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ADNKRONOS
martedì 7 dicembre 2010
Teatrandro Insieme
In scena “40 … ma non li dimostra” della Compagnia la Fenice di Catania
Secondo appuntamento per la nona edizione della stagione “Teatrando Insieme”, dopo il successo di pubblico ottenuto dalla farsa scarpettiana, “Duje marite ‘mbrugghiuna”, messa in scena dalle tre compagnie teatrali locali: Lo “Stabile dei Nomadi e la “Nuova Compagnia Teatrale il Canovaccio” di Leonforte e “U Contra “ di Nissoria.
L’11 e il 12 Dicembre all’Auditorium comunale “N. Buttafuoco” di Nissoria, invece, sarà la volta di “40…ma non li dimostra” a cura della compagnia teatrale “La Fenice” di Catania, diretta da Irene Di Mauro.
“40… ma non li dimostra” è la fortunata opera di Peppino e Titina De Filippo scritta nel 1933; commedia divertente e appassionata, perché a farla da padrone è proprio l’amore: quello di Don Pasquale – personaggio dalla notevole carica umana - per le sue figlie e soprattutto quello di Sesella – la maggiore - che ha già superato da un pezzo l’età da matrimonio, ma che proprio per la sua straordinaria capacità di sacrificio nei confronti della famiglia è il vero “angelo della casa” e la preferita del padre.
Si tratta di un racconto umoristico e, come tale, amaro della partecipazione alla vita dei principali “tipi” umani, in una cornice sociale in cui, ieri come oggi, vigono regole e perbenismi e dove non sempre il lieto fine è previsto. A dare vita a questa carrellata di personaggi - diretti da Irene Di Mauro - si alterneranno sul palco i membri della compagnia teatrale “La Fenice” di Catania: Gaetano Ravì, Irene di Mauro, Emilia Giglio, Mirella La Spina, Silvia Siracusa, Alessia Di Stefano, Giorgio Spian, Luca Castaldo, Salvo Monteforte, Isabella Greco, salvo Torrisi, Marco Ravì e Federico Di Marco.
NTC Il Canovaccio
giovedì 2 dicembre 2010
Museo archeologico di Aidone
RITORNANO GLI ARGENTI DI MORGANTINA
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| Arch. E. Caruso - Dir. del Parco di Aidone |
Trafugati dai tombaroli trent'anni fa nelle campagne di Aidone, venduti sottobanco al Metropolitan Museum di New York nel 1984, dove sono stati esposti fino allo scorso anno, gli Argenti di Morgantina - sedici raffinatissimi pezzi d'argento d'orato d'epoca ellenistica rientrano in modo definitivo presso il museo di Aidone.
Gli Argenti, accanto agli argenti, saranno una grande àrula (altare domestico), vasellame da mensa, anelli, spatole e stiletti in bronzo, vasetti miniaturistici e due "singolari" monete separate da duemila anni di storia e divenute simbolo della romanzesca avventura degli argenti. Si tratta di una sikeliòtan, la moneta coniata proprio a Morgantina intorno al 212 a.C. con l'effige di una dea, Persefone o Demetra e una moneta da cento lire del 1978 con la dea Atena e l'ulivo. Un prezioso indizio per gli archeologi-investigatori che, in un colpo solo, hanno potuto datare gli argenti di Eupòlemo.
Gli argenti, tornano ad Aidone dopo una tournèe coordinata dall'Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana cominciata la primavera scorsa al Palazzo Massimo di Roma, proseguita al Museo Salinas di Palermo e conclusasi a Shangai, in Cina, in occasione dell'Expo. Al Museo Archeologico di Aidone gli argenti saranno esposti insieme agli Acròliti di Demetra e Kore che, provenienti dal Bayly Art Museum della Virginia University, dal dicembre del 2009 si possono ammirare nell'allestimento progettato dall'arch. Caruso e realizzato con il contributo creativo della stilista Marella Ferrera che ha curato la "vestizione" delle due dee, madre e figlia. A chiudere il cerchio sarà l'ultimo "ritorno" sancito dal protocollo siglato nel 2007 dal Ministero dei Beni Culturali, dalla Regione Siciliana e dagli Stati Uniti: quello della celebre Venere di Morgantina. Questo il nome dato dagli americani alla grande dea dalle vesti drappeggiate come nelle opere di Fidia, trafugata nelle campagne ennesi negli anni Settanta ed esposta per 22 anni al Paul Getty Museum di Malibu, in California. Al suo rientro in Italia, la prossima primavera, la Venere potrebbe presto cambiare nome: secondo alcuni studiosi, infatti, sarebbe una raffigurazione della grande madre della Sicilia greca, la dea Demetra.

