ADNKRONOS

mercoledì 20 agosto 2008

Eredità immateriali dei centri ennesi

Fiabe e beffe nella Sicilia Lombarda
di Marcella Croce
Viaggi nell’aldilà, racconti di burle e sberleffi, favole magiche. Tutte le tipologie della fiaba, così come sono state individuate da Propp e da altri studiosi, ricorrono puntualmente nei racconti in lingua gallo-italica del paese di Nicosia racconti, tradotti ed elaborati da Sigismondo Castrogiovanni e recentemente pubblicati (accanto alla relativa trascrizione in italiano) nei due volumi “Eredità immateriale dei centri ennesi” a cura di Salvatore Lo Pinzino, sotto l’egida dell’associazione G.Forti Natoli di Sperlinga e della Regione Siciliana.
Nicosia condivide l’idioma gallo-italico (o gallo-romanzo) con Piazza Armerina e con una decina di altri centri delle province di Messina, Catania, Siracusa e Enna, tra cui Aidone, San Fratello, Sperlinga, Acquedolci e Novara di Sicilia: la cosiddetta “Lombardia siciliana”. Questa peculiare lingua che in realtà non è lombarda, ma ligure piemontese, deriva da una forte mescolanza etnica tra la popolazione locale e i popoli settentrionali arrivati al seguito dei normanni nell’XI e XII secolo. Essa presenta delle caratteristiche un po’ diverse in ciascuno di questi centri ed è stata spesso oggetto di discriminazione perché considerata espressione di inferiore ceto sociale.
Il gallo-italico è documentato anche in alcuni paesi calabresi e lucani; in quest’ultima regione ha ottenuto status di lingua minoritaria, così come è avvenuto per l’albanese di Sicilia. A Piazza Armerina, dove il gallo-italico viene chiamato “ciaccès ‘ncaucà”, esistono tuttora peti in vernacolari, tra i quali il più noto è Nino Testa. Istintivo e satirico, i cui versi, non ancora pubblicati vengono frequentemente declamati pubblicamente.
In Sicilia questa lingua di origine padane costituì un cuscinetto divisorio, una specie di barriera linguistica, fra il “palermitano” e l’idioma “siculo-orientale”. Queste zone sono certamente una enclave di grande interesse per gli studiosi di linguistica; a Remigio Roccella , che nel 1872 pubblicò il suo primo libro di poesia piazzese, si deve il capostipite dei vocabolari gallo-italici con elementi grammatica e fonetica, che da quel momento in poi divenne un punto di riferimento per ogni studioso. Salvatore Trovato, originario di Nicosia, ha curato la trascrizione ortografica del nicosiano, e dal 1987 ha attivato il progetto gallo-italico presso l’Università di Catania, dove è ordinario di Filologia moderna.
Quattro convegni sul gallo-italico, con relativa pubblicazione di Sigismondo Castrogiovanni, 74 anni, che fu maestro elementare a Nicosia per quattro decenni, si era accorto che questa lingua stava scomparendo e adoperò a salvarne i fondamenti, basandosi principalmente su materiale trascritto dalla testimonianza orale della propria madre.
Le favole sono esemplificazione di rituali iniziatici, e hanno sempre un valore didattico, come osserva nella sua introduzione Claudio Paterna, dirigente del servizio Beni storici-artistici e antropologici della Regione. Il protagonista è spesso vittima di una ingiustizia, deve nascondersi sotto mentite spoglie e superare e superare, con l’aiuto di oggetti magici, durissime prove prima che sia rivelata la sua vera identità. Ci sono racconti di fede ingenua dove, su un fiabesco sfondo religioso, monaci di grande creduloneria si lasciano facilmente abbindolare, e ci sono racconti di animali che con il loro perfetto antropomorfismo si inseriscono nella più pura tradizione favolistica esoplana. Dietro ogni vicenda si intuisce un mondo contadino di estrema miseria in cui non si è perso però il gusto dell’ironia, come nella storia di “Maestro Imbroglia Popolo”, disposto a stendersi sul cataletto e a intimare ai suoi otto figli di piangerlo per morto pur di sfuggire ai suoi creditori. È un mondo dominato dal fatalismo e dalla sempiterna dea che tutto sembra governa, la Sors fortuna, e nel quale il sovrannaturale è costantemente imbevuto di sincretismo: così è accaduto che la “Bella dei sette veli”, protagonista di una delle favole raccolte da Castrogiovanni, sia anche una delle denominazioni della Madonna di Trapani, il cui culto a sua volta era stato assimilato a quello della Venere ericina.Correda l’opera un’interessante documentazione fotografica. Il primo volume contiene le etnofotografie che il dialettologo tedesco Gherard Rholfs, durante i rilevamenti da egli eseguiti per l’Atlante linguistico Italo-Svizzero, scattò nel 1924 per documentare la vita della gente che abitava nelle grotte a Sperlinga (definiti gli ultimi trogloditi nella stampa del tempo). Le favole del secondo volume sono illustrate da numerose cartoline d’epoca di Nicosia. Concludono il secondo volume le foto scattate dall’amministrazione locale fra il ’22 e il ’26 per far vedere al governo di Roma le condizioni di miseria nelle quali viveva a quel tempo la gente di Sicilia. È prevista la pubblicazione di altri volumi di racconti, che raccoglieranno non solo favole ma anche la descrizione.

martedì 19 agosto 2008

Il video dei studenti di Enna negli schermi degli autogrill di tutta Italia

Lo hanno realizzato gli studenti del liceo socio psico-pedagogico Dante Alighieri di Enna. Un video completamente made in Sicilia ed è visibile in 110 schermi di altrettanti autogrill della rete autostradale italiana. Per ricordare in questi giorni di vacanza di chi vive il dramma di una grave malattia come l’anoressia. La clip “Cosa c’è ke nn va” ha partecipato recentemente al “Flower film festival” conquistando un enorme successo tanto da convincere i gestori degli autogrill di proiettarlo in questo periodo di vacanze. Il lavoro è nato per fare conoscere il dramma dell’anoressia di Erika Piccillo studentessa come le altre al liceo di Enna. Sicuramente una vita dura e difficile, quella di Erika, che ha dovuto interrempore gli studi per colpa di questa malattia. Sembra migliorare la situazione di Erika e speriamo che al più presto riesca a risolvere i suoi problemi per il sollievo di tutti coloro i quali le stanno accanto in particolare modo i propri genitori. Nel frattempo, in quasi tre mesi, su Yuotube il video ha raggiunto quasi 100.000 visitatori. I ragazzi della Dante hanno attivato un sito internet, www.cosacekennva.it per far conoscere la sfortunata storia di Erika a tutti i coetanei d’Italia.

IL BATTIMENTO DI AIDONE COME BENE IMMATERIALE

Una festa millenaria che rievoca lo scontro fra Arabi e Normanni

di Claudio Paterna

Anche Aidone si propone per l’inserimento nel “Registro delle eredità immateriali”, lista d’eccellenza istituita nel 2005 dall’assessorato regionale Beni Culturali per avviare alla tutela e valorizzazione le tradizioni culturali locali di cui rimangono soprattutto le espressioni orali e rituali. La proposta, riguardante la millenaria festa di San Lorenzo e la cerimonia di vigilia chiamata “il battimento”, è stata avanzata alla Soprintendenza di Enna che ha già provveduto a inviare la proposta all’assessorato nell’ambito dello specifico “Libro delle celebrazioni”.
Se c’è infatti chi crede che la vigilia di San Lorenzo sia presagio di grandi eventi nel calendario magico-rituale, per gli aidonesi è lo scenario metastorico diun combattimento in abiti medievali tra cristiani e saraceni: le due “fazioni” si danno appuntamento sotto il castello di Adelasia di Monferrato e iniziano un singolare torneo d’arme, il “Battment”, nell’idioma gallo-italico parlato ad Aidone. L’evento vuole rievocare lo scontro tra normanni e arabi durante la turbolenta fase di riconquista cristiana dell’Isola nell’XI secolo. La singolarità della cerimonia, oltre la coincidenza del Santo, ha il significato di “pacificazione”, significato esplicito che volle dargli qualche anno dopo il fatto d’arme, Guglielmo il Normanno, anziché rievocare il trionfo del nonno Ruggero I sui “pagani”, nella località detta Passo dei Giudei.
A differenza delle celebrazioni guerresche di Scicli, Casteltermini, Chiaramente Gulfi e Noto, la rievocazione promossa dal normanno (cui la storiografia ufficiale appioppò il soprannome di “Malo” per le sue non dissimulate simpatie per la minoranza musulmana), volle celebrare con torneo, tra nobili cavalieri, la pacificazione tra i cristiani di provenienza “lombardo-padana” e i musulmani già abitatori di quei luoghi, oggetto di persecuzioni da parte dei nuovi arrivati. Oggi la rievocazione termina con la stipula di un trattato di pace dopo un simbolico combattimento con bastoni intagliati e spade simulate, espressione di una tradizione dell’intaglio cui andavano fieri i pastori del luogo.
Nel corso del tempo il torneo si arricchì di particolari suggestivi quali il tributo alla contessa Adelasia, ultima moglie di Ruggero I (oggi si svolge un concorso tra le più belle ragazze aidonesi per il titolo), il corteo storico dei cavalieri, la devozione alla Madonna delle Grazie, patrona delle messi e dei buoni raccolto, la coreografia di archi posti ad ogni crocevia, i teatrini con le storie dei paladini allestiti nelle piazze, la fiera agricola, le processioni religiose, i giocolieri, i mangiafuoco…
Non sappiamo quali pause abbia subito la tradizione anche se la rievocazione storica pare, si svolgesse ogni dieci anni, fino al 1890, anno in cui è documentata l’ultima rappresentazione in coincidenza con la festività della Madonna delle Grazie. Tuttavia è lo stesso Pitré ad ammettere che per la ricorrenza del santo patrono del fuoco, San Lorenzo, il martire fustigato sulla graticola, si svolgessero cerimonie in onore della protettrice del raccolto (circostanza confermata nel Dizionario dei Comuni siciliani del 1905).
La coincidenza degli eventi vuole tuttavia che nella vicina ValguarneraCaropepe che si è proposto per analogo inserimento nel Rei, (insieme a Enna e Barrafranca), nel giorno più corto dell’anno, il 13 dicembre, la festa di Santa Lucia, si svolga un tributo al fuoco con torce e falò come durante il “battment” in onore di San Lorenzo, quest’ultimo raffigurazione religiosa posteriore di Plutone/Hades secondo gli studiosi del sincretismo religioso. Come del resto parrebbe la Madonna delle Grazie una riproposizione del mito di Demetra.
Parliamo della festa di Aidone anche per la coincidenza con il più noto Palio dei Normanni di Piazza Armerina che si svolge il 15 agosto in occasione della ricorrenza della Madonna delle Vittorie. La rievocazione di Piazza Armerina è inserita in tutti programmi turistici della Regione, e il Palio è stato pure inserito tra le celebrazioni più importanti della Sicilia nel Registro <<>>.
Di Grazia si batte da anni per il riconoscimento del Battimento tra le grandi rievocazioni storiche. A lui e ad altri appassionati, si deve il ripristino della cerimonia storica nel 2005. In occasione del millenario della battaglia di Hasting in Inghilterra (1066) è stata richiesta dagli organizzatori della rievocazione una rappresentanza in armature dei “Normanni di Sicilia”, presenza documentata storicamente da truppe di Ruggero poste agli ordini di Guglielmo il conquistatore. Anche Aidone, in questo caso, come Piazza Armerina, Nicosia, Troina, Cerami, Nissoria nella sola provincia di Enna, ha da raccontare la imprese dei guerrieri normanni nell’Isola.
Ma non solo di imprese guerresche si tratta: i Normanni e i Lombardi (Paladini delle province di Piacenza e Vercelli), al loro seguito, hanno saldato legami antichi tra genti diverse, come le comunità greco-bizantine, arabe, berbere ed ebraiche sparse nel territorio di questa Sicilia centrale, al limite dei monti Erei, tra l’Est e l’Ovest, l’unica parte dell’Isola – come spiega Denis Mack Smith – che restò fedele alle proprie tradizioni religiose malgrado le numerose invasioni.Aidone oggi è un centro turistico di richiamo per la presenza degli scavi di Morgantina, della vicina villa romana del Casale, ma anche per la sua posizione alto-collinare, “balcone della Sicilia”. Da anni si attende la realizzazione del Parco archeologico, risorsa indifferibile del territorio che fa un tutt’uno con le riserve naturali, e pare che sia la volta buona col ritorno annunciato della “Venere” trafugata, ora al Paul Getty Museum di Malibù.

Già pubblicato su “La Repubblica” il 14 agosto 2008

giovedì 24 luglio 2008

Blog

Ho trovato per caso un blog che si occupa, da quello che si legge, di politica locale leonfortese di seguito il link: http://comunalileonforte.ilcannocchiale.it/

martedì 22 luglio 2008

Associazione ex-tavachini

Il calcio come favola

I pioneri, la Furia e la Tavaca

di Enzo Barbera


Nni cridiemmu patruna

di lu munnu

mangiammu pani e palluni

tutti i jiorna,

a lu campu sportivu

dda a la Turretta, fori paisi,

nni sientimmu ranni

e nunn'aviemmu varba

nni siemtimmu ricchi

e nunn'aviemmu sordi

nni sientiemmu angili

e nunn'aviemmu ali.

Ppi la partita

nni caliammu 'a scola,

si vinciemmu

arridiemmu

arridiemmu senza attigghiu

si pirdiemmu

nun di durmiemmu ' a notti.

Duoppu cirsciemmu, la vita

ci fu a ccu detti a a ccu livà,

ma quannu parramu di palluni

simu tutti i stissi

e nni scurdamu

cca passà a cchiù bedda età.




Il 13 agosto 2008 presso la sala conferenze del Circolo di Compagnia di Leonforte verrà presentato il libro di Enzo Barbera “Il calcio come favola – I pioneri, la Furia e la Tavaca”.

Scrive l'autore nella sua presentazione: “Il lettore, in questo libro non leggerà la storia del calcio leonfortese, trattarla non è stato nelle mie intenzioni, anche se è doveroso riconoscere che la Leonfortese, quest'anno ha celebrato il suo 40° anniversario, ha sempre tenuto alto di Leonforte calcistica e la Branciforti, della quale ho condiviso e ammirato la genuità dei primitempi, è stata un punto di riferimento educativo per tanti giovani leonfortesi.

Grazie a questo libro ho potuto pubblicare, altresì, il secondo e l'ultimo capitolo della storia dell' associazione Sportiva Tavaca, esaudendo con ciò un desiderio mio e di tanti tavachini: quello di fissare nel tempo nomi, figure e pensieri di una pagina di storia leonfortese che appartiene alla nostra vita di cui siamo molto orgogliosi.”

Attraverso le tante fotografie è possibile apprezzare uno spaccato dello sport leonfortese. Tanti rivedendosi in queste immagini ritorneranno indietro nel tempo e magari con un po di emozione, in particolar modo per coloro i quali non abitano più a Leonforte, sarà un buon motivo per ritornare indietro nel tempo.

La presentazione del libro avrà lo scopo anche di far riunire tanti tavachini per costituire una associazione di ex.

domenica 22 giugno 2008

Primo Concorso Fotografico


Sergio Rossino si è aggiudicato il primo concorso fotografico indetto dalla proloco di Leonforte nella foto accanto, infatti, Sergio Rossino che riceve il primo premio.







"Narcisismo mattutino" foto arrivata terza nel concorso "Tema libero"













"CONFLITTI ONNIPOTENTI: ANTENNINA PROTETTRICE"

E' la foto arrivata prima nel concorso tema: "Leonforte: città invisibile"





giovedì 12 giugno 2008

Replica

L’associazione culturale Nuova Compagnia Teatrale Il Canovaccio di Leonfortem il 30 giugno 2008 replica, presso la scalinata DUOMO di ENNA "ancilla domini" spettacolo per coro/danza e teatro, in collaborazione con l’Associazione artistico culturale UNASP ACLI – Spazio Antropologico Aperto di Leonforte, e con la preziosa partecipazione della Corale Polifonica Maria SS. Addolorata di Leonforte, presenta “Ancilla Domini”, spettacolo per coro/danza e teatro per la Regia di Sandro Rossino
Lo spettacolo è stato prodotto e scritto dalla Nuova Compagnia Teatrale il Canovaccio Leonforte in occasione delle Celebrazioni in onore di Maria SS. Annunziata.
Si tratta di una rappresentazione teatrale, non sacra, che prende spunto dal tema dell’annunciazione a Maria.
Uno spettacolo irreale, strutturato sulla tecnica del flash-back, attraverso il quale una Maria matura ripercorre alcuni momenti salienti della propria vita, con particolare riferimento a tutti i “Si” che la stessa rivolge al Signore.
Alla base dei testi, un’umanizzazione di tutti i personaggi, da Giuseppe a Gioacchino, da Anna ad Elisabetta, da Maria agli uomini e le donne del villaggio, con l’obiettivo di riscoprire la fede, attraverso il teatro, quale componente fondamentale della vita dell’uomo.
La location vuole rivalutare i caratteristici luoghi di culto dell'entro terra siciliano, utilizzando come scenografia di uno spettacolo per coro, danza e teatro, il prospetto principale e la scalinata antistante i palazzi storici o i sagrati delle Chiese.
Valorizzando così questo patrimonio artistico culturale, mediante una trasformazione dello stesso in un vero e proprio anfiteatro sotto le stelle, l’intento è anche quello di promuovere le piazze antistanti, quale salotti di cultura, confronto e promozione delle risorse artistiche locali. Lo spettacolo unisce il teatro sperimentale, la tragedia greca, la musica sacra e il folk poetico di F. De Andrè.


Cast:
Rosario Lo Grasso, Angela Pellegrino, Simona Vicino, Federico Fiorenza, MariaGrazia La Legname, Alessandro Licata, Sonia Inveninato, Alessandro Todaro, Loredana Lo Pumo, Marta Mangione, Floriana Todaro, Evelis Cangeri, Azzurra Drago.

martedì 27 maggio 2008

Ninì Assennato

Si era fatto veramente alto e bello Ninì, era l’orgoglio dei suoi genitori. Sin dalla nascita prometteva bene e se ne ebbe conferma quando al nastro di partenza prese la testa della corsa e tagliò per primo tutti i traguardi che la vita gli propose.
Già nelle scuole delle monache era il primo della classe, così pure alle scuole superiori dove mostrò tanta generosità verso i suoi compagni di corso elargendo le soluzioni delle varie prove scritte, le più richieste erano le versioni di greco e di latino, materie nelle quali il liceale Antonino Assennato eccelleva.
A Leonforte è stato uno dei pochi a sostenere l’esame di maturità classica a soli sedici anni d’età, operazione che gli fu permessa in quanto aveva avuto almeno l’ otto in tutte le discipline del secondo Liceo. Quindi sostenne l’esame di Stato da privatista per il terzo liceo e nonostante le difficoltà si diplomò brillantemente.
L’anno dopo, nel mentre si era iscritto alla facoltà di Legge dell’Università di Catania e cominciava a sostenere i primi esami universitari, si presentò da privatista agli esami per l’abilitazione magistrale approfittando del fatto che dovette aiutare in questo cimento una sua cara amica. Preso il diploma tentò subito il concorso magistrale ( seppur molto giovane, aveva premura di mettere su famiglia) che vinse agevolmente risultando il maestro elementare di ruolo più giovane d’Italia. Il suo lavoro di insegnante elementare proseguì anche dopo la laurea in Giurisprudenza acquisita a 21 anni d’età. Quindi cominciò a frequentare lo studio dell’avvocato Salamone e inoltre intraprese la dura strada per inserirsi in magistratura.
Antonino Assennato (chiamato affettuosamente Ninì ) nacque a Leonforte il 4 novembre 1934 in una bella e grande casa di via Tamburella, da Carmelo ed Elena Fiorenza. Il papà , oltre che proprietario terriero faceva il mestiere di “ arbitriante ” - commerciante di cavalli -, la madre, bellissima donna, apparteneva ad una famiglia benestante di Agira.

Passò una fanciullezza serena e gioiosa insieme al padre , all’amata madre e alla sorella Lilia. In seguito, quando il padre dovette trasferirsi in Australia e il resto della famiglia ad Agira, il giovanissimo Antonino rimase a Leonforte con i nonni paterni per proseguire gli studi.
Quando era libero da impegni scolastici, per rilassarsi frequentava l’oratorio della Matrice e ciò gli permise di coltivare i suoi principi cristiani che lo hanno supportato nel corso della sua esistenza, forse tale frequentazione fu la causa della crisi mistica ( voleva farsi monaco ) di cui venne sfiorato in una fase delicata della sua giovinezza, crisi che superò grazie alla sua infatuazione per una signorina più grande di lui, la quale in seguito divenne la compagna della sua vita. Dal matrimonio con Angela Pidone, celebrato il 7 settembre 1957, dopo qualche anno nacque il figlio Carmelo, oggi affermato avvocato amministrativista, che diede ai suoi genitori la gioia di due nipotini: Antonino e Alberto.
Subito dopo la laurea intraprese il praticantato di avvocato presso lo studio legale di Giuseppe Salamone, suo maestro di vita e grande estimatore.
Vinto il concorso in magistratura, nel 1965 iniziò la sua carriera presso il Tribunale di Nicosia con l’incarico di Procuratore reggente, in seguito venne nominato Sostituto procuratore nello stesso Tribunale.
Nel 1968 venne nominato Pretore di Giarre, incarico che mantenne per 21 anni , godendo in questo lungo periodo di tempo di larga e incondizionata stima sia dei colleghi che della classe forense con cui operò, lasciando in tutti la convinzione di avere avuto a che fare con un magistrato integerrimo, saggio e umano.
Nell’ immaginario collettivo giarrese Antonino Assennato rappresenta qualcosa di più di un signore che ha amministrato la giustizia in quella città, egli è “ Il Signor Pretore ” e tale rimarrà anche se le Preture sono scomparse e lui, purtroppo, è ormai nel mondo dei più.
Agli sgoccioli del 1980 si trovò alle prese con un duplice omicidio di cui si interessò anche la stampa nazionale. Il fatto fu clamoroso perché le vittime erano due giovani omosessuali ( gli ziti di Giarre). Il pretore Assennato condannò un ragazzo che si era auto-accusato del duplice omicidio, ma la sentenza lasciò tante perplessità nel mondo gay e recentemente la pubblicazione di un libro dal titolo Per non dimenticare mai di Riccardo Di Salvo le ha confermate, ma ovviamente la verità la sa solo il cielo.
Comunque in quell’occasione, Antonino Assennato fu un giudice che non si lasciò per niente influenzare dal clamore che si era creato intorno a quel particolare fatto di cronaca, mostrando in ogni fase del processo sincera compassione e pietà per le vittime.
Nel 1989 fu nominato Capo della Procura di Caltagirone , ruolo che resse per 4 anni fino a quando gli venne conferito l’incarico di Consigliere di Cassazione. Nel 1999 venne assegnato alla carica di Avvocato generale dello Stato presso la Corte d’Appello di Catania, mansione che tenne fino al 6 gennaio 2006, quando la morte lo colse improvvisamente nella sua casa di Giarre.
Il dottor Antonino Assennato ebbe una prestigiosa carriera di magistrato che sicuramente, vista la stima di cui godeva presso il Consiglio Superiore della Magistratura, avrebbe concluso con la carica di Procuratore generale.
Quando si parla di qualcuno che ha lasciato questo mondo, succede spesso che se dica bene, ma io di questa persona, che non conoscevo nemmeno di vista, ho sentito entusiastici giudizi anche quando era in vita. Chi lo conosceva metteva in risalto la sua profonda umanità e la sua enciclopedica cultura e ne parlava con orgoglio e senza invidia.
Amava tanto il suo paese e anche se aveva preso dimora definitiva a Giarre, finché è stata in vita la madre vi tornava di frequente. Per lui era anche l’occasione di rivedere i cari luoghi della giovinezza, ritemprarsi e riabbracciare gli amici del Circolo di Compagnia. Questo sodalizio era un po’ la sua casa e, quando ritornava al paese, non mancava mai di farvi una capatina per intessere amabili e profonde conversazioni.
Il dottor Antonino Assennato, seppur preso dal suo lavoro che considerava una missione e dalla famiglia per la quale mai avrebbe abdicato ai suoi doveri di marito e di padre, aveva altri interessi, infatti fu uno dei soci fondatori del Lions Club di Giarre- Riposto svolgendovi un’intensa attività culturale. Appassionato di cucina e della buona compagnia era assiduo frequentatore di un cenacolo gastronomico che univa personalità di spicco della cultura catanese.

Ninì Assennato era aduso agli incontri culturali, memorabile fu la sua conferenza sull’ Evoluzionismo di Darwin tenuta nell’Aula Magna del Liceo Classico di Leonforte che appassionò tanto gli studenti al punto di indurli a chiedere la ripetizione periodica di tali incontri.
Quando morì era al culmine della carriera di magistrato, unanime fu il cordoglio nel suo paese natio, a Giarre e a Catania. Tanti furono gli attestati di stima e sincero fu il rimpianto che li accompagnava, anche chi non lo conosceva a fondo prese coscienza che Leonforte aveva perso un figlio illustre.
L’ alto magistrato Antonino Assennato fu anche un maestro di umanità e di cultura che ovunque operò lo fece con competenza e signorilità onorando le sue origini e il suo paese natio. Leonforte ha un debito di gratitudine nei confronti di Ninì Assennato che andrebbe onorato anche per mantenerne vivo il ricordo.


Enzo Barbera