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Con la Domenica delle Palme si aprono i grandi riti della Settimana Santa ad Enna, che vanno dalla Domenica delle Palme, a Domenica in Albis.
La Domenica delle Palme viene aperta dalla Confraternita dello Spirito Santo, che alle ore 9:00, va dalla chiesa di San Bartolomeo sino alla chiesa di San Leonardo per rendere omaggio all’Ecce Homo. Ma il vero fulcro dell’inizio della Domenica delle Palme è la solenne entrata di Gesù a Gerusalemme rievocata dalla Confraternita della SS. Passione, alle ore 10:00.
Alla processione partecipano i frati minori conventuali di Montesalvo e le rappresentanze delle 15 confraternite ennesi. 
La processione parte dal Santuario di Papardura, con cavalli, con sopra romani con costumi artistici, apostoli, centurioni, soldati e infine Gesù sull’asinello. Arrivati alla chiesa di San Sebastiano Martire avviene la benedizione delle Palme, e la solenne processione dei fedeli, dei frati, delle rappresentanze delle confraternite, e della confraternita della SS. Passione seguita da Gesù con gli apostoli, arrivando nella chiesa di San Leonardo Abate.
Le Prime “URA”
Alle ore 16:00, dal convento e chiesa di Montesalvo, il Collegio dei Rettori delle Confraternite di Enna, apre l’adorazione al SS. Sacramento, recandosi in Duomo. Ogni rettore tiene in mano il fregio della confraternita, e gli altri due confrati o un altro simbolo o una croce.
Fondato nel 1714, venne anticamente chiamato “Consiglio Economico delle Corporazioni Religiose” ma in seguito venne sospeso dal viceré Domenico Caracciolo. Tuttora il collegio si occupa dell’organizzazione dei riti della Settimana Santa, e controlla il normale svolgersi dei compiti delle varie confraternite, ed è composto dai rettori di ogni singola confraternita. Anticamente il Collegio si recava a fare l’ora di adorazione in Duomo la Domenica delle Palme mattina; preceduto dai mazzieri, Il rettore della confraternita dei “Cordiglieri” teneva in mano un crocifisso in legno
a grandezza naturale, dove erano attaccati dei nastri.
Alle ore 17:00 è la volta della confraternita di Maria SS. del Rosario, che partendo dalla Chiesa di San Giovanni Battista si reca in Duomo per l’ora di adorazione. La mantellina è color latte, con una grossa bordura nera. Al petto un medaglione in argento o in metallo, con la figura della Madonna del Rosario di Pompei tra San Domenico e Santa Caterina;cingolo bianco e coroncina nera, nessun scapolare.
Nata nel 1542 come “Compagnia dei Bianchi”, si unisce nel 1732 a quella del SS. Sacramento della quale assume l’abito culturale. Solamente i Confrati appartenenti ad un ceto nobiliare potevano assistere i condannati a morte durante il trapasso e curarne la sepoltura. Le due Compagnie si divisero nel 1754 e si riunificarono nello stesso anno. La Compagnia dei Bianchi fu sciolta nel 1782, anno in cui fu abolito il Santo Uffizio Spagnolo”. Ricomparve tre anni dopo con l’attuale denominazione presso la chiesa di San Domenico, attuale parrocchia di San Giovanni Battista. In seguito si risciolse e si riunì nel 1932. È la prima confraternita delle 15 a svolgere l’ora di adorazione
Alle 18:00 un’altra antica congregazione religiosa compie l’ora di adorazione. La Compagnia della SS. Passione. Partendo dalla chiesa d'appartenenza, quella di San Leonardo, alla volta del Duomo. La Mantellina è di colore rosso scarlatto, con il volto dell’Ecce Homo a sinistra e lo scapolare rosso. Cordoncino rosso e bianco con coroncina rossa.