L'allestimento museale, curato dall'arch. Caruso, prevede insieme ai pezzi d'argento dorato, l'esposizione di una raccolta di reperti provenienti dalla casa di Eupòlemos (III sec a.C.) e recuperati durante gli scavi degli novanta dirette da Malcomm Bell.
"Gli argenti in mostra, aggiunge l'arch. Fulvia Caffo, sono espressione della cultura di un centro della Sicilia fiornte come Morgantina e di una cultura classica che fu modello universalmente riconosciuto nei secoli e nelle civiltà successive".
mercoledì 24 novembre 2010
Stella di Natale
Il nome scientifico è Euphorbia pulcherrima, ma tutti la conoscono come Stella di Natale; è una pianta tropicale della famiglia delle Euphorbiacee ed in realtà ha ben poco da spartire con il clima natalizio. Ama quindi il caldo e non sopporta temperature inferiori ai 15 gradi. Con quei colori così sgargianti e soprattutto la prevalenza del rosso e del verde, la rendono il simbolo per eccellenza del Natale tanto che si ambienta a meraviglia nell’atmosfera dei regali e delle luci a intermittenza, rallegrando come un rassicurante addobbo natalizio. In natura si presenta come un arbusto legnoso caratterizzato da foglie colorate, dette brattee, il cui rosso richiama gli insetti impollinatori, ma sono spesso confuse con il fiore che invece è giallastro e poco vistoso all’apice dei rami.
La stella di Natale è stata importata in Europa solo negli ultimi anni e pare che la sua origine sia messicana addirittura, quindi più che esotica.
Fu scoperta, pare nel lontano 1520 dagli spagnoli di H.Cortès giunti nella capitale aztzeca Tenochtitlán. Gli spagnoli la notarono tra i fiori e i frutti che erano destinati a Montezuma(chiamato anche Motecuhzoma Xocoyotzin, fu un tlatoani, un imperatore azteco che regnò dal 1502 al 1520), ma solo nel 1825 Joel Robert Poinsett l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, ne portò alcuni esemplari nella sua casa, in Carolina, per iniziare a coltivarli ed è in suo onore che assegnarono alla pianta il nome botanico: Poinsettia Pulcherrima. La Poinsettia, presenta foglie verdi viene coltivata per le sue larghe brattee, di colore rosso scarlatto vivissimo, che accompagnano le infiorescenze,ci sono anche altre varietà dalle brattee di colori diversi come ad esempio il bianco ed il rosa, picchiettate o ad effetto marmorizzato. I grandi fiori stellati, molto decorativi hanno reso questa pianta molto utilizzata nel periodo delle festività natalizie, in particolare la tonalità del rosso delle brattee diventa molto intensa proprio in tale periodo, questa sua peculiarità rende questa pianta esotica ottima per ricordare la rinascita solstiziale; nel linguaggio dei fiori, infatti, è elevata a simbolo di rinnovamento, buon auspicio, giovinezza. E’ ormai consuetudine anche in Italia regalarla a Natale insieme al vischio e all’agrifoglio e da studi fatti pare che è utile da tenere in casa in quanto ha la proprietà di rimuovere i vapori chimici di alcune sostanze nocive disperse nell’aria di ambienti chiusi.
Delle Euphorbiacee, di cui fa parte la Euphorbia pulcherrima, se ne conoscono ben 1770 specie in tutto il mondo e come molte di queste, una volta incisa, emette un liquido bianco irritante, facilmente arrestabile con un pizzico di terriccio nei tagli. Se si è venuti a contatto con le dita è meglio non toccare la bocca o gli occhi.
