbera abbia voluto riprodurre i volti del Principe Nicolò Placido Branciforti, del pittore Filippo Liardo, dello storico Giovanni Mazzola e del Beato Cardinale Newman quasi a voler significare un ideale "filo rosso" che scandisce e propone un tessuto, un "cruciverba" ppassionante che si incarna nella cultura e nella vita di questo nostro paese che, con le sue luci ed ombre, conduce con coraggio e determinazione la diuturna lotta per la sua emancipazione.
Pasqualino Pappalardo
I pioneri, la Furia e la Tavaca
di Enzo Barbera
Nni cridiemmu patruna
di lu munnu
mangiammu pani e palluni
tutti i jiorna,
a lu campu sportivu
dda a la Turretta, fori paisi,
nni sientimmu ranni
e nunn'aviemmu varba
nni siemtimmu ricchi
nni sientiemmu angili
e nunn'aviemmu ali.
Ppi la partita
nni caliammu 'a scola,
si vinciemmu
arridiemmu
arridiemmu senza attigghiu
si pirdiemmu
nun di durmiemmu ' a notti.
Duoppu cirsciemmu, la vita
ci fu a ccu detti a a ccu livà,
ma quannu parramu di palluni
simu tutti i stissi
e nni scurdamu
cca passà a cchiù bedda età.
Il 13 agosto 2008 presso la sala conferenze del Circolo di Compagnia di Leonforte verrà presentato il libro di Enzo Barbera “Il calcio come favola – I pioneri, la Furia e la Tavaca”.
Scrive l'autore nella sua presentazione: “Il lettore, in questo libro non leggerà la storia del calcio leonfortese, trattarla non è stato nelle mie intenzioni, anche se è doveroso riconoscere che la Leonfortese, quest'anno ha celebrato il suo 40° anniversario, ha sempre tenuto alto di Leonforte calcistica e la Branciforti, della quale ho condiviso e ammirato la genuità dei primitempi, è stata un punto di riferimento educativo per tanti giovani leonfortesi.
Grazie a questo libro ho potuto pubblicare, altresì, il secondo e l'ultimo capitolo della storia dell' associazione Sportiva Tavaca, esaudendo con ciò un desiderio mio e di tanti tavachini: quello di fissare nel tempo nomi, figure e pensieri di una pagina di storia leonfortese che appartiene alla nostra vita di cui siamo molto orgogliosi.”
Attraverso le tante fotografie è possibile apprezzare uno spaccato dello sport leonfortese. Tanti rivedendosi in queste immagini ritorneranno indietro nel tempo e magari con un po di emozione, in particolar modo per coloro i quali non abitano più a Leonforte, sarà un buon motivo per ritornare indietro nel tempo.
La presentazione del libro avrà lo scopo anche di far riunire tanti tavachini per costituire una associazione di ex.
Passò una fanciullezza serena e gioiosa insieme al padre , all’amata madre e alla sorella Lilia. In seguito, quando il padre dovette trasferirsi in Australia e il resto della famiglia ad Agira, il giovanissimo Antonino rimase a Leonforte con i nonni paterni per proseguire gli studi.
Quando era libero da impegni scolastici, per rilassarsi frequentava l’oratorio della Matrice e ciò gli permise di coltivare i suoi principi cristiani che lo hanno supportato nel corso della sua esistenza, forse tale frequentazione fu la causa della crisi mistica ( voleva farsi monaco ) di cui venne sfiorato in una fase delicata della sua giovinezza, crisi che superò grazie alla sua infatuazione per una signorina più grande di lui, la quale in seguito divenne la compagna della sua vita. Dal matrimonio con Angela Pidone, celebrato il 7 settembre 1957, dopo qualche anno nacque il figlio Carmelo, oggi affermato avvocato amministrativista, che diede ai suoi genitori la gioia di due nipotini: Antonino e Alberto.
Subito dopo la laurea intraprese il praticantato di avvocato presso lo studio legale di Giuseppe Salamone, suo maestro di vita e grande estimatore.
Vinto il concorso in magistratura, nel 1965 iniziò la sua carriera presso il Tribunale di Nicosia con l’incarico di Procuratore reggente, in seguito venne nominato Sostituto procuratore nello stesso Tribunale.
Nel 1968 venne nominato Pretore di Giarre, incarico che mantenne per 21 anni , godendo in questo lungo periodo di tempo di larga e incondizionata stima sia dei colleghi che della classe forense con cui operò, lasciando in tutti la convinzione di avere avuto a che fare con un magistrato integerrimo, saggio e umano.
Nell’ immaginario collettivo giarrese Antonino Assennato rappresenta qualcosa di più di un signore che ha amministrato la giustizia in quella città, egli è “ Il Signor Pretore ” e tale rimarrà anche se le Preture sono scomparse e lui, purtroppo, è ormai nel mondo dei più.
Agli sgoccioli del 1980 si trovò alle prese con un duplice omicidio di cui si interessò anche la stampa nazionale. Il fatto fu clamoroso perché le vittime erano due giovani omosessuali ( gli ziti di Giarre). Il pretore Assennato condannò un ragazzo che si era auto-accusato del duplice omicidio, ma la sentenza lasciò tante perplessità nel mondo gay e recentemente la pubblicazione di un libro dal titolo Per non dimenticare mai di Riccardo Di Salvo le ha confermate, ma ovviamente la verità la sa solo il cielo.
Comunque in quell’occasione, Antonino Assennato fu un giudice che non si lasciò per niente influenzare dal clamore che si era creato intorno a quel particolare fatto di cronaca, mostrando in ogni fase del processo sincera compassione e pietà per le vittime.
Nel 1989 fu nominato Capo della Procura di Caltagirone , ruolo che resse per 4 anni fino a quando gli venne conferito l’incarico di Consigliere di Cassazione. Nel 1999 venne assegnato alla carica di Avvocato generale dello Stato presso la Corte d’Appello di Catania, mansione che tenne fino al 6 gennaio 2006, quando la morte lo colse improvvisamente nella sua casa di Giarre.
Il dottor Antonino Assennato ebbe una prestigiosa carriera di magistrato che sicuramente, vista la stima di cui godeva presso il Consiglio Superiore della Magistratura, avrebbe concluso con la carica di Procuratore generale.
Quando si parla di qualcuno che ha lasciato questo mondo, succede spesso che se dica bene, ma io di questa persona, che non conoscevo nemmeno di vista, ho sentito entusiastici giudizi anche quando era in vita. Chi lo conosceva metteva in risalto la sua profonda umanità e la sua enciclopedica cultura e ne parlava con orgoglio e senza invidia.
Amava tanto il suo paese e anche se aveva preso dimora definitiva a Giarre, finché è stata in vita la madre vi tornava di frequente. Per lui era anche l’occasione di rivedere i cari luoghi della giovinezza, ritemprarsi e riabbracciare gli amici del Circolo di Compagnia. Questo sodalizio era un po’ la sua casa e, quando ritornava al paese, non mancava mai di farvi una capatina per intessere amabili e profonde conversazioni.
Il dottor Antonino Assennato, seppur preso dal suo lavoro che considerava una missione e dalla famiglia per la quale mai avrebbe abdicato ai suoi doveri di marito e di padre, aveva altri interessi, infatti fu uno dei soci fondatori del Lions Club di Giarre- Riposto svolgendovi un’intensa attività culturale. Appassionato di cucina e della buona compagnia era assiduo frequentatore di un cenacolo gastronomico che univa personalità di spicco della cultura catanese.
Ninì Assennato era aduso agli incontri culturali, memorabile fu la sua conferenza sull’ Evoluzionismo di Darwin tenuta nell’Aula Magna del Liceo Classico di Leonforte che appassionò tanto gli studenti al punto di indurli a chiedere la ripetizione periodica di tali incontri.
Quando morì era al culmine della carriera di magistrato, unanime fu il cordoglio nel suo paese natio, a Giarre e a Catania. Tanti furono gli attestati di stima e sincero fu il rimpianto che li accompagnava, anche chi non lo conosceva a fondo prese coscienza che Leonforte aveva perso un figlio illustre.
L’ alto magistrato Antonino Assennato fu anche un maestro di umanità e di cultura che ovunque operò lo fece con competenza e signorilità onorando le sue origini e il suo paese natio. Leonforte ha un debito di gratitudine nei confronti di Ninì Assennato che andrebbe onorato anche per mantenerne vivo il ricordo.
Enzo Barbera
Enzo Barbera
Figlio di Giacomo, uno dei pochi coraggiosi fondatori del P.C.I. a Leonforte, Francesco Campione sin da bambino stupiva quanti avevano modo di meditare sui suoi ragionamenti, tanto che il nonno gli diceva spesso: ”quannu nascisti avievi vint’anni!” , ciò nonostante , egli sostiene che era un bambino molto vulnerabile e spaurito di fronte al mondo e che non vedeva perciò l’ora di crescere.UN PO’ DI CHIAREZZA SULL’ ARON DELL’ ANTICA EX- SINAGOGA DI AGIRA
Nell’aprile del 2002 l’Istituto Internazionale di Cultura Ebraica presieduto dal prof. Titta Lo Jacono realizzò ad Agira un ben riuscito Convegno Internazionale sull’Aron.
L’evento portò alla ribalta un reperto, forse unico al mondo, che prima d’allora era a conoscenza solo di pochi studiosi e sensibilizzò ( almeno così parve) gli Enti pubblici sulla necessità della ricostruzione dell’ex Sinagoga e del restauro del suo Aron.
Oggi è assodato che ad Agira esiste un manufatto in pietra( Echal ) che è riconducibile all’armadio (Aron) santo ( Ha qodesh) in cui si custodivano i Rotoli del Pentateuco (Torah) con le leggi di Mosè.
Di questo prezioso reperto tanto si è scritto e, a volte, senza volerlo si è fatta un po’ di confusione , quindi per rispetto della verità storica ci sembra opportuno ripercorrere cronologicamente le fasi di come si è giunti alla scoperta e alla individuazione della Sinagoga di Agira e del suo Aron.
Nel 1748 lo storico Giovanni Di Giovanni in L’ebraismo della Sicilia escludeva che ad Agira vi fosse mai stata una comunità di ebrei. Nel 1890, invece, i fratelli Bartolomeo e Giuseppe Lagumina , in un loro studio dal titolo Codice diplomatico dei giudei in Sicilia dimostrano che nel 1489 tra le quarantatre comunità ebraiche del regno di Sicilia c’era quella di Agira.
Ma fu solo nel 1910 che lo studioso agirino mons. Pietro Sinopoli Di Giunta individuò nella chiesetta di Santa Croce l’ex Sinagoga sicuramente esistente nel 1459 in quanto tale data, così gli era parso, era leggibile nella scritta del portale contenuto al suo interno.
Dopo anni di silenzio, nel 1947 il prof. Enzo Maganuco in qualità di relatore della tesi di laurea di Giuseppe Morina dà una sua interpretazione della dedicatoria sul portale, diversa da quella data dal Sinopoli confermandone però la datazione.
Nel 1974 Matteo Gaudioso in La comunità ebraica di Catania nei secoli XIV e XV pubblica una foto del manufatto di poco anteriore al suo prelievo e conseguente collocazione nella chiesa parrocchiale SS. Salvatore, dove venne incastonato nella navata di sinistra per chi entra.
Il primo che mise in discussione che il portale fosse qualcosa di diverso fu lo storico agirino Filippo Maria Provitina che nel 1980 in una monografia ( la sua prima Storia Patria è datata 1967), lo individua come altare della ex Sinagoga.
Lo stesso studioso, volendo poi indagare sul prezioso reperto, nel 1995 avvia e porta avanti un’operazione di archeologia storico- religiosa che concretizza conducendo ad Agira il semitista mons. Benedetto Rocco di Marineo.
Le visite di mons. Rocco ad Agira si sono svolte in tre tornate, dal novembre 1995 all’aprile 1996, il suo “aiutante in campo” è stato sempre Filippo Maria Provitina, il quale da me telefonicamente raggiunto a Palermo dove vive attualmente, mi ha riferito alcuni retroscena delle tre visite, e in particolare mi ha comunicato che il primo sopraluogo si svolse il 4 novembre 1995 e che vi parteciparono, oltre a lui e a mons. Rocco, il sicilianista Pippo Scianò, lo studioso di ebraismo Titta Lo Jacono, e autorità locali. Il Provitina specifica che Titta Lo Jacono si era aggregato su invito di Pippo Scianò, che non era egli mai stato ad Agira e che comunque non fu presente alle altre due visite in cui mons. Benedetto Rocco individuò con certezza nel manufatto di pietra l’ARON o Arca Santa interpretando inconfutabilmente l’iscrizione riportata sul suo cornicione : “ Nell’anno di : <<> Giacobbe, venite e camminiamo alla luce ( del Signore)>>. Cioè nell’anno 1454 “. Nell’occasione della 3° visita del 22 aprile del 1996, la 2° si era svolta il 23 gennaio 1996 , Filippo Maria Provitina si avvalse del forestale Michele Rocca, per la scrupolosa misurazione dei ruderi dell’ex Sinagoga. Quella volta fu presente il prof. Salvatore Mangione, pure coinvolto dal Provitina, e il Sindaco di Agira con l’Assessore al ramo.
Nello stesso 1996 mons. Benedetto Rocco pubblicava su Ho Theològos 1996, 129-138 le risultanze del metodo scientifico seguito per la traduzione del testo biblico.
Tali studi e scoperte sono stati resi pubbliche in una affollata conferenza voluta dal Sindaco pro tempore che il Provitina tenne nella sala consiliare del Comune di Agira l’ 8 aprile 1998, e ne scrive in Storia di Agira e del suo Santo pubblicata nel 1999 (vedi pagg. 79, 156, 224, 225, 232, 251, 252, 253)e ristampata con integrazioni nel 2006 dalla Casa Editrice Abbadessa.
In occasione del Seminario Internazionale sul Giudaismo in Sicilia agli osservatori più attenti non sfuggirono e non si spiegarono le assenze dei personaggi che avevano di fatto e di merito contribuito allo studio del prezioso manufatto ( mons. Benedetto Rocco e Filippo Maria Provitina).
L’Aron è stato riconosciuto “Il più antico d’Europa”dallo studioso Nicolò Bucaria (condotto ad Agira dal Provitina insieme a mons. Benedetto Rocco nella primavera del 1996) e nella due giorni si fecero tanti buoni propositi : la ricostruzione della sinagoga e il suo inserimento in un apposito circuito turistico denominato “ percorso della memoria ebraica in Sicilia ”, il restauro dell’Aron e l’attivazione di un centro studi sull’ebraismo medioevale in Agira valorizzandola come “luogo del dialogo e della storia”, essendo colà ancora ben individuabile l’antica casba araba (rione Rocche).
Da allora dell’Aron Ha Qodesh di Agira, tranne una visita di una folta delegazione di studiosi americani avvenuta nel novembre 2005, non se ne è sentito più parlare, e di tutte quelle belle intenzioni espresse al Convegno Internazionale non si è realizzato nulla.
Ad agitare le acque ci ha pensato il Lo Jacono con un suo articolo sul periodico del Lions Club questo scritto ci sono inspiegabili dimenticanze e inesattezze che oscurano il suo grande merito nell’avere organizzato il Simposio del 2002. di Leonforte pubblicato nel maggio 2007; in
Leggendo l’articolo si ha sensazione che egli abbia sentito parlare per la prima volta degli Ebrei d’Agira nel 1991 grazie ad una lettera speditagli dall’Argentina dal benemerito dott. Juan Canzonieri che ha condotto uno studio ( non completato) sugli ebrei d’Agira e ciò è quantomeno inspiegabile per uno studioso di ebraismo del suo calibro visto che studiosi come i Lagumina, Sinopoli, , Managuco, Gaudioso, Provitina già ne avevano scritto in note pubblicazioni.
Poi scrive che in occasione della sua prima visita ad Agira ( che egli dice essere avvenuta nel 1992, quando invece si svolse nel 1995) notò che il portale della Sinagoga era alto appena 80 cm. , quando è sotto gli occhi di tutti che è ad altezza d’uomo ( pubblichiamo il disegno dell’ Arca Santa con le relative misure).
Quindi accusa mons.Benedetto Rocco di essersi appropriato di una sua “indimostrabile illuminazione” e cioè di aver per la primo riconosciuto l’Aron .
E poi quasi a volerlo punire lo dà per morto, quando mons. Rocco è vivo e vegeto. Però gli riconosce il merito di aver interpretato la scritta in ebraico dedicatoria dell’Aron, sostenendo che l’ ha ricostruita attraverso vecchie foto. Peccato che queste ultime siano illeggibili. In effetti la scritta nella sua completezza venne decifrata grazie ad una lastra fotografica di vetro che per insistenza del Provitina venne messa a disposizione di mons. Rocco da don Roberto Zito, parroco del SS. Salvatore nel cui archivio era conservata, nella 3° e ultima visita.
Infine chiude l’articolo facendo un’ipotesi rispettabilissima anche se discutibile e cioè che la Sinagoga di Agira forse non sia mai esistita, ma che ci troviamo in presenza di un Bet ha midrashEchal per l’Aron così imponente si giustifica col fatto che apparteneva ad un ricco ebreo; in quel secolo ad Agira non c’è però alcuna traccia di tanto dovizioso cittadino. (oratorio privato) e che la presenza di un
Enzo Barbera