Il 7 febbraio 1660 fu fondata la “Compagnia della Acerba e Sacrosanta Passione di Nostro Signore Gesù Cristo”. Poteva far parte della compagnia colui che, essendo cattolico e di buona morale, era capace di aiutare i poveri da vivi e seppellirli da morti. I primi confrati erano solo trentatrè, tanti quanti gli anni di Gesù al tempo della Passione. Dai primi decenni del XVIII sec. crollata la chiesa della Passione, la confraternita opera nella chiesa di San Leonardo Abate sorta nel XVI sec. La confraternita gode del privilegio di portare il Venerdì Santo i ventiquattro misteri, di scortare l’Urna del Cristo Morto e di portare il baldacchino con la Spina Santa.
Questa Confraternita porta, la Domenica delle Palme, in processione il simulacro ed il fercolo dell’Ecce Homo dal 1984.
Assieme alla confraternita della Passione, va per l’ora di adorazione in Duomo, anche la Confraternita del SS. Crocifisso di Pergusa. Il suo abito è simile a quello delle confraternite spagnole: non possiede mantellina, camice bianco con vistoso colletto le cui maniche sono svasate e con orli gialli, e su di esso uno scapolare rosso, lungo quanto il camice; fascia blu con risvolti a frange, pendenti dal lato sinistro con al collo un artistico crocifisso in bronzo.
La confraternita fu fondata presso la parrocchia del SS. Crocifisso di Pergusa nel 1973 dai “lacari”, coloro che organizzavano la festa del “Signuruzzu du Lacu”.
Alle ore 19:00 parte l’ultima confraternita della Domenica delle Palme, che farà l’ora d’adorazione al Santissimo, la confraternita del SS. Salvatore, la più antica delle confraternite. Caratterizzata da una mantellina gialla con la Croce di Malta a sinistra e cingolo bianco. La sua fondazione risale al 1261, e a costituirla furono i frati Basiliani, che adunarono prima gli agricoli ed i contadini e successivamente ebbero tra gli affiliati dazieri e doganieri allora in servizio a Portosalvo, vecchio ingresso del paese. La Confraternita traeva a quel tempo il proprio sostentamento dalle offerte spontanee dei confrati più facoltosi e lo destinava in beneficenza a favore dei confrati poveri ed ammalati. Nel 1672 fu concesso ai confrati di portare a spalla l’Urna del Cristo Morto nella processione del Venerdì Santo
Come associazione per la tutela dei diritti intendiamo protestare contro la logorante sequela di annunzi balzani e smentite ambigue dell’Assessorato alla Sanità della Regione Sicilia che, dopo un’ultra decennale dispendiosa gestione politico-clientelare del sistema sanitario, trovandosi costretto ad imbastire un piano di “rientro” delle spese, programma di intaccare quasi esclusivamente i servizi per i cittadini, tramite provvedimenti ragionieristici di tagli e riconversioni.
Non può non suscitare rabbia che in Provincia di Enna, dove si prefigura già un’enorme disparità con altre Province, svilendo l’opportunità di progettare la necessaria riorganizzazione dell’asfittica medicina territoriale, tutto s’incentra esclusivamente su una più o meno mascherata riduzione degli Ospedali FBC di Leonforte e Chiello di Piazza Armerina sostanzialmente a “capolinea” di autoambulanze per lo smistamento verso gli Ospedali operativi di Enna e Nicosia.
Offende l’artificiosa motivazione che di tale progetto danno i D.G. Judica e Maniaci, perché, mentre essi sostengono che oggi è impensabile il mantenimento di reparti simili, inutili e costosi doppioni, per cui nel piano SOIEN si assegna alla nuova ed ampia struttura dell’Ospedale di Leonforte “solo” la funzione di polo provinciale di riabilitazione, contemporaneamente si stanno spendendo circa sette milioni di euro per costruire un “nuovo” centro di riabilitazione a Pollicarini di Pergusa.
Al Governo Regionale e ai due Manager evidentemente interessano ben altre cose … e, al di fuori “ormai” dai proclami elettorali, si snobbano le vibrate proteste dei Sindaci e dei Cittadini.
È incomprensibile come, in una visione che dovrebbe essere a 360 gradi, un Governo Regionale non valuti pesi e contrappesi di simili proposte e sottovaluti sia i danni in termini di salute e sia i costi che la comunità dovrà sostenere per gli ineluttabili spostamenti di popolazione, l’ovvio aumento del tasso di disoccupazione, l’azzeramento dei guadagni legati ai servizi indotti, ecc.
Come non si valutano le giornate di lavoro che si perderanno a causa della lontananza dai reparti di assistenza e di natalità ed il conseguente costo di benzina, non solo per il danno economico all’utente, ma anche nel computo delle uscite valutarie per l’importazione di petrolio?
Come non si vagliano i pericoli delle strade della nostra Provincia quanto mai lunghe, tortuose e sconnesse perché soggette ai dissesti idrogeologici frequenti dopo gli acquazzoni?
Riguardo, poi, al nosocomio di Leonforte, il Governo Lombardo e l’ARS, prima di fare scelte irreversibili, dovrebbero ponderare con grand’attenzione anche che l’Ospedale F.B.C., essendo ubicato in zona non soggetta ad eventi sismici, è logisticamente il più idoneo ad essere raggiunto da ogni dove in caso di malaugurate evenienze calamitose e che, quindi, va reso idoneo a tale utilizzo.
In proposito, nell’anno 1966, in uno studio presentato dal professor G. D’Alessandro dell’Università di Palermo e redatto dai funzionari dell’Assessorato alla Sanità regionale S. D’Agostino e A. Messina, si legge che Leonforte << topograficamente costituisce la zona più idonea della Provincia per l’impianto di un nuovo Ospedale>>.
È documentato che quest’importanza logistica era apparsa quanto mai evidente anche allo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano che, nel 1940, iniziò proprio a Leonforte la realizzazione di un mega Ospedale da campo che non fu portato a termine solo per il precipitare degli eventi bellici.
Altra cosa da non sottovalutare è la documentazione attestante che alla fine degli anni ‘70 all’Ospedale di Leonforte fu assegnato il Reparto di Ostetricia in conseguenza del fatto che statisticamente si rilevavano troppe morti per distacchi intempestivi di placenta, qualcuna per placenta previa e diversi casi di lesioni cerebrali per i ritardi nell’effettuazione di tagli cesarei, essendo, allora come ora, i reparti di Nicosia ed Enna troppo distanti per la pressanza di alcune prestazioni e in certe condizioni atmosferiche addirittura irraggiungibili.
Nel piano SOIEN dei due Manager si ritorna a Nicosia ed Enna come unici reparti di Emergenza e di Ostetricia, assumendosi la responsabilità di ricacciare i cittadini di Leonforte, Assoro, Nissoria, Agira e Regalbuto verso quell’incubo tanto funesto e avendo l’impudenza di affermare pubblicamente che statisticamente l’evenienza di qualche morto è da contemplare!
Ma anche l’evenienza di qualche spastico per i ritardi legati alla distanza dell’Ospedale che può assistere chirurgicamente la madre?
E, stante che il risparmio è la molla di tutta questa manovra, bisogna che qualcuno si chieda quanto costa alla società un cerebroleso!?!
Come Procuratori dei Cittadini di Cittadinanzattiva del bacino d’utenza del nosocomio di Leonforte, chiediamo che, “prima” che s’inizi una qualsivoglia dismissione o rimodulazione dell’Ospedale, sia rispettato il “diritto” delle comunità di ricevere delle risposte chiare e inequivocabili ai loro “perché” sui diritti negati e a vedere preventivamente realizzato e non solo ipotizzato quello sbandierato riordino del sistema sanitario territoriale che dovrà rendere più efficienti i vari servizi.
Ci piace far nostro il severo monito dell’indimenticato papa Giovanni Paolo II alla Nazioni Unite:
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Leonforte 28 dicembre 2008
Il Procuratore per la sicurezza dei servizi Il Procuratore per la tutela dei beni comuni
prof. Giovanna Maria dott. Francesco Buscemi