Le esigenze di questa pianta che ha davvero poco in comune con il nostro clima invernale sono: il caldo e quindi teme le temperature inferiori ai 15 gradi, infatti da noi viene coltivata nei climi miti della Sicilia e della Riviera Ligure; oltre a questo non tollera gli sbalzi di temperatura e gli eccessi idrici: pertanto deve essere annaffiata regolarmente con poca acqua a temperatura ambiente e solo quando il terreno è ben asciutto. C’è da aggiungere anche che si tratta di una pianta la cui fioritura avviene solo quando le giornate si accorciano, da metà dicembre fino a marzo. Non è un particolare di poco conto e chi ama vederla ben fornita anche dopo le feste natalizie, farà bene a tener presente alcuni accorgimenti: a partire da fine settembre-primi di ottobre è bene tenerla in luoghi con poca luce, mentre in primavera è bene portarla all’esterno. Per stimolarne la crescita è consigliabile concimarla con potassio e fosforo, soprattutto quando comincia a perdere le foglie alla fine dell’estate.
Infine un consiglio: se qualche ramo si dovesse spezzare può essere recuperato. Una volta reciso deve essere bruciato alla base con un accendino o scottato nell’acqua bollente per cicatrizzare la “ferita”; poi si può mettere tranquillamente in un vaso con l’acqua: durerà 10-15 giorni.
Tecniche colturali: bisogna bagnarla poco e aspettare che il terreno si asciughi prima di innaffiare nuovamente. Non richiede particolari concimazioni durante la fioritura, mentre nel periodo vegetativo è consigliabile somministrare un fertilizzante ricco di fosforo e potassio. In primavera è meglio portarla all’aperto e verso la fine di aprile dovrebbe essere rinvasata nello stesso vaso, dopo averla potata tagliando i rami principali a 3 cm per due terzi e riducendo leggermente le radici. Evitare di potarla dopo il mese di agosto.
Suggerimenti: se le foglie ingialliscono e cadono significa che soffrono di troppo calore, poca umidità e poca luce, sarà bene perciò spruzzare le foglie e posizionare meglio il vaso. Anche le foglie secche sono dovute a un calore eccessivo, conviene allontanare la pianta dai termosifoni, e se si piegano può dipendere dalle troppe correnti d’aria. Se invece sulle foglie compaiono macchie grigie non c’è niente da fare, sono state attaccate dal fungo, conviene gettare pianta e terriccio. Mentre se sono semplicemente appiccicose la causa sono gli afidi e bisogna ricorrere all’insetticida.
La stella di Natale è stata importata in Europa solo negli ultimi anni e pare che la sua origine sia messicana addirittura, quindi più che esotica.
Fu scoperta, pare nel lontano 1520 dagli spagnoli di H.Cortès giunti nella capitale aztzeca Tenochtitlán. Gli spagnoli la notarono tra i fiori e i frutti che erano destinati a Montezuma(chiamato anche Motecuhzoma Xocoyotzin, fu un tlatoani, un imperatore azteco che regnò dal 1502 al 1520), ma solo nel 1825 Joel Robert Poinsett l’ambasciatore degli Stati Uniti in Messico, ne portò alcuni esemplari nella sua casa, in Carolina, per iniziare a coltivarli ed è in suo onore che assegnarono alla pianta il nome botanico: Poinsettia Pulcherrima. La Poinsettia, presenta foglie verdi viene coltivata per le sue larghe brattee, di colore rosso scarlatto vivissimo, che accompagnano le infiorescenze,ci sono anche altre varietà dalle brattee di colori diversi come ad esempio il bianco ed il rosa, picchiettate o ad effetto marmorizzato. I grandi fiori stellati, molto decorativi hanno reso questa pianta molto utilizzata nel periodo delle festività natalizie, in particolare la tonalità del rosso delle brattee diventa molto intensa proprio in tale periodo, questa sua peculiarità rende questa pianta esotica ottima per ricordare la rinascita solstiziale; nel linguaggio dei fiori, infatti, è elevata a simbolo di rinnovamento, buon auspicio, giovinezza. E’ ormai consuetudine anche in Italia regalarla a Natale insieme al vischio e all’agrifoglio e da studi fatti pare che è utile da tenere in casa in quanto ha la proprietà di rimuovere i vapori chimici di alcune sostanze nocive disperse nell’aria di ambienti chiusi.
Delle Euphorbiacee, di cui fa parte la Euphorbia pulcherrima, se ne conoscono ben 1770 specie in tutto il mondo e come molte di queste, una volta incisa, emette un liquido bianco irritante, facilmente arrestabile con un pizzico di terriccio nei tagli. Se si è venuti a contatto con le dita è meglio non toccare la bocca o gli occhi.
Le esigenze di questa pianta che ha davvero poco in comune con il nostro clima invernale sono: il caldo e quindi teme le temperature inferiori ai 15 gradi, infatti da noi viene coltivata nei climi miti della Sicilia e della Riviera Ligure; oltre a questo non tollera gli sbalzi di temperatura e gli eccessi idrici: pertanto deve essere annaffiata regolarmente con poca acqua a temperatura ambiente e solo quando il terreno è ben asciutto. C’è da aggiungere anche che si tratta di una pianta la cui fioritura avviene solo quando le giornate si accorciano, da metà dicembre fino a marzo. Non è un particolare di poco conto e chi ama vederla ben fornita anche dopo le feste natalizie, farà bene a tener presente alcuni accorgimenti: a partire da fine settembre-primi di ottobre è bene tenerla in luoghi con poca luce, mentre in primavera è bene portarla all’esterno. Per stimolarne la crescita è consigliabile concimarla con potassio e fosforo, soprattutto quando comincia a perdere le foglie alla fine dell’estate.
Infine un consiglio: se qualche ramo si dovesse spezzare può essere recuperato. Una volta reciso deve essere bruciato alla base con un accendino o scottato nell’acqua bollente per cicatrizzare la “ferita”; poi si può mettere tranquillamente in un vaso con l’acqua: durerà 10-15 giorni.
Tecniche colturali: bisogna bagnarla poco e aspettare che il terreno si asciughi prima di innaffiare nuovamente. Non richiede particolari concimazioni durante la fioritura, mentre nel periodo vegetativo è consigliabile somministrare un fertilizzante ricco di fosforo e potassio. In primavera è meglio portarla all’aperto e verso la fine di aprile dovrebbe essere rinvasata nello stesso vaso, dopo averla potata tagliando i rami principali a 3 cm per due terzi e riducendo leggermente le radici. Evitare di potarla dopo il mese di agosto.
Suggerimenti: se le foglie ingialliscono e cadono significa che soffrono di troppo calore, poca umidità e poca luce, sarà bene perciò spruzzare le foglie e posizionare meglio il vaso. Anche le foglie secche sono dovute a un calore eccessivo, conviene allontanare la pianta dai termosifoni, e se si piegano può dipendere dalle troppe correnti d’aria. Se invece sulle foglie compaiono macchie grigie non c’è niente da fare, sono state attaccate dal fungo, conviene gettare pianta e terriccio. Mentre se sono semplicemente appiccicose la causa sono gli afidi e bisogna ricorrere all’insetticida.
venerdì 22 ottobre 2010
Feste di Novembre
In Sicilia c'e' l'usanza di preparare doni e dolci per i bambini, ai quali viene detto che sono regali portati dai parenti trapassati. I genitori infatti raccontano ai figli che se durante l'anno sono stati buoni e hanno recitato le preghiere per le anime dei defunti, i "morti" porteranno loro dei doni. Dolci Tradizionali
In Sicilia troviamo la mani, un pane ad anello modellato a forma di unico braccio che unisce due mani, e il pane dei morti, un pane di forma antropomorfa che originariamente si suppone fosse un'offerta alimentare alle anime dei parenti morti
Le strenne
In Sicilia, le anime dei morti, il 2 novembre, recano i doni ai bimbi, doni che vengono appunto chiamati "cose dei morti".
In Sicilia, le anime dei morti, il 2 novembre, recano i doni ai bimbi, doni che vengono appunto chiamati "cose dei morti".
Per ottenerli, i bimbi recitano questa preghiera:
"Armi santi, armi santi (= anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( = io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittiminni assai"
"Armi santi, armi santi (= anime sante)
Io sugnu unu e vuatri siti tanti: ( = io sono uno e Voi siete tante)
Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
Cosi di morti mittiminni assai"
cose dei morti, cioè regali, mettetemene assai; s'intende nella scarpetta o nel cestello che i bimbi lasciano la sera appesa alla finestra o a capo del letto.
E i morti scendono a schiere bianche e spettrali, entrano in chiesa, assistono alla prima messa, poi si dirigono alle loro case a ritrovare i loro cari. L'ingenua fantasia del popolo li vede.
A Palermo una antica tradizione, legata alla festa dei morti, voleva che i genitori regalavano ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro che erano stati portati in dono dalle anime dei parenti defunti. Di solito per i maschietti si usava donare armi giocattolo, alle bimbe: bambole, passeggini, assi da stiro, fornelli. I più facoltosi regalavano tricicli e biciclette fiammanti. Al mattino si trovava il regalo nascosto in un punto insolito della casa, nella notte tra l'1 e il 2 novembre. La sera prima si nascondeva la grattugia perché si pensava che i defunti, a chi si fosse comportato male, sarebbero andati a grattare i piedi!
La festa ha un origine e un significato che si collegano al banchetto funebre, di cui si ha ancora un ricordo nel "consulu siciliano" , il pranzo che i vicini di casa offrivano ai parenti, dopo che il defunto era stato tumulato.
Celebri tra questi dolci sono quelli a forma umana, quali "i pupi ri zuccaru" detta Pupaccena: una statuetta cava fatta di zucchero indurita e dipinta con colori leggeri con figure tradizionali (Paladini, ballerini ed altri personaggi del mondo infantile) o di pasta di miele o i biscotti detti "ossa ri muortu" o “u pupu cu l’ovu”.
Tipici sono la tradizionale "muffulietta", un tipo particolare di pane (spugnoso e morbido) con poca mollica che si "conza" (si prepara) con OLIO, ACCIUGA, ORIGANO, SALE E PEPE con la variante del POMODORO fresco. I frutti di martorana, fatti con pasta di mandorle e poi dipinti, sono spesso vere opere d'arte per la straordinaria somiglianza a quelli veri: nespole, castagne, pesche, fichidindia, arance e tanti altri che riempiono, associati al "misto" (u ruci mmiscu): il dolce misto fatto da rimasugli di biscotti impastati una seconda volta, bianco per la velatura di zucchero e marrone per la presenza di cacao; U CANNISTRU, con frutta secca, fichi secchi e datteri e che riempie la base , la martorana e i biscotti, 'a MURTIDDA e il tutto sormontato dalla Pupaccena. Per renderlo più scintillante bastava aggiungere dei cioccolattini con carta stagnola e filamenti di carta di diversi colori. a Palermo si svolge La Fiera dei Morti: bancarelle offrono ai vari visitatori nonché ai genitori l'opportunità di potere acquistare giocattoli, vestiario, dolciumi di ogni genere per preparare il tradizionale "Cannistru".
A Cianciana (Sicilia) escono dal Convento di S. Antonio de' Riformati; attraversano la piazza e arrivano al Calvario: quivi, fatta una loro preghiera al Crocefisso, scendono per la via del Carmelo.
E' nel passaggio appunto che lasciano i loro regali ai fanciulli buoni.
Nel viaggio seguono questo ordine: vanno prima coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i disgraziati, cioè i morti per disgrazia loro incolta, i morti "di subito", cioè repentinamente, e via di questo passo.
Nel viaggio seguono questo ordine: vanno prima coloro che morirono di morte naturale, poi i giustiziati, poi i disgraziati, cioè i morti per disgrazia loro incolta, i morti "di subito", cioè repentinamente, e via di questo passo.
giovedì 14 ottobre 2010
Nuova Compagnia teatrale il Canovaccio
Premi e riconoscimenti alla Nuova Compagnia Teatrale il Canovaccio di Leonforte al Festival Nazionale del teatro amatoriale.
È appena calato il sipario sulla 23 edizione del Festival Nazionale del Teatro Amatoriale che si è tenuto quest’anno a Siracusa dal 7 al 10 Ottobre. Quasi 50 le compagnie teatrali che da tutta Italia hanno partecipato alla riuscita di questa edizione e tra queste anche la Nuova Compagnia Teatrale “il canovaccio” di Leonforte che ha partecipato con lo spettacolo “Anime di Carta” – sensazioni teatrali dai quadri del pittore garibaldino Filippo Liardo, un testo scritto interamente dalla Compagnia con l’intento di omaggiare il pittore per mezzo di sensazioni teatrali ispirati da alcune delle sue opere. Senza l’obiettivo di voler raccontare la vita, sulla scena rivivono i personaggi dei quadri dell’artista proposti nei momenti in cui (probabilmente) la loro anima venne catturata. Dopo Stresa è stata Siracusa ad apprestarsi a diventare per quattro giorni la capitale del Teatro Amatoriale. Oltre cinquecento attori delle compagnie teatrali di tutta Italia, aderenti alla Fita, la Federazione Italiana Teatro Amatori, hanno raggiunto la Città del Teatro Classico per l’annuale appuntamento.
Quattro giorni ricchi di eventi: spettacoli teatrali e musicali, incontri a tema, mostre di costumi, locandine, foto di scena, vetrina dei copioni di autori Fita, stages, accademia del teatro italiano e laboratorio Fita-Sicilia. Il Venerdìla Nuova Compagnia Teatrale “il canovaccio” si è esibita davanti una platea di 500 persone con una riduzione dello spettacolo “Ancilla Domini” all’interno dello spazio Atti…mi di teatro riscuotendo notevole apprezzamento del pubblico presente.
Sabato alla serata finale presentata da Salvo Bottaro, durante la quale sono stati assegnati i prestigiosi premi Fitalia,la Nuova Compagnia Teatrale “il canovaccio” di Leonforte è riuscita a portarsi a casa il premio miglior costume di scena ed ottenere due segnalazioni molto importanti, quella per Sonia Inveninato come migliore attrice protagonista e quella per la Compagnia come migliore spettacolo dell’anno con lo spettacolo in concorso “Anime di Carta”, Premi assegnati da una giuria tecnica formata da veri professionisti del mondo dello spettacolo: Miko Magistro, Giovanni Argante, Aldo Formosa e Debora Lentini, testimonials del teatro siciliano. Notevoli riconoscimenti dunque per questa “giovane” compagnia che tra qualche mese compie 10 anni di attività a dimostrazione che anche i giovani possono trovare spazio solo per il semplice fatto di credere e amare ciò che si fa. Un plauso quindi alla Nuova Compagnia Teatrale “il canovaccio” per gli alti riconoscimenti ricevuti.
Quattro giorni ricchi di eventi: spettacoli teatrali e musicali, incontri a tema, mostre di costumi, locandine, foto di scena, vetrina dei copioni di autori Fita, stages, accademia del teatro italiano e laboratorio Fita-Sicilia. Il Venerdì
Sabato alla serata finale presentata da Salvo Bottaro, durante la quale sono stati assegnati i prestigiosi premi Fitalia,
giovedì 7 ottobre 2010
La monnezza a noi
Ancora una volta la provincia di Enna è all'attenzione dell'opinione pubblica. Ancora una volta non per fatti positivi, ma per l'apertura di una discarica. In effetti una grande discarica in provincia di Enna mancava e per non farci mancare hanno deciso di costrurne una in una zona dove viene coltivato il grano. La zona che era ed è una delle zone agricole siciliane rinomate per questo. Adesso, oltre i rifiuti tossici presenti presso la miniera di Pasquasia almeno così pare, abbiamo la nostra bella disarica.
martedì 28 settembre 2010
1 Trofeo podistico "Terra dei Branciforti"
Ha riscosso un grande successo il primo Trofeo podistico "Terra dei Branciforti" sia di participanti e di pubblico. In 54 i podisti che hanno partecipato alla gara e che hanno attraversato le vie cittadine di Leonforte in un un percorso suggestivo. La classifica completa sul sito della TDS